La storia che cambiò l'Italia
Strage di Vergarolla, 80 anni fa. Così iniziò a morire Pola italiana. Il resto lo ha fatto il silenzio: quanti oggi conoscono la sua storia?
Un inferno che ha consegnato alla storia il primo vero eccidio della Repubblica con cui iniziò l'esodo istriano: 116 morti, sangue in mare, e decenni di vergognoso oblio
La verità si fa sempre strada oltre il silenzio, anche se è tanto, tanto difficile. Anche se troppo tempo è passato. Anche se oggi serve solo ad affidare frammenti di verità alla storia e a chi ne coltiva ancora lo studio. Se chiedessi a mille italiani che cosa dica a loro quel nome, Vergarolla, forse uno solo risponderebbe. E probabilmente lo farebbe anche in modo sbagliato.
Vergarolla, la prima vera strage dell’Italia repubblicana
Vergarolla fu la prima grande strage della storia dell’Italia repubblicana (il referendum istituzionale già si era votato due mesi prima, anche se i giuliani non avevano potuto parteciparvi), ma su quella storia scese un silenzio tombale, figlio di paura, ignavia, connivenze, convenienze politiche… Mandanti ed esecutori erano palesi fin da allora, si chiamavano Tito, Ozna, Jugoslavia comunista. 116 morti, a decine polverizzati dalla deflagrazione di 9 tonnellate di tritolo, solo 62 riconosciuti. Scene da inferno, un fungo di fumo nero, il mare rosso di sangue, arti, braccia, gambe sparati sui pini che cingevano la spiaggia… storie di dolore, di vite spezzate e di eroi come Geppino Micheletti.
Dopo quella carneficina cambiò la storia del Paese: iniziò l’esodo da Pola
Che possiamo più dire noi, ora, ottant’anni dopo? Purtroppo – mi rispondo – che quell’attentato raggiunse il suo scopo, e così fu per tutto ciò che avvenne dopo… Chi, come me, è figlio dell’esodo istriano, non può che guardare con tristezza a questo anniversario senza giustizia, ad una città, Pola – col nome slavizzato in Pula – che non si riconosce più, privata della sua gente e della sua anima italiana. Ricordo mia madre che mi diceva dei suoi giorni felici sulla spiaggia di Stoia, delle opere di Verdi e dei concerti all’Arena, di quel Va’ Pensiero cantato col cuore, senza sapere che sarebbe diventato presago della storia degli italiani dell’Istria…
Con la strage di Vergarolla iniziò l’esodo da Pola, che raggiunse l’apice con la firma del diktat di pace del 10 febbraio 1947. E così fu poi per tutta l’Istria dove l’esodo continuò per ben più di un decennio. Pola, la città dell’Arena che precorre il romano Colosseo, fu abbandonata dalla quasi totalità dei suoi abitanti: 32.000 su 34.000. La bimillenaria storia di Pola (Pietas Julia) romana e italica, si lacerò per sempre.
Oggi è una città croata su cui pesa ancora il silenzio calato sulla Strage di Vergarolla
Oggi è una città croata, balcanica, architettonicamente brutta, violentata dai palazzoni comunisti della Jugoslavia di Tito, in cui residua una piccola minoranza di italiani, pallido riflesso di quello che fu la sua storica identità culturale e linguistica. Lasciando Pola gli esuli si portarono via le pietre dell’Arena e, spesso, un libro che consideravano prezioso più di ogni altro: La Divina Commedia dove Dante, nel IX canto dell’Inferno, così descriveva la loro città: «Pola, presso del Carnaro, ch’Italia chiude e i suoi termini bagna»… Ma quanti, oggi, conoscono più la storia e la passione italiana di Pola?