Un bilancio disastroso
Brutto colpo per Shein, l’esordio alla Borsa di Hong Kong si rivela un flop: tutti i problemi del colosso cinese
Oltre al fallimento dall'esordio ad Hong Kong, il colosso di e-commerce cinese deve affrontare delle difficoltà dovute alle tassazioni in ambiento europeo e americano. Ma non solo, perché le accuse sulle presunte violazioni a carico dell'azienda non fanno certamente bene agli affari
Economia - di Gabriele Caramelli - 1 Settembre 2026 alle 17:02
Un pessimo debutto per il colosso della fast fashion cinese Shein sul mercato, che è arrivato a perdere anche il 10% all’entrata in Borsa di Hong Kong. Un pessimo risultato che è arrivato anche dopo la raccolta di 1,7 miliardi di dollari, con un’offerta pubblica iniziale (IPO) a lungo attesa. Alla fine dei giochi il titolo è retrocesso quasi ai livelli di partenza, a 48,50 dollari, con un calo vicino allo zero. Questo risultato sarebbe dovuto, in base ad alcune interpretazioni, ai forti interventi di alcuni operatori coinvolti in una quotazione a suo modo problematica. Non a caso, l’Ipo è arrivata ‘in ritardo’ dopo che il programma dell’azienda di quotarsi a New York e Londra sono stati fermati dai monitoraggi normativi e dalle resistenze politiche. Dopo questi problemi, la quotazione è stata dirottata su Hong Kong, a seguito del via libera a luglio da parte delle autorità cinesi.
Shein cade a picco nell’entrata in Borsa ad Hong Kong
Il distacco degli investitori è venuto fuori nei primi minuti di contrattazione, quando le azioni Shein sono cadute fino a 43,72 dollari di Hong Kong , più del -10% in confronto al prezzo iniziale di 48,56 dollari. D’altronde l’Ipo, che era fondamentale entro fine 2026 per eludere un pagamento da 4,4 mld di dollari ai suoi investitori iniziali, aveva già diminuito sensibilmente la valutazione dell’impresa a circa 26,3 miliardi di dollari, molto al di sotto dei quasi 100 miliardi di dollari presi nel corso dei round di finanziamento privati del 2022.
La nave dell’e-commerce dai prezzi stracciati affonda
Shein, famosa per i suoi prezzi molto bassi e la produzione rapida di abbigliamento, ha affermato che i proventi scaturiti dalla vendita verranno usati per finanziare le sue capacità tecnologiche e consolidare la sua presenza internazionale. Il rivenditore online ha delocalizzato la propria sede centrale a Singapore tra il 2021 e il 2022: si è trattato di una scelta che, secondo gli analisti, era mirata ad evitare l’aumento del controllo internazionale sulle aziende cinesi.
Nei fatti, Shein può contare su una base di clienti europei che si è amplificata fino a una media di 156 milioni di utenti mensili alla fine del 2025, facendola diventare una delle più grandi piattaforme di e-commerce del continente, assieme all’altro colosso cinese AliExpress e ad Amazon, che contano rispettivamente 193 milioni e circa 180 milioni di utenti. Ciò nonostante, l’impresa è stata oggetto di critiche per il suo impatto ambientale e per le presunte violazioni dei diritti umani, oltre a dover affrontare l’aumento della concorrenza di aziende di e-commerce low-cost come Temu e AliExpress.
Le tassazioni dagli Usa all’Ue mettono in difficoltà Shein
Nel 2025, Shein ha raccolto un utile netto di 2,06 miliardi di dollari. Eppure, nei primi tre mesi del 2026 ha registrato una perdita di 99 milioni di dollari, dopo che gli Stati Uniti hanno abolito l’esenzione dai dazi doganali sui piccoli pacchi. Una scelta analoga è stata fatta il mese scorso dall’Unione Europea, che ha imposto un dazio di tre euro per articolo sui pacchi di valore inferiore a 150 euro. Anche la Francia, a partire da oggi, dovrà imporre una tassa sugli articoli di fast fashion che potrebbe giungere a quasi 20 euro per capo, con una strategia governativa volta a colpire le principali imprese di e-commerce asiatiche.
Il modello fast fashion è in crisi
Oltre alla questione delle tassazioni, è proprio il modello del fast fashion a sembrare in crisi. Come ha sottolineato il New York Times, «all’apice della sua popolarità, Shein indicava l’inizio di un’era moderna per la moda: un’era basata su velocità, tecnologia e un sistema on-demand in grado di creare 4.700 nuovi modelli al giorno. Ma oggi, quel modello appare sempre più obsoleto». Tra le altre cose, al nucleo di questo sistema produttivo rimane soltanto una truppa di piccole fabbriche dove comunque «non ci sono robot umanoidi, computer quantistici o tecnologie all’avanguardia.
Al contrario, decine di operai lavorano in turni di 10-14 ore, in un modo che, secondo alcuni, ricorda la Cina di un tempo». Come ha spiegato all’Afp l’esperto di e-commerce, Juozas Kaziukenas, «il futuro prossimo di Shein sarà caratterizzato da una crescita negativa». Secondo lui, l’azienda ha come minimo bisogno di una «sostituzione del motore in volo», per rimpolpare la catena di approvvigionamento, differenziando le fonti di inventario e proseguendo oltre le spedizioni dirette dalla Cina.