Sinistra sempre più divisa
Campo largo in tilt dopo la lettera di Schlein a Meloni sull’energia. Conte e Bonelli la scaricano: “Un errore rivolgersi al governo”
Il giorno dopo l’annuncio di Giorgia Meloni di aver abolito il bollo auto per i motocicli e le autovetture di piccola e media cilindrata e di voler rendere il provvedimento strutturale, il centrosinistra va in tilt. E non potendo attaccare la premier per non cadere nel ridicolo, i compagni del campo largo se la prendono con Elly “Elena” Schlein.
La lettera della discordia
Al centro dei malumori e delle polemiche c’è la lettera che la segretaria del Partito Democratico ha fatto recapitare all’indirizzo della presidente del Consiglio attraverso le pagine del quotidiano La Repubblica. Una missiva sulle proposte che Schlein vorrebbe approvare sul tema del clima e dell’energia, dopo la vittoria in Europa ottenuta proprio grazie alle proposte avanzate dal governo italiano del centrodestra sulla possibilità di attivare delle clausole di flessibilità e salvaguardia europee, prevedendo uno scostamento di bilancio per la sicurezza energetica.
Ma quello che doveva essere un punto di partenza del confronto sui temi tra due coalizioni si è trasformato in un boomerang per la dem, che voltandosi dietro per “contare le truppe” si è trovata totalmente sola. Nessuno degli “amatissimi alleati” l’ha seguita, anzi: sono arrivate le critiche che hanno aperto paradossalmente un’altra crepa all’interno di un campo largo sempre più diviso sui temi.
Divisi sui temi mentre spuntano nuovi nomi per Chigi
Il tutto tralasciando i nomi dei possibili leader della coalizioni che spuntano come funghi: dopo Gori ieri è stato il turno del presidente della Regione Puglia, Antonio De Caro, che secondo alcuni retroscena dei quotidiani è considerato il nome possibile per il prossimo inquilino di Palazzo Chigi in caso di vittoria del centrosinistra, da tirare fuori solo dopo il voto e dunque con buona pace delle primarie di coalizione.
Da Conte a Bonelli: lesa maestà
Al netto delle ambizioni individuali e personali e del merito dei contenuti, che non c’è, nel centrosinistra si è consumato uno scontro anche sul ‘metodo’, perché questa voglia della Schlein di rivolgersi direttamente a Meloni, a sinistra non è piaciuta. Non è piaciuta a Giuseppe Conte, che ha atteso la serata per mandare un messaggio alla Schlein: “Non ci sono le condizioni per lavorare con il governo”. E non è piaciuto nemmeno a uno dei due leader di Avs, Angelo Bonelli, che interpellato dall’agenzia di stampa Adnkronos, ha bollato come un “errore” tendere la mano alla presidente del Consiglio Meloni.
Capo del governo che ha approfittato dell’occasione per sottolineare che la lettera di Schlein rappresenta “un implicito riconoscimento al lavoro dell’Esecutivo” e e che”Se ci sono proposte utili, che approfondirò senza pregiudizi, le prenderò assolutamente in considerazione”.
Conte si lamenta: nessun dialogo
Ed ecco il patatrac. Perchè Giuseppe Conte per rincorrere ha tenuto a ricordare che “sono quattro anni che abbiamo fatto tante proposte e soprattutto oggi non ci sono le condizioni per poter pensare di lavorare insieme con chi, governo Meloni, ancora l’altro giorno ha detto che vuole fare le trivellazioni, di chi, con otto decretini, addirittura ha lasciato che si gonfiassero i prezzi dei carburanti e delle bollette e non ha fatto nulla di nulla. Adesso, Meloni, è meglio che vada a casa e lasci lavorare noi“.
Bonelli: errore collaborare
Mentre Angelo Bonelli, che in tempi non sospetti aveva portato alla premier in dono dei sassi dal letto del fiume Po, scatenando le ilarità e l’inevitabile paragone tra Meloni e Mosè, non vuole proprio “collaborare con chi ha sabotato le politiche sul clima, è responsabile del caro energia, ha ridotto gli italiani in ginocchio, ha ripreso le trivellazioni. Penso che sia un errore collaborare con chi ha creato questo disastro“.
E oltre ai leader il malumore che serpeggia nel campo largo è diffuso tra i parlamentari che a microfoni spenti non hanno apprezzato lo slancio solitario del ‘Pd che si fa portavoce di tutti senza esserlo e senza concordarlo’.
I cinque punti della proposta Schlein
Anche nel merito della proposta tuttavia la Schlein non ne è uscita da vincitrice. E’ la stessa Meloni infatti a smontare punto per punto le proposte della leader del Nazareno sull’impiego dei 14 miliardi di euro per gli interventi in deroga per la transizione energetica. Cinque i punti proposti dal Pd: il raddoppio delle dotazioni per il Conto termico per le pompe di calore; 3 miliardi in più per il Piano casa del governo per la riqualificazione energetica; 4 miliardi per sostenere le imprese; 3 miliardi al Fondo unico per le reti metropolitane e il trasporto rapido di massa; 2 miliardi per l’elettrificazione, oltre a “una revisione della tassazione sull’energia elettrica, oggi più elevata rispetto a quella sul gas”.
Meloni gongola: dicevano che il Piano caso fosse fuffa, ora ci si chiede di metterci più soldi
Una la risposta di Meloni: “Mi ricordo quando il Partito democratico diceva che il Piano casa era fuffa, che non serviva a niente, che era vuoto” mentre “oggi si chiede di metterci più risorse”. Poi “Conto Termico 3.0, ricorderete che è un provvedimento che è stato varato da questo governo: ci abbiamo messo 900 milioni l’anno. Ci si chiede di mettere più risorse, vuol dire che è uno strumento che funziona e funziona bene“, dice da Oslo. E infine l’apertura: “Mi accontento per ora dell’impronta del lavoro che abbiamo fatto fin qui, ma sicuramente approfondirò e, se ci sono cose interessanti e buone, non ho problemi a portarle avanti“.
Cose buone e interessanti che sicuramente non hanno trovato gli alleati di Schlein, impegnati anche stavolta nell’unica cosa che finora sembra mettere d’accordo tutti: trovare argomenti per dividersi piuttosto che per unirsi. Un atteggiamento che sicuramente non porterà a una sintesi sul programma di coalizione da presentare ai cittadini italiani ma che certamente porterà visibilità: li farà andare in tv e rilasciare tante interviste sui giornali.