Narrazioni sinistre
Isabella Marsilio, dopo le coltellate deve difendersi anche dagli insulti per le sue idee politiche: «Sono stata massacrata»
La professoressa vittima dell'aggressione da parte di un suo studente di 13 anni costretta a chiudere i social perchè oggetto di attacchi
Può succede che una vittima di una aggressione diventi il bersaglio degli insulti e degli attacchi, più o meno rudi, più o meno celati. E’ il caso della professoressa Isabella Marsilio, accoltellata tre giorni fa da uno studente 13 enne. Ha raccontato di aver temuto di morire la professoressa, che pure da tre giorni fa i conti con infamanti accuse, per le sue idee politiche ed aver scritto sui suoi social post contro l’immigrazione illegale.
Due domande sull’aggressione
Il caso è stato subito portato all’attenzione dell’opinione pubblica, anche se le sue convinzioni non avevano nulla a che fare con un accoltellamento di cui è stata vittima. Ma nelle strane narrazioni sinistre che di tanto in tanto accompagnano i casi di cronaca, accade anche questo. E proprio i suoi post e la sua professionalità alla luce delle sue idee politiche sono state le domande più gettonate anche dell’intervista che ha rilasciato al Corriere della sera. Il giornalista rivolge un paio di domande sull’aggressore e la professoressa racconta di aver ricevuto una mail di scuse dai genitori poche ore prima e che di fronte al silenzio era «rimasta male, confesso, perché li avevo anche convocati per parlare dei problemi del figlio, del suo disagio, sperando che si potesse aiutarlo. Mi scrivono che si scusano per quello che ha fatto il figlio e che mi sono vicini». Dice anche di aver «perdonato» ma che il ragazzo «va aiutato, non può essere lasciato a se stesso e tantomeno nelle mani dei genitori, che pare non abbiano saputo gestire le sue problematiche. Quando prenderà coscienza della gravità di ciò che ha fatto, se mi volesse incontrare, io certo lo abbraccerei».
Si comincia a parlare di post e idee politiche
Poi però l’intervista si sposta sul caso dei post attenzionati, perché a soccorrerla è stata un altro studente originario del Congo e questo evidentemente cambia tutta la narrazione. La domanda è: “Non trova inopportuno che una docente avanzi simili concetti sui social, non nota una contraddizione tra i suoi post sulla remigrazione e il suo studente migrante che la salva?” «Ma qual è la relazione tra le mie idee politiche e l’amore per quel ragazzo? La mia posizione non prevede sovranismo o difesa della razza. In classe in 40 anni ho avuto ragazzi di tutto il mondo, di ogni etnia. Ho sempre avuto con tutti un rapporto amorevole, di profonda vicinanza. Non credo nella repressione, nella mia carriera non ho mai messo una nota».
Le idee che influiscono o meno sul lavoro
Poi una seconda domanda, sullo stesso argomento: “Quindi le sue posizioni non influiscono sul lavoro?” E anche qui la posizione è chiara: «Non hanno mai influito. Il punto è essere di destra, non fascista. Ed è ridicolo parlare ancora di fascismo, finito nel ‘45. Ma per molti essere di destra significa essere razzisti e odiare chi non ha il colore della mia pelle? Essere di destra vuol dire altro, libertà, rispetto della propria storia, dei propri valori, ordine, rispetto. Ora, se tutto quello che ho elencato significa essere fascisti, allora sì sono fascista. E la destra che sta governando, sono tutti fascisti, nazisti?». Poi la terza domanda, per non equivocare: “E la remigrazione?” «Su questo concetto mi hanno violentata psicologicamente. Ma non intendevo deportazioni, di infausta memoria. Sono lontanissima da questo passato storico, dalle leggi razziali. La intendo solo, limitatamente ed esclusivamente, per coloro che arrivano nel nostro Paese in modo irregolare, anzi più precisamente per chi viene solo a delinquere».
Massacrata ha chiuso i profili social
Tre domande, una amara presa d’atto della docente che racconta: «Sono stata massacrata in un modo spietato. Come se i concetti di libertà e democrazia, ai quali proprio i detrattori si appellano, fossero solo parole. Chi mi attacca per il mio pensiero politico, manifesta così di essere, appunto, fascista, limitando la mia libertà di espressione. Mi hanno dato della nazista, assassina, mostro, un pericolo per la società. C’è stato chi ha scritto “peccato che il ragazzo non sia riuscito a compiere l’omicidio”».