Non serve andare in America
Allarme fentanyl a Roma: gli “zombie” in strada. A Tor Sapienza il degrado che fa paura denunciato dai residenti
Nella periferia della Capitale scene che ricordano la crisi degli oppioidi in Usa. Spaccio, furti e degrado alimentano la paura
A Tor Sapienza non servono più i racconti d’oltreoceano per vedere certe immagini. Un uomo resta piegato sul marciapiede, immobile, le braccia abbandonate verso terra. Poco più avanti un’altra persona sembra sospesa in uno stato di torpore. Scene che i residenti della periferia est di Roma hanno cominciato a filmare e diffondere sui social, parlando apertamente di fentanyl. È il nuovo allarme che attraversa il quartiere romano e che chiede risposta al sindaco del Pd Roberto Gualtieri.
Gli “zombie” di Tor Sapienza e la paura dei residenti
«Sono come zombie, si muovono lentamente o restano immobili e chinati per ore», raccontano alcuni all’Ansa. E il punto non è soltanto ciò che assumono. A Tor Sapienza la denuncia riguarda un intero ecosistema di degrado: spaccio, tossicodipendenza, furti, danneggiamenti, paura di uscire la sera. Marzo Muzi, tra i promotori del comitato “Tor Sapienza sicura”, descrive un quartiere «circondato da microcriminalità e tossicodipendenza», mentre Cristiano Di Paolo dice che le scene ricordano quelle arrivate per anni dalle città americane travolte dagli oppioidi sintetici.
Nella Roma amministrata da Gualtieri, dunque, dalle periferie arriva un altro campanello d’allarme. I cittadini hanno organizzato passeggiate serali, precisando che non si tratta di ronde ma di presidi di osservazione per segnalare eventuali reati alle forze dell’ordine. I carabinieri, intanto, continuano i controlli nelle zone più sensibili. È un dettaglio che racconta forse più delle statistiche: quando gli abitanti sentono il bisogno di presidiare le proprie strade per riconquistare spazi e libertà di movimento, il problema ha già superato i confini dello spaccio.
Le 80 fiale sparite dall’ospedale romano
Il fentanyl, del resto, a Roma non è più un nome astratto. Tra il 22 e il 24 giugno sono sparite 80 fiale dall’Ospedale Israelitico. Il furto ha fatto scattare un’ispezione del ministero della Salute e l’intervento dei Nas. Come ricorda oggi Il Giornale, davanti alla Commissione Antimafia, il comandante del Ros Vincenzo Molinese ha definito già a luglio l’episodio «un segnale» della volontà di approvvigionarsi, precisando che il fenomeno italiano non è paragonabile a quello nordamericano ma «va monitorato».
Pochi grammi, guadagni enormi: perché il fentanyl fa gola alle mafie
I numeri ufficiali dicono che l’Italia è ancora lontana dall’epidemia statunitense. Tra il 2018 e il 2023 le forze di polizia hanno sequestrato 123,17 grammi di fentanyl in polvere, 28 dosi in compresse e 37 confezioni tra cerotti, flaconi e medicinali. Ma proprio le quantità ridotte sono parte del problema. Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, ha ricordato che per il mercato criminale il fentanyl ha «alto valore, piccoli volumi, facilità di occultamento» e può garantire margini enormi con una logistica assai più semplice di quella richiesta dalla cocaina.
Il governo stringe le maglie
Il governo, intanto, ha stretto le maglie. Il 10 settembre la Conferenza Stato-Regioni ha dato parere favorevole al decreto del ministero della Salute che rafforza tracciabilità digitale, responsabilità nella gestione, controlli sulle giacenze, casseforti inamovibili e, dove necessario, videosorveglianza e accessi controllati. Le strutture avranno 90 giorni dalla pubblicazione per adeguarsi.
Non siamo davanti alla “San Francisco italiana”, e sarebbe irresponsabile dirlo. Tuttavia, sarebbe altrettanto irresponsabile aspettare di capire quanto lontano possa arrivare il fenomeno. A Tor Sapienza, per ora, resta la paura.