La stretta sugli affitti brevi a cui lavora la Commissione europea rischia di trasformarsi in un boomerang. In Italia la protesta si fa già sentire. Sul piede di guerra le piattaforme online Booking, Airbnb e i piccoli proprietari di case. Preoccupati anche i sindacati di settore. La Commissione europea si accinge a dare battaglia agli affitti brevi per affrontare la crisi delle locazioni e del caro-prezzi delle abitazioni. Lo strumento, denominato ‘Affordable Housing Act‘ (Legge sugli alloggi a prezzi accessibili), sarà presentato il 9 settembre a Bruxelles. La bozza circolata nei giorni scorsi ha provocato già una levata di scudi in Italia da parte di chi opera nel settore extralberghiero e dei proprietari di case.
Affitti brevi, piattaforme e operatori contro la stretta della Ue
La Ue ha avviato una consultazione pubblica. L’intenzione sembra essere quella di lasciare alle autorità locali, in particolare ai sindaci, il compito di stabilire come intervenire nelle cosiddette “aree soggette a stress abitativo”. Dove il prezzo medio di acquisto di una casa, rapportato al reddito disponibile medio della popolazione ivi residente, dovrà essere pari o superiore a otto volte il reddito. Pronte alla protesta le piattaforme. “Booking.com sostiene un mercato unico europeo forte, come motore di crescita e prosperità. La proposta rischia di andare contro questa ambizione e di creare, invece, un precedente preoccupante per il suo indebolimento. Riteniamo che non vi sia necessità di un intervento legislativo a livello europeo. E avremmo preferito linee guida aggiornate nell’ambito della Direttiva Servizi”, fanno sapere da Booking.com.
Booking.com e Airbnb sul piede di guerra
Più cauta, ma sempre contraria, la posizione di Airbnb. “La crisi abitativa in Europa richiede soluzioni strutturali e l’attuazione di questo regolamento dovrebbe puntare ad aumentare l’offerta di case. Lavoreremo con gli Stati membri per garantire che le misure adottate siano proporzionate e basate sui dati reali. A tutela di host, ospiti e comunità che dagli affitti brevi dipendono”.
Durissima la presa di posizione di FdI con Fabio Rampelli. “La bozza sull’Affordable Housing Act stilata dalla Commissione europea rischia di trasformare il principio giuridico dell’inviolabilità della proprietà privata. Che è un principio transnazionale e riconosciuto in tutte le democrazie occidentali. Non è certo introducendo limiti e prescrizioni – avverte il vicepresidente della Camera – che si combatte l’overtourism e si favorisce la residenza nei centri storici”. Rampelli spiega: “Le seconde case quando vengono messe a reddito costituiscono un’ importante risorsa economica delle famiglie. Che soltanto attraverso queste entrate riescono a fronteggiare i costi passivi dell’abitazione principale e secondaria. Quest’ultima spesso è ereditata e piuttosto che fronteggiare i rischi di inquilini morosi si preferisce metterla a reddito”.
L’intervento europeo pecca di superficialità, non è la soluzione
Un reddito – aggiunge l’esponente di FdI – “sul quale si pagano le tasse più volte, in quanto attività ricettiva extralberghiera, pari al 22%, come Irpef, l’Imu, la tari. Oltre alla quota di intermediazione delle Ota e la quota assicurativa prevista dalla legge. Quel che resta ai singoli proprietari è davvero residuale ma sicuro. Qualsiasi intervento al livello europeo sulla casa è da rispedire al mittente, perché pecca di superficialità rispetto a un’emergenza che necessita di altre risposte. E non può certo ricadere sui proprietari delle seconde case”.