Il vertice a Palazzo Chigi
Ex Ilva, il governo apre alla partecipazione pubblica e incassa il sì delle aziende alla sospensione dei licenziamenti
Il sottosegretario Mantovano presiede i tavoli con le parti a Palazzo Chigi. Segnali incoraggianti da enti locali e aziende, i sindacati alzano il clima nonostante le aperture
Il governo non esclude una partecipazione pubblica nell’ex Ilva, come richiesto dai sindacati, purché sia presentato un piano industriale solido e credibile. Lo ha detto, secondo quanto si è appreso, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, durante l’incontro a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali sulle acciaierie di Taranto, parlando della gara per l’acquisto dell’ex Ilva. Ma, nonostante l’apertura del governo, i sindacati hanno scelto la strada dello scontro portando alla sospensione del tavolo dopo circa due ore di confronto, per quello che fonti delle stesse organizzazioni hanno definito un clima di “grande tensione”. Il tavolo poi è ripreso dopo circa un’ora.
Il confronto con gli enti locali
Prima dei sindacati il governo ha incontrato in tavoli separati i rappresentanti degli enti locali e quelli delle imprese, incassando segnali incoraggianti. Il presidente della provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, al termine dell’incontro ha parlato di “un passaggio importante”. “Vogliamo cogliere con fiducia l’apertura emersa sulla prospettiva di mantenere a Taranto un polo siderurgico decarbonizzato e sulla costituzione di un tavolo interistituzionale”, ha detto, sottolineando che “vogliamo essere ottimisti”, anche se “con la consapevolezza che dalle parole bisogna passare rapidamente ai fatti”. Anche il sindaco, Piero Bitetti, pur dicendosi “preoccupato”, ha rilanciato sulle proposte, continuando a guardare all’obiettivo della salvezza degli stabilimenti.
Il sì delle aziende alla sospensione dei licenziamenti
Ancora più incoraggiante la risposta delle associazioni maggiormente rappresentative, le quali hanno accolto l’appello del governo sul congelamento delle procedure per i 2500 licenziamenti collettivi avviate la scorsa settimana. Si è trattato di un risultato concreto importante, sebbene sulla partita pesi la decisione del Tribunale di Milano, che tra meno di ventiquattr’ore valuterà l’istanza di sospensiva contro lo stop dell’area a caldo. “Era l’occasione per dimostrare realmente quando il sistema Paese si mette insieme”, ha spiegato il presidente di Aigi Nicola Convertino, definendo lo stop alle procedure “un atto in qualche modo di apertura” e chiarendo che “l’obiettivo non era licenziare”, ma lanciare un “grido d’allarme” sulla situazione sociale e occupazionale di Taranto.
L’ipotesi di una partecipazione pubblica per l’ex Ilva
Nel corso dell’incontro con i sindacati, Mantovano, secondo quanto emerso, ha spiegato che per quanto riguarda i tempi di valutazione delle offerte occorreranno un paio di mesi perché scada il termine per la presentazione e ai quali seguirà poi la trattativa, per tutta la durata della quale resterà in piedi l’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva. Il governo, secondo quanto trapelato sull’intervento del sottosegretario, sulla base delle offerte presentate e in presenza di un piano industriale solido e credibile, non ha escluso una partecipazione pubblica, come richiesto dalle organizzazioni sindacali.
Un futuro green per l’acciaio in Italia
La posizione del governo, ha affermato Mantovano, è che per l’acciaio in Italia è necessario un futuro green, quindi forni elettrici alimentati a Dri. Non si tratta, ha sottolineato il sottosegretario, di una mera affermazione di principio, in quanto per il Dri sono già presenti risorse che il governo intende utilizzare.
La sorte dell’area a caldo
Riguardo all’area a caldo dell’ex Ilva, se la Corte d’Appello di Milano confermerà il decreto di sospensione, ha spiegato Mantovano, si porranno tre questioni principali: la sorte dei lavoratori impiegati finora; il futuro della produzione di acciaio, non solo a Taranto ma in tutta Italia; il futuro produttivo dell’area di Taranto.
Le tre direttrici indicate dal governo
Per affrontare la situazione, ha spiegato il sottosegretario, occorre quindi muoversi lungo tre direttrici: le prospettive della gara per individuare il nuovo acquirente e la valutazione del piano industriale che sarà presentato; l’individuazione di misure di carattere sociale, dalla Cigs a percorsi di esodo incentivati; lo sviluppo dei progetti di reindustrializzazione, e quindi di assorbimento degli eventuali esuberi, non solo per i dipendenti ex Ilva ma anche delle aziende dell’indotto.