Il ricordo
Auguri Cavaliere, 90 anni dopo l’Italia è ancora un po’ berlusconiana. Anche quando non vuole ammetterlo
Televisione, politica, comunicazione, successo e antiberlusconismo: Silvio Berlusconi è diventato una categoria con cui il Paese continua a misurare se stesso
Politica - di Alice Carrazza - 29 Settembre 2026 alle 15:30
Ci sono uomini di cui si festeggia il compleanno e uomini che, a un certo punto, diventano un’unità di misura. Silvio Berlusconi appartiene alla seconda categoria. Oggi avrebbe compiuto novant’anni e viene ricordato dalla famiglia, da Forza Italia, dagli amici di una vita. A Napoli hanno preparato perfino una maxi torta con una delle immagini più berlusconiane che esistano: lui che, ospite di Michele Santoro, pulisce la sedia sulla quale era stato seduto Marco Travaglio.
Ma il catalogo delle imprese direbbe poco. Perché il punto, ormai, non è soltanto Berlusconi. È quanto di lui sia rimasto nell’Italia venuta dopo.
L’Italia del Cavaliere
Prima di chiedere agli italiani una scheda elettorale, Berlusconi aveva messo nelle loro mani un telecomando. Canale 5, Italia 1, Rete 4: la televisione commerciale cambiò pubblicità, costume e linguaggio.
I critici lessero quella rivoluzione come una resa ai gusti del pubblico: dare alla gente ciò che voleva anziché ciò che avrebbe dovuto volere. Riletta nell’epoca degli algoritmi, la polemica suona sorprendentemente contemporanea. TikTok non esisteva, l’Auditel sì. La domanda era già la stessa: chi decide che cosa devono guardare gli altri?
La politica
Nel 1994 Tangentopoli aveva lasciato macerie e i vecchi partiti erano crollati. Berlusconi entrò in quello spazio con Forza Italia e costruì una coalizione capace di tenere insieme mondi che fino a poco prima sembravano incompatibili.
C’era già stato il «se fossi romano voterei Fini», frase che contribuì a scongelare un pezzo della destra italiana. Poi vennero la vittoria elettorale, Palazzo Chigi e un bipolarismo destinato a cambiare la geografia politica del Paese.
Il centrodestra italiano, prima di Berlusconi, non esisteva nella forma in cui abbiamo imparato a conoscerlo. Ed è forse questo il dato che più resiste al tempo.
Anche l’antiberlusconismo fu berlusconiano
Il paradosso è che Berlusconi cambiò anche chi lo combatteva. Per anni una parte della sinistra italiana trovò in lui l’avversario perfetto: televisioni, conflitto d’interessi, processi, scandali, gaffe, “pericolo democratico”. Ogni stagione aveva il suo capo d’accusa e quasi sempre anche il suo Berlusconi. Lo si poteva amare o detestare. Ignorarlo era molto più difficile.
Per questo trasformarlo oggi in un santino sarebbe quasi un tradimento. Berlusconi fu divisivo, eccentrico, eccessivo. Suscitò adesioni e ostilità della stessa intensità. E proprio quella capacità di costringere tutti a prendere posizione misura meglio di molti anniversari il peso che ebbe.
Quel «Berlusconi in me»
Nel 2001 Giorgio Gaber, intervistato da Gad Lerner sul Corriere della Sera, ricordò una frase dell’amico Gian Piero Alloisio: «Io non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me».
Era tutt’altro che un omaggio. Eppure oggi quella formula può essere rovesciata. Il “Berlusconi in me” è il rapporto degli italiani con il successo e insieme la loro diffidenza verso chi ha successo. È la politica raccontata attraverso la persona, la comunicazione diretta, il leader che deve prima di tutto bucare lo schermo. È la promessa che domani possa andare meglio, accolta magari con ironia ma mai del tutto senza ascoltare.
Gli eredi politici raccontano tanti Berlusconi
Anche nei ricordi di oggi emerge un Berlusconi diverso per ciascuno. Il vicepremier e ministro degli Esteri azzurro Antonio Tajani, che oggi lo ricorderà a Bruxelles, richiama il leader europeista, protagonista dell’ingresso di Forza Italia nel Ppe e «grande paladino dell’unità dell’Occidente». Il senatore Maurizio Gasparri ricorda l’innovatore e l’«ottimista, anche nei momenti più difficili». Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, sceglie la fiducia nel futuro: «Chi ci crede combatte, supera gli ostacoli e alla fine vince». L a ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati sottolinea la capacità di «vedere prima degli altri ciò che ancora non c’era». Il leghista Matteo Salvini ne ricorda il sorriso, l’energia e «quella straordinaria voglia di non arrendersi mai».
Ritratti diversi dello stesso uomo. Forse inevitabile per qualcuno che per trent’anni è stato molte cose insieme: imprenditore, comunicatore, presidente del Consiglio, alleato, avversario, bersaglio.
Berlusconi è morto il 12 giugno 2023. Molto più difficile stabilire quando finirà di essere una categoria attraverso cui gli italiani leggono se stessi. A novant’anni dalla sua nascita, allora, la domanda meno interessante è come sarebbe oggi. Quella più scomoda resta la vecchia battuta di Alloisio: capire, ciascuno per conto proprio, quanto “Berlusconi” sia rimasto in noi.