L'inchiesta de La Verità
Nuove documentazioni sbugiardano Conte sul Covid: le mascherine della transazione erano state validate dall’agenzia delle dogane
La Verità ricostruisce i passaggi delle contestazioni formulate dall'ex premier dimostrando che sono tutte inconsistenti
Nell’audizione tenutasi il 5 agosto in Commissione Covid, Giuseppe Conte ha accusato il governo Meloni di avere dato il via a una transazione di 100 milioni di euro per “mascherine farlocche”. Aggiungendo di avere ricevuto una lettera anonima(guarda tu la combinazione..) prontamente consegnata in Procura. Oggi, La Verità lo sbugiarda: anche la lettera anonima era del tutto sbagliata perché quelle mascherine, a differenza di tante altre passate sotto la sua gestione, avevano ottenuto il via libera dall’Agenzia delle dogane.
La vicenda
Conte ha contestato la transazione da 100 milioni di euro conclusa dal Ministero della Salute lo scorso ottobre con la società Jc Electronics. Secondo Conte, dalla lettera anonima emergerebbe che un lotto di circa 7,8 milioni di mascherine della JC Electronics non aveva l’efficacia filtrante dichiarata ed era contraffatto. Conte ha depositato il dossier alla Procura di Roma e ha attaccato il governo Meloni per aver chiuso una transazione economica da 100 milioni di euro con la società privata. Ma ha preso una topica.
La verità sulle mascherine
La Verità sostiene che Conte forse era abbagliato dal fatto che, nel verbale, si fa riferimento alla circostanza che “le attività di sopralluogo effettuate consentono di affermare la difformità delle maschere visionate rispetto a quelle previste”. Affermazione che si basa su due documenti della struttura commissariale, relativi a una serie di sopralluoghi svolti nel 2021 all’interno dei depositi dove erano ferme le mascherine della Jc. Ma che, a prescindere dalla veridicità o meno di quanto riferito dagli uomini del commissario, non riguarda in nessun modo i quasi otto milioni di pezzi di mascherine Aoxing Kn95 destinati alla struttura commissariale e unico oggetto del contenzioso tra Jc e il ministero della Salute, concluso con la transazione milionaria.
Le mascherine erano conformi
Nella sentenza del 2024 oggetto dell’accordo si legge infatti che la controversia “doveva essere circoscritta alle sole semimaschere Dongguan Aoxing pari a 7.857.000 pezzi, di cui controparte assumeva l’idoneità all’uso richiesto dalla committenza, siccome forniti di validazione Inail”. Già questa circostanza basterebbe per far vacillare la linea portata avanti da Conte, ma nel verbale che l’ex premier ha portato a piazzale Clodio non c’è traccia di un dato che le Dogane non potevano non conoscere: gli esami di laboratorio disposti dal Commissario straordinario il 23 agosto 2021, affidati al Laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane, che hanno dato esito favorevole alle mascherine, dichiarandole conformi ai requisiti della norma Uni En 149:2009.
Il documento che smentisce Conte
Nel documento, si legge che le mascherine hanno superato entrambi i tipi di test a cui sono state sottoposte, risultando “conformi” sia alla “prova di penetrazione del materiale filtranti”» che a quella di “perdita di tenuta verso l’interno”. In una nota, la Jc ha stigmatizzato il fatto che “quei certificati non sono mai stati ricevuti alla società da nessuna amministrazione, né prima né dopo il cambio di governo, benché fossero stati richiesti e benché la società ne avesse evidente interesse in tutti i giudizi”, spiegando poi di esserne “entrata in possesso soltanto su istanza rivolta alla Procura della Repubblica di Roma, che li ha messi a disposizione”.
.La società ha poi messo a tacere gli attacchi dell’opposizione sulla mancanza di trasparenza sulla transazione con il ministero della Salute, dichiarandosi “a disposizione di chiunque voglia acquistare la documentazione integrale della vicenda”, che Jc ha già messo “a disposizione dell’Autorità giudiziaria”. Secondo quanto risulta alla Verità, legali dell’azienda nei giorni scorsi avrebbero dovuto depositato alla Procura di Roma una nota che ricostruisce i passaggi dell’accordo che ha chiuso il contenzioso, alla quale sono allegati 16 documenti, compreso l’atto di transazione e la relativa registrazione da parte della Corte dei conti.
La lettera scarlatta..
Se un ex Premier dà credito a una lettera anonima non stiamo messi bene. Poteva attivare da leader di partito e da parlamentare tutte le iniziative ispettive che la legge gli riconosce. Invece ha dato credito al fango. Buttandolo addosso senza senso.