Voragine e salasso senza fondo
Si scrive Superbonus si legge super-truffa, gli ultimi furbetti stanati a Grosseto: 3 indagati e una stangata da 36 mln di euro
Grosseto: maxi frode sul superbonus, 3 indagati e sequestri per oltre 36 mln di euro. Contratti gonfiati e crediti inesistenti, fatture false, auto e imbarcazioni sotto sequestro: mentre la Guardia di Finanza argina i danni, i contribuenti continuano a pagare le cambiali della misura grillina
Ancora una truffa sul Superbonus… Non c’è fine allo spreco, al salasso, all’indignazione. Continua ad allungarsi la catastrofica scia di frodi, crediti inesistenti e speculazioni selvagge generata dalla stagione del Superbonus 110%, la nefasta misura a fondo perduto targata M5S e pervicacemente voluta da Giuseppe Conte al suo secondo mandato di governo, quando il M5S era la forza politica di maggioranza relativa nell’esecutivo sostenuto anche da Pd e Leu.
Un meccanismo scellerato, quello che articola il provvedimento, e che, nato con la pretesa di regalare la “ristrutturazione gratuita” agli italiani, si è trasformato nella più grande stangata per le casse dello Stato, spalancando le porte a raggiri milionari a danno dei contribuenti. L’ultimo e clamoroso capitolo di questo disastro contabile arriva dalla Toscana.
Grosseto, maxi truffa sul Superbonus. Ancora…
Una frode milionaria nel settore dei bonus edilizi è stata scoperta dai finanzieri del Comando provinciale di Grosseto che hanno eseguito un sequestro preventivo di oltre 36 milioni di euro, emesso dal gip su richiesta della Procura, nei confronti di una società e del suo amministratore. Le indagini, condotte dal nucleo di Polizia economico-finanziaria, e scattate dopo una verifica fiscale su un “general contractor”, hanno consentito di rilevare la falsa maturazione di crediti d’imposta Superbonus 110% per oltre 40 milioni di euro.
Contratti, appalti e subappalti per ristrutturazioni edilizie con 345 committenti (condomini e condomìni)
In particolare, è emerso come la società, che in pochissimi anni ha registrato un significativo incremento di fatturato (oltre 100 milioni di euro), abbia sottoscritto contratti di appalto per ristrutturazioni edilizie con 345 committenti (condomini e condomìni), per stipulare poi, in qualità di committente, contratti di subappalto con le ditte esecutrici dei lavori, a prezzi notevolmente ribassati.
Si scrive Superbonus, si legge super-truffa: 3 indagati e sequestri per oltre 36 mln di euro
Secondo gli investigatori delle Fiamme gialle, per massimizzare le agevolazioni fiscali, l’importo dei lavori eseguiti sarebbe stato gonfiato con costi non direttamente riconducibili alla realizzazione degli interventi e, quindi, non ricompresi tra gli oneri agevolabili. In tal modo, l’impresa, mediante lo “sconto in fattura”, avrebbe generato crediti fiscali «inesistenti», successivamente ceduti a titolo oneroso a due operatori finanziari in cambio di oltre 36 milioni di euro, e in parte utilizzati in compensazione di debiti erariali.
I reati contestati ai 3 indagati (e non solo)
Ulteriori accertamenti hanno poi permesso di appurare anche «irregolarità gravi» relative a materiali non consegnati, lavori non eseguiti o falsamente asseverati come completati. Ai tre indagati (oltre all’amministratore figurano due professionisti in qualità di asseveratori) sono contestati, a vario titolo, i reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, auto-riciclaggio, indebita compensazione e dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni.
Mentre alla società la responsabilità amministrativa degli enti. L’operazione, infine, ha consentito di sottoporre a vincolo cautelare diversi rapporti finanziari, immobili, autoveicoli e imbarcazioni.
Superbonus, una voragine senza fondo…
Ma l’operazione di Grosseto è soltanto l’ultima di una lunga serie di truffe aperta con un sistema malato che la sinistra di governo ha difeso a spada tratta per anni. Mentre l’esecutivo Conte spacciava il 110% come la panacea di tutti i mali, a fare la festa sono stati speculatori e “furbetti” dell’asseverazione facile, capaci di prosciugare decine di milioni con il semplice e devastante trucco delle carte truccate. Oggi, mentre la Guardia di Finanza lavora senza sosta per porre un argine alle emorragie erariali, a pagare il prezzo di questo sconcertante “politicamente corretto dell’economia” rimangono gli italiani, chiamati a ripianare per i prossimi anni i buchi miliardari lasciati in eredità dal populismo grillino.