"Donna di spessore"
Addio a Emma Bonino, il cordoglio unanime della politica. La Russa: “Ha fatto politica con il cuore”
Un minuto di silenzio a Palazzo Madama, poi il ricordo dell’Aula. Dal centrodestra il saluto a un’avversaria lontana su battaglie cruciali, a partire dall’aborto, ma rispettata per coerenza, coraggio e dedizione alle istituzioni
Il Senato si è fermato e ha osservato un minuto di silenzio per Emma Bonino. Alle 11 l’Aula ha poi ricordato la leader radicale, scomparsa oggi, venerdì 11 settembre, dopo una lunga malattia. La decisione, presa d’intesa tra tutti i gruppi e annunciata dalla presidente di turno Lucia Ronzulli, restituisce la misura di una figura capace di attraversare mezzo secolo di storia italiana dividendo, provocando, combattendo, ma senza mai scivolare nell’irrilevanza. A guidare il cordoglio delle istituzioni è stato il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha espresso «sincero dispiacere» per la morte di una donna politicamente molto distante dalla sua storia, ma alla quale ha riconosciuto la perseveranza che da sempre l’ha contraddistinta.
La Russa: “Ricordo le tante battaglie”
«Di lei ricordo le numerose battaglie portate avanti con forza e tenacia e che hanno segnato sempre il suo lungo impegno pubblico», ha dichiarato La Russa, richiamandone gli incarichi di vicepresidente del Senato, ministro degli Esteri nel governo Letta, ministro per il Commercio internazionale nel Prodi II, deputata, senatrice e commissaria europea. Ai familiari, agli affetti e alla comunità politica di Bonino sono giunte le condoglianze del presidente e dell’intero Senato.
Il rispetto non cancella le distanze
La morte non impone di riscrivere il passato, né di fingere concordanze mai esistite. Il mondo conservatore è stato e rimane lontano da molte delle battaglie di Emma, anzitutto da quella sull’aborto, trasformato dal radicalismo in un diritto da ampliare e difendere mentre per la destra resta una ferita che coinvolge anche il valore della vita nascente. Riconoscere questa distanza non impedisce, però, di rendere omaggio alla statura dell’avversaria, alla sua coerenza e alla disponibilità a pagare personalmente per le idee sostenute. Una qualità sempre più rara in una politica che spesso cambia convinzioni seguendo i sondaggi.
È in questo senso che Alfredo Antoniozzi, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha definito Bonino «una donna verticale». «A prescindere dalle idee, che erano diverse dalle nostre, ha dato prestigio alla politica e al ruolo delle donne», ha affermato. Una formula che riassume il tono scelto dal centrodestra: rispetto dovuto a chi ha vissuto la politica come impegno totale.
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida l’ha descritta come «una donna che ha rappresentato molto in Italia» e che ha combattuto per l’emancipazione femminile. In collegamento dal Piemonte, sua terra d’origine, ha accostato la sua figura alle mondine di Vercelli, protagoniste delle lotte sociali per le otto ore di lavoro. «Credo che questo possa ben abbinarsi all’immagine di una donna combattiva, come è stata Emma Bonino», ha osservato. Soltanto il giorno precedente Lollobrigida era stato a Bra: «Pensavo a Emma, ricoverata al Santo Spirito, eravamo angosciati dalla sua situazione personale».
Tajani: “Ci univa un grande sentimento europeista”
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha salutato «un’autorevole rappresentante della politica italiana» e «uno dei volti più noti del radicalismo liberale». Da collega a Bruxelles ne aveva conosciuto l’intelligenza e la capacità di sostenere un confronto «rispettoso e leale», pur nella diversità dei valori e delle visioni politiche.
«Ci univa un grande sentimento europeista», ha scritto Tajani, ricordando in particolare l’impegno di Bonino per la moratoria sulla pena di morte e contro le mutilazioni genitali femminili. Battaglie nelle quali la difesa della persona e della sua dignità seppe raccogliere consensi ben oltre il perimetro della sinistra.
Roberto Calderoli, titolare del dicastero per gli Affari regionali e le Autonomie, ha affidato il saluto a una memoria più intima. Ha ricordato il tentativo, nel 1992, di eleggerla presidente della commissione Affari sociali della Camera anche grazie ai voti della Lega, fallito per una sola preferenza, e le lunghe conversazioni nel cortile di Montecitorio. «Piango e ricordo la donna sempre in prima fila», ha detto il ministro , accomunandola al suo maestro Marco Pannella: «Persone che hanno fatto politica con il cuore, per i loro ideali, senza mai risparmiarsi».
Per la ministra del Lavoro Marina Calderone, l’Italia perde «una figura di alto spessore istituzionale», alla quale deve essere riconosciuta «la coerenza e la forza nel portare avanti le idee e i valori in cui credeva fortemente». Il sottosegretario Gianmarco Mazzi poi, pur precisando ha sottolineato che davanti a «una persona di quel livello, di quel carisma e di quella passione» non si può che provare ammirazione.
“Una protagonista indiscussa”
L’ex governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia ha indicato nell’attitudine al dialogo uno dei lasciti più attuali di Bonino. Una donna capace di difendere posizioni «difficili, controcorrente o scomode» senza considerare un nemico chi la pensava diversamente. Per il presidente del Consiglio regionale, la sua storia insegna che si può dissentire senza perdere il rispetto dell’interlocutore.
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca parla di «una protagonista indiscussa della storia politica e civile italiana», capace di attraversare decenni di vita pubblica senza rinunciare alle proprie convinzioni. Una figura coraggiosa, aggiunge, il cui valore resta riconoscibile «al di là delle appartenenze e delle diverse sensibilità politiche».
Da Pannella alle istituzioni europee
Nata a Bra nel 1948 e laureata in Lingue alla Bocconi, Emma Bonino incontrò Pannella negli anni Settanta, legando il proprio nome alle campagne radicali e al metodo dell’autodenuncia. Nel 1975 finì in carcere per la sua attività a favore dell’aborto clandestino, quando l’interruzione di gravidanza era ancora un reato. Fu l’inizio di una lunga stagione di mobilitazione sui diritti civili, condotta attraverso scelte che divisero profondamente il Paese e che ancora oggi separano la cultura radicale da quella conservatrice.