Altro che protesta pacifica
Bologna, in piazza per Fakir finì con 64 agenti feriti: scattano 26 denunce, al vaglio 150 posizioni
I filmati degli scontri del 20 luglio hanno permesso di identificare altri quindici manifestanti: tra le accuse anche devastazione e resistenza aggravata. Gli investigatori: dietro la «cortina della guerriglia urbana» emerge «una rete ben più ampia»
Ventisei persone denunciate e circa centocinquanta posizioni al vaglio degli investigatori. A Bologna la notte delle barricate per Abderrahim Fakir comincia ad avere nomi e responsabilità contestate. L’ultimo sviluppo dell’inchiesta riguarda quindici persone identificate attraverso i filmati della manifestazione del 20 luglio: le accuse, a vario titolo, comprendono devastazione, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lancio di oggetti durante manifestazioni pubbliche e travisamento. È un nuovo passaggio dell’indagine su una protesta che lasciò sessantaquattro operatori delle forze dell’ordine feriti e una lunga scia di danni nel capoluogo emiliano.
Dai filmati alle singole condotte
Il lavoro della Polizia procede incrociando gli accertamenti sul campo con una vasta documentazione video-fotografica. Gli investigatori descrivono un «quadro investigativo complesso e ricco di elementi» che, dietro la «cortina della guerriglia urbana», restituisce l’immagine di «una rete ben più ampia».
Le circa centocinquanta posizioni esaminate indicano l’estensione degli accertamenti, non un elenco di colpevoli già stabilito. Il passaggio decisivo resta attribuire a ciascuno condotte precise: chi abbia colpito gli agenti, chi danneggiato beni, chi partecipato alle altre azioni violente. Le immagini servono proprio a distinguere le responsabilità individuali dentro la confusione degli scontri.
Un primo gruppo di undici attivisti vicini al Collettivo universitario autonomo era già stato segnalato all’autorità giudiziaria per resistenza aggravata, danneggiamento e lancio di materiali pericolosi, contestati a vario titolo e in concorso. Per tre era stato disposto il Dacur, il divieto di accesso ai luoghi urbani. Alle loro posizioni si aggiungono ora quelle degli altri quindici identificati.
La protesta e il centro devastato
La protesta era stata indetta dopo la morte di Abderrahim Fakir, il cittadino marocchino deceduto il 19 luglio durante un fermo della Polizia al Pilastro. La sera successiva, la richiesta di verità aveva lasciato spazio a scene di guerriglia nel cuore di Bologna. Tra piazza Roosevelt, via Venezian, via della Zecca e via Ugo Bassi, il bilancio dei danni racconta la violenza di quelle ore: sei mezzi della Polizia colpiti, vetrine di negozi e banche danneggiate, bancomat fuori uso. Due automobili date alle fiamme, cassonetti distrutti, decine di biciclette sradicate e trasformate in barricate per ostacolare l’avanzata dei reparti. Completamente compromesso anche un cantiere tranviario.
A pagare il conto, insieme agli uomini in divisa, è stata la città: commercianti, proprietari delle auto, cittadini privati persino delle proprie biciclette. Difficile trovare un nesso tra la ricerca di giustizia per quanto accaduto e la distruzione di ciò che appartiene agli altri.
L’arresto e gli accertamenti
Durante i disordini un manifestante era stato arrestato in flagranza dopo aver lanciato bottiglie, pietre e corpi contundenti da pochi passi contro gli schieramenti. Secondo la ricostruzione della Polizia, aveva poi opposto resistenza all’identificazione. Condotto in questura, era stato raggiunto anche dal daspo urbano, portando a quattro il totale dei provvedimenti adottati. Il bilancio comprende inoltre due sanzioni amministrative.
L’inchiesta al momento resta aperta. Le ulteriori verifiche sono «mirate all’eventuale attribuzione di responsabilità per una gamma di reati che spaziano dalla resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, fino ai più gravi capi d’imputazione per devastazione e saccheggio», spiegano gli investigatori. Il punto, adesso, è stabilire chi abbia fatto cosa. Perché nella massa si può tentare di nascondersi; la responsabilità penale, invece, resta personale.