La Giornata mondiale dell'Onu
Non vogliono essere come noi, non chiedono di essere salvati. Lasciamo in pace i popoli indigeni e basta
Loro non ci tengono ad essere come noi, non gliene frega niente dei telefonini, dei social. Molti di loro, soprattutto gli “incontattati”, non vogliono essere proprio trovati né integrati nel nostro mondo, quello dell’Intelligenza artificiale, dei farmaci per dimagrire, di TikTok, di Garlasco, di Stefano De Martino, di Geolier, dei profumi forti che finiscono per puzzare, dei vestiti griffati che imbruttiscono anche i belli, delle nostre stupide guerre, del nostro ottuso benessere fatto di comodità che ammazzano dentro. Eppure noi vogliamo a tutti i costi stanarli, trovarli, fotografarli, accoglierli, emanciparli, salvarli, magari per prendergli la terra. O per convincerci di essere migliori di loro.
Ma loro non sono né meglio né peggio, sono diversi, sono altro, sono altrove, sono popoli indigeni, pochi rispetto a noi civilizzati, “solo” 470 milioni, ma quanto basta per darci fastidio. Ecco perché ieri qualcuno, in qualche parte del mondo, ha festeggiato, senza ostriche o champagne. Ma ha festeggiato davvero il 9 agosto, la Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni, istituita dall’Onu per proteggere i diritti, le terre e le culture delle comunità native nel mondo. Il mondo accende i riflettori sui popoli indigeni. Una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sulla tutela dei loro diritti, sulla valorizzazione delle loro culture e sulle numerose difficoltà che continuano ad affrontare.
La giornata dei popoli indigeni e la battaglia per la loro sopravvivenza
Quella di ieri non è soltanto una giornata dedicata alla celebrazione di tradizioni e identità. “È soprattutto un’occasione per ricordare che milioni di persone, in diverse aree del pianeta, continuano a difendere il proprio territorio, la propria lingua, le proprie tradizioni e il diritto a partecipare alle decisioni che riguardano il loro futuro”, dicono le associazioni che si battono per i loro diritti, come Survival International. La Giornata internazionale dei popoli indigeni del mondo (International Day of the World’s Indigenous Peoples) è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1994. La scelta del 9 agosto non è casuale: ricorda la prima riunione, avvenuta il 9 agosto 1982, del Working Group on Indigenous Populations, organismo creato nell’ambito delle Nazioni Unite per occuparsi dei diritti e delle condizioni delle popolazioni indigene. L’ONU proclamò ufficialmente la ricorrenza con la risoluzione 49/214 del 23 dicembre 1994, durante il primo Decennio internazionale delle popolazioni indigene del mondo (1995-2004). L’obiettivo della giornata è richiamare l’attenzione sulla tutela dei circa 476 milioni di indigeni che vivono in oltre 90 Paesi, sulle loro culture e lingue e sui problemi che molte comunità affrontano: discriminazioni, perdita delle terre ancestrali, accesso a salute e istruzione, sfruttamento delle risorse naturali e conservazione dell’identità culturale.
Un’altra tappa fondamentale è arrivata nel 2007, quando l’Assemblea generale dell’ONU ha adottato la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (UNDRIP), che riconosce principi come autodeterminazione, tutela delle terre e delle risorse, identità culturale e diritto a mantenere le proprie istituzioni.
La Giornata internazionale dei popoli indigeni invita anche a superare una rappresentazione spesso riduttiva delle popolazioni indigene, considerate esclusivamente attraverso il filtro della tradizione e del passato. Le comunità indigene sono realtà contemporanee, presenti nelle società di oggi e impegnate nelle sfide del presente: dall’istruzione alla tutela dell’ambiente, dalla partecipazione politica alla difesa dei diritti delle nuove generazioni. Il 9 agosto diventa così un momento per ascoltare quelle voci e per ricordare che la diversità culturale non è un ostacolo, ma una ricchezza da preservare. Difendere i diritti dei popoli indigeni significa, in fondo, proteggere una parte della memoria e della diversità del nostro pianeta.
Survival International e Survival Italia
Sul sito dell’organizzazione Survival Internation, con una sezione italiana, è possibile condividere i progetti, donare fondi, devolvere il 5xmille, restare aggiornati sulle iniziative in difesa dei popoli che non desiderano diventare come noi.
“Nel mondo si contano oltre 470 milioni di indigeni. Sono per lo più autosufficienti e la loro salute e il loro benessere dipendono dalle loro terre. Per i popoli indigeni e tribali, la terra è vita. Esistiamo per prevenire il loro sterminio e garantire i loro diritti territoriali. Lavoriamo dal 1969 senza mai scendere a compromessi, e in stretta collaborazione con le comunità indigene stesse. Offriamo loro un palcoscenico da cui rivolgersi al mondo per denunciare la violenza genocida e il razzismo che subiscono ogni giorno. Attraverso campagne pubbliche e attività di denuncia, lobby e advocacy, contribuiamo a difendere la vita, le terre e il futuro di popoli che devono vedersi riconosciuti i propri diritti. Difendere i diritti dei popoli indigeni significa, in fondo, proteggere una parte della memoria e della diversità del nostro pianeta. E significa interrogarsi su quale futuro vogliamo costruire: un futuro capace di lasciare spazio a culture, lingue e identità differenti, senza costringerle a scomparire”.