Giallo a Foggia
Trovato morto nel bagagliaio della sua auto: l’ombra dell’omicidio sul bracciante pakistano scomparso da una settimana
Sull’orrore e lo sconcerto del giallo ora cala prepotentemente l’ombra dell’ipotesi dell’omicidio, che si fa sempre più concreta attorno alla tragica scomparsa di Sadam Houssain. Del bracciante pakistano di 32 anni, il cui corpo privo di vita è stato rinvenuto all’interno del portabagagli della sua vettura nei pressi del ghetto di Borgo Mezzanone (nel Foggiano), si erano perse le tracce da una settimana.
Ora, la notizia del suo ritrovamento – confermata al sindaco di Manfredonia Domenico La Marca dalla stessa comunità pakistana – non solo suscita indignazione e choc, ma riapre con forza il dibattito sui drammatici retroscena del caporalato. E sulla disperata ricerca di riscatto economico che schiaccia centinaia di lavoratori stranieri nelle campagne del Sud.
Il bracciante pakistano scomparso una settimana fa trovato morto nella sua auto
Dunque, si indaga a 360 gradi. Ma viene ritenuta molto probabile l’ipotesi di omicidio. Come anticipato, il bracciante pakistano trovato morto nel bagagliaio della sua auto, era scomparso da una settimana. Un tempo impegnato nelle ricerche tempestivamente attivate, risultate però vane rispetto alla speranza di ritrovarlo in vita. Oggi, ad annunciare il ritrovamento del cadavere al sindaco Domenico La Marca è stata la stessa comunità pakistana.
Il primo cittadino ha anche spiegato che la vittima lavorava come bracciante. E che – secondo quanto ricostruisce l’Adnkronos – avrebbe avuto la necessità di restituire i soldi occorsi per il viaggio verso l’Italia. Le cause della morte, comunque, non risultano al momento ancora accertate. Le indagini sono condotte dai carabinieri.
“Doveva restituire i soldi per il viaggio in Italia, ora è morto”
«Dopo una settimana di ricerche, è stato ritrovato il corpo senza vita di Sadam Houssain, 32 anni del Pakistan. Era li presso il ghetto della pista, a pochi chilometri da Borgo Mezzanone, dove Sadam viveva da un po’», ha reso noto sui social il sindaco La Marca. Aggiungendo a stretto giro: «Mentre gli investigatori stanno lavorando per accettare le cause, i responsabili, le ragioni di una morte così atroce e ingiusta, il corpo senza vita di Sadam chiede giustizia. Cerca verità», afferma La Marca.
Bracciante pakistano ritrovato morto nella sua auto: la speranza finisce in tragedia
E ancora. «Era uno dei tanti braccianti impegnati nelle nostre campagne, che – prosegue il primo cittadino – lavorano per per pochi euro nella raccolta dei nostri prodotti agricoli. È arrivato in Italia – spiega La Marca – inseguendo un sogno, con la speranza di migliorare le condizioni della sua vita e della sua famiglia. Sicuramente Sadam doveva presto restituire i soldi che i familiari hanno raccolto per pagargli il viaggio».
«Un viaggio duro, durato diversi mesi, dove i suoi sogni hanno anche rischiato di soffocare. Sadam, ottenuto un permesso di soggiorno per protezione speciale – racconta sempre il sindaco – ha accettato di tutto pur di risanare il proprio debito: anche di vivere in quella baraccopoli, che è diventato la sua prigione e poi la sua tomba».
Il dramma del caporalato
«E adesso – continua il sindaco di Manfredonia – è senza vita. Chiuso in un portabagagli della sua auto. Ucciso da una mano criminale, che non lascia scampo. Ma tante domande e troppe responsabilità. Nei giorni scorsi ero a Roma, al Ministero del Lavoro, con il Comune di Foggia, Prefetto e Regione Puglia, per condividere insieme un percorso che, da qui a cinque anni, dovrebbe portarci al superamento di quel ghetto, di quell’ inferno. Abbiamo tutti piena coscienza che, di fronte ad un problema così complesso, occorrono risposte e percorsi diversi e complessi, in cui ognuno deve fare la sua parte: il governo, la Regione, gli enti locali, le organizzazioni»…