Il governatore chiede soldi
De Pascale a caccia di risorse: la sinistra che punta il dito contro Meloni ma ignora la fuga dei medici dai suoi ospedali
In quattro anni la dotazione è aumentata di sedici miliardi dopo i tagli dei governi rossi. L'Emilia affronta una grave crisi strutturale e non è più il "modello virtuoso"
Michele De Pascale, il governatore di sinistra dell’Emilia-Romagna, chiede di aumentare di 20 miliardi la dotazione del Fondo sanitario nazionale. Lo ha fatto a Omnibus, ma lo ha detto già nei giorni scorsi, evidenziando che c’è una necessità di implementare il fondo e dimenticando, però, i tagli lineari della sinistra, gli investimenti di Meloni e le difficoltà della sua regione. Che non è più un modello virtuoso.
Gli aumenti del governo Meloni
Nel 2022 gli investimenti sulla sanità erano di circa 126 miliardi di euro. L’anno successivo è stato portato a 130 miliardi e il 2024 a 134 miliardi. Nella finanziaria del 2025 gli aumenti hanno fatto arrivare la dotazione a 136,5 miliardi di euro, mentre la programmazione del prossimo bilancio porterà a sfondare il muro dei 140 miliardi.
I tagli dei governi di sinistra
Dal 2010(gli ultimi mesi dell’ultimo governo Berlusconi) al 2019, il definanziamento progressivo della sanità è stato impressionante. E chi ha governato in quegli anni? Monti (con il sostegno del Pd) e poi solo la sinistra con i governi Letta, Renzi, Gentiloni e Conte. Solo l’arrivo del Covid ha frenato la continua emorragia dei fondi. Ben 37 miliardi tagliati.
Le amnesie di De Pascale sull’Emilia-Romagna
De Pascale sa che in Emilia-Romagna il sistema sanitario regionale sta attraversando una fase complessa, caratterizzata da forti tensioni finanziarie e criticità operative che impattano direttamente sui cittadini. Il Servizio Sanitario Regionale ha registrato forti perdite negli anni passati, toccando un buco di 194 milioni di euro. Al punto che De Pascale ha dovuto tagliare i servizi arrivando a un disavanzo attuale di 70 milioni. Per risanare i conti, la Regione ha dovuto introdurre misure impopolari, come i nuovi ticket farmaceutici.
Le criticità a Bologna
Secondo i dati diffusi dalle opposizioni consiliari nel dibattito sul bilancio, le difficoltà di prenotazione continuano a spingere centinaia di migliaia di cittadini a rinunciare alle visite mediche o a rivolgersi direttamente al settore privato a proprie spese. L’accesso tempestivo a esami diagnostici complessi (come risonanze magnetiche o TC) o a visite specialistiche mostra forti disparità tra le grandi aree metropolitane (es. Bologna) e le zone periferiche o montane della regione.
I turni massacranti
I Pronto Soccorso della regione soffrono di una cronica mancanza di medici strutturati. Questo ha costretto le aziende sanitarie locali a un uso massiccio di cooperative esterne (i cosiddetti “medici gettonisti”) o alla riorganizzazione dei servizi d’emergenza. Il personale infermieristico e medico lamenta condizioni di forte stress e un numero elevato di ore di straordinario non recuperate, alimentando il fenomeno delle dimissioni volontarie verso la sanità privata o verso l’estero. Il modello Emilia non esiste più.