Produzione e politica
Il Nord unisce i motori d’Italia: nasce il distretto della manifattura per competere con l’Europa
Le principali regioni manifatturiere del Paese fanno fronte comune. Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto hanno lanciato, lo scorso 3 settembre, a Torino, il progetto di un Distretto unico della manifattura del Nord, con l’obiettivo di coordinare politiche e proposte verso il Governo italiano e la Commissione europea. Il progetto partirà dal censimento e dalla mappatura delle realtà produttive, delle filiere e delle specializzazioni dei cinque territori.
La posta in gioco è il valore di un’area che da sola vale oltre mille miliardi, il 51,3 per cento del Pil nazionale e accentra il 63% dell’export del nostro Paese, per un valore, nel 2025, di 403 miliardi.
Sul tavolo ci sono temi che vanno dalle aree di accelerazione industriale al credito, dalla semplificazione al rafforzamento delle filiere industriali: un lavoro comune che punta a incidere sulle scelte di politica industriale del Paese ma anche sul palcoscenico europeo per essere sempre più competitivi sullo scenario internazionale. L’obiettivo è anche capire come rendere più efficace l’utilizzo di strumenti quali le Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS) e la Zona Logistica Semplificata (ZLS), favorendo nuovi insediamenti, rafforzando quelli esistenti e creando condizioni più favorevoli per gli investimenti produttivi.
La collaborazione tra le cinque Regioni guarda infine a innovazione, ricerca e talenti, ma anche alle regole europee: tra i temi figurano la revisione del regime degli aiuti di Stato, a partire dal de minimis (la soglia entro la quale gli aiuti pubblici alle imprese sono considerati di importo così ridotto da non incidere sulla concorrenza e quindi esentati da alcune procedure) il dimensionamento delle imprese e gli IPCEI (Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo) di natura nazionale.
L’obiettivo dichiarato è trasformare questo peso economico in una maggiore capacità di proposta sulle politiche industriali, economiche ed energetiche, presentandosi in modo unitario ai tavoli decisionali nazionali ed europei.
Tra le altre priorità l’accesso al credito, la moratoria dei mutui, il Fondo Centrale di Garanzia per le pmi e gli strumenti necessari a garantire condizioni di finanziamento adeguate in una fase caratterizzata da forti esigenze di investimento e trasformazione industriale, il tema delle certificazioni delle Pmi e delle filiere, considerate uno strumento per rafforzare qualità, affidabilità e capacità competitiva, il sostegno agli investimenti, con l’obiettivo di favorire nuovi insediamenti industriali e consolidare quelli esistenti.
Altro asse di lavoro è quello dell’innovazione e del trasferimento tecnologico. Il Nord concentra grandi gruppi, pmi, università e centri di ricerca: la sfida è mettere maggiormente in rete queste competenze e accelerare il passaggio della ricerca ai processi produttivi.
Il coordinamento tra le cinque Regioni punta inoltre a rafforzare la capacità del territorio di attrarre e trattenere talenti, evitando la frammentazione degli interventi e costruendo una massa critica in grado di competere con i principali ecosistemi industriali europei.
Il Distretto unico punta infatti a intervenire sul dibattito relativo alla revisione degli aiuti di Stato, cioè le regole che disciplinano il sostegno pubblico alle imprese per evitare distorsioni della concorrenza nel mercato unico; il dimensionamento delle imprese, tema legato in particolare alla frammentazione del tessuto produttivo e alla capacità delle aziende di reggere la competizione globale.
L’importanza dei soggetti in campo e la necessità di affrontare una fase “epocale” dei processi produttivi, segnati dalle nuove tecnologie, dà inoltre al costituito distretto manifatturiero del Nord la possibilità di incidere sul trasferimento concreto delle nuove tecnologie nei processi produttivi, aumentando produttività e competitività delle imprese.
Al centro la necessità di “fare sistema”, un’esigenza cruciale in questa fase di trasformazione, che tocca anche il ruolo dello Stato il quale potrebbe diventare un momento essenziale di svolta per le politiche industriali dell’intero Paese, facendo ritrovare allo Stato un’ormai dimenticata vocazione d’indirizzo, in grado di programmare le grandi scelte strategiche nazionali in campo economico e sociale, attraverso un’attenta politica previsionale, unita alla partecipazione, sulla base delle competenze, delle categorie produttive.
A ciò si aggiunga un altro fattore “strategico”: il costo determinato dalla burocrazia.
Quanto ci costa, quando costa agli italiani e alle aziende nazionali, il cattivo funzionamento della nostra macchina pubblica? Nel tira e molla di un bilancio costretto a fare i conti con la crescita economica, la sostenibilità del debito pubblico ed il sostegno alle famiglie e alle imprese, varrebbe la pena di inserire tra le sue “voci” quelle che sono le nostre debolezze “strutturali” (la burocrazia, i mancati pagamenti della pubblica amministrazione, la lentezza della giustizia civile, il deficit infrastrutturale, gli sprechi nella sanità) e da lì partire per un riordino sostanziale del nostro Sistema Paese.
Passa da qui la vera sfida della competitività e della modernizzazione. Passa da una visione non burocratica dei rapporti tra lo Stato e le imprese da una piena assunzione di responsabilità dei funzionari pubblici e dunque dal doveroso riconoscimento dei loro meriti e delle loro eventuali inefficienze. Ma passa anche, finalmente, da una nuova consapevolezza sul ruolo dello Stato nel rapporto con le imprese e con le macro aree produttive nazionali.
L’altro grande fronte è quello dei controlli sulle stesse imprese. L’idea non è quella di diminuirli, ma di renderli più razionali ed efficaci secondo un approccio collaborativo tra la Pubblica amministrazione ed il tessuto industriale, così da garantire una maggiore stabilità e certezza.
Al fondo la consapevolezza che la lotta per una burocrazia amica ed efficiente debba essere giocata costruendo un nuovo rapporto tra Stato e cittadini/imprese: sfida non facile – ne siamo ben consapevoli – ma essenziale per ridare nuova dignità all’intero Sistema Paese. Non a caso il progetto del Distretto manifatturiero si è allargato anche al sistema industriale con il coinvolgimento dei presidenti e dei rappresentanti delle Confindustrie regionali. L’intento è trasformare il coordinamento istituzionale in una piattaforma capace di sintetizzare le priorità di territori e imprese. Rispetto a questo “allargamento” ci sia permesso di sottolineare anche la necessità di realizzare spazi partecipativi, in grado di favorire il dialogo sociale tra le diverse forze produttive e – vista l’attuale fase di trasformazione – tecnico-creative.
Il prossimo appuntamento sarà il 23 ottobre a Milano, in occasione del World Manufacturing Forum. Successivamente le cinque regioni intendono chiedere incontri congiunti con governo e Commissione europea. Il Decreto Imprese atteso per ottobre potrebbe rappresentare la prima occasione per portare all’attenzione dell’esecutivo le proposte elaborate dalla cabina di regia. Il progetto del Distretto è agli inizi. Le condizioni per svolgere un ruolo strategico a livello nazionale ci sono tutte. L’importante è non abbassare la guardia.