A Reggio Emilia
Il “muro” del Pd: alla Festa dell’Unità nessun ospite di destra. “Non ci interessa il confronto”. Atreju è diversa…
Lo chiameremo il “muro” di Reggio Emilia, ma non è fatto di mattoni, quanto piuttosto di ideologia, integralismo, pregiudizi, anche presunzione, forse: quella di potersi confrontare da soli, tra chi la pensa uguale. Parlarsi addosso, è il mantra della Festa dell’Unità di Reggio Emilia, che da qualche giorno chiude la rassegna estiva di eventi provinciali del Pd in tutta Italia con eventi e dibattiti fino a fine settembre. C’è un muro a impedire il confronto con l’avversario e finanche a chi fino a ieri era alleato della sinistra e non è detto che non lo sia ancora: niente inviti a esponenti di centrodestra, tutti, dai parlamentari ai ministri, ma anche a Calenda, che fino a ieri stava nel campo largo: non è gradito chi non viene considerato utile o controllabile nelle parole.
La Festa dell’Unità è diventata il Politburo
Eppure prima non era così. Nel 1994 alla Festa nazionale dell’Unità di Modena fu ospite Umberto Bossi, leader della Lega Nord e in quell’anno protagonista della nascita del primo governo Berlusconi. Il senatùr fu artefice di uno scambio storico con Bersani, che gli chiese perché stesse con il Cavaliere: «Sono lì anche per voi», fu la risposta. Pochi mesi dopo la Lega avrebbe fatto cadere il primo governo Berlusconi”. Negli anni seguenti in tanti, a destra, parteciparono alle kermesse del Pci-Pds-Pd, da Fini a Previti, a Maroni, Toti, Crosetto. Oggi il Pd rivendica, con orgoglio, di non aver bisogno di confrontarsi con la destra. “Per quello c’è il Parlamento”, ha detto ieri il segretario organizzativo del Pd, Igor Taruffi. Ma in Parlamento non c’è traccia di questa volontà di dialogo.
Non esattamente quelle che accade ogni anno nella analoga kermesse di destra, Atreju. Massimo D’Alema, Fausto Bertinotti, Walter Veltroni, Romano Prodi, Enrico Letta, Graziano Delrio e Matteo Renzi, solo per fare qualche nome di ospiti della annuale festa della destra. Ma anche, nel 2025, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Carlo Calenda e Riccardo Magi mentre Elly Schlein aveva declinato l’invito, che comunque era arrivato e che le valse un cartonato ironico.
Ad Atreju, la tradizionale festa annuale della destra italiana e di Fratelli d’Italia, l’ospite, di sinistra, è sacro, va invitato, accolto, appaludito e ovviamente contestato nel merito, se è il caso. Non si può dire altrettanto per la Festa dell’Unità, che quest’anno, a Reggio Emilia, fino al 13 settembre, all’Iren Green Park,,non vedrà nessun esponente del centrodestra parlare dal palco, pur affollatissimo, sul quale saliranno in tantissimi, non solo politici, ma anche sindacalisti e industriali. A questo punto viene da chiedersi se abbiano dovuto consegnare agli organizzatori un testo scritto per valutarne un’eventuale censura…
Taruffi e l’orgoglio di non confrontarsi
Sul palco di Reggio – è il terzo anno consecutivo che la kermesse nazionale viene organizzata a Reggio Emilia – sono attesi i principali esponenti del centrosinistra nazionale, dalla segretaria del Pd Elly Schlein a Stefano Bonaccini, dal presidente della Regione Michele de Pascale al sindaco di Bologna Matteo Lepore, oltre a Gianni Cuperlo, personalità del mondo della cultura come Dacia Maraini, Silvio Garattini, vip, attori, chef e comparsate varie.
Nel corso della conferenza stampa di presentazione, il segretario organizzativo del Pd, Igor Taruffi, ha ribadito con orgoglio perchè non ci saranno ospiti del centrodestra: “Ciò che ci interessa è rendere chiare le proposte programmatiche del Centrosinistra per le Politiche, confrontandoci con le forze sociali ed economiche. Per dibattere con gli avversari c’è il Parlamento”. Berlinguer siostarà rivoltando nella tomba, e forse anche Bossi.
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