Minacce anche alla polizia
“Morte a Meloni e ai fasci”, la premier disegnata con una pistola sulla tempia a Bologna. Bignami: “Clima di odio alimentato dalla sinistra”
FdI censura la violenza contro il presidente del Consiglio. La scritta è apparsa in una zona dove esiste la videosorveglianza
“Morte a Meloni e ai fasci” e un disegno macabro che raffigura la testa del presidente del Consiglio con una pistola puntata sulla tempia: è la scritta apparsa stamattina a Bologna, teatro, negli ultimi giorni, di uno scontro violentissimo contro le forze dell’ordine.
La scritta violenta
Gli autori hanno agito presumibilmente questa notte sui muri di Vicolo Bianchetti e nel retro di un edificio che si affaccia su Piazza Aldrovandi. Un tag ritrae il volto stilizzato del presidente del Consiglio con una pistola puntata alla tempia. Un’altra scritta, contro gli agenti, è stata tracciata in Vicolo Posterla, ma su questa non vi è certezza che sia comparsa nella notte. Accanto, una vecchia scritta contro Israele.
Nella zona esiste un servizio di videosorveglianza che dovrebbe aiutare gli inquirenti a scoprire i responsabili di questo vergognoso gesto.
Bignami: “Clima alimentato dall’odio della sinistra”
“Un’altra scritta colma di odio contro Giorgia Meloni sui muri di Bologna, frutto del clima di violenza alimentato da certa sinistra. Massima solidarietà da parte mia e dei deputati di Fratelli d’Italia”. lo scrive sui social Galeazzo Bignami capogruppo Fdi alla Camera.
Un episodio censurato fortemente anche dall”eurodeputato di Fratelli d’Italia, Stefano Cavedagna. “È gravissimo ed inaccettabile il graffito apparso in Vicolo Bianchetti che minaccia di morte il Presidente del consiglio Meloni con tanto di pistola disegnata. Massima solidarietà al Presidente Meloni”. Tutto questo – dice l’eurodeputato – è frutto di un clima d’odio che una certa sinistra alimenta da troppo tempo in città ed in particolare abbiamo visto alimentare contro le istituzioni e anche le forze dell’ordine nelle ultime settimane da parte di membri della giunta Lepore. Un clima di intolleranza verso chi non la pensa come loro”. In conclusione, Cavedagna scrive di aver chiesto “l’immediata rimozione della scritta alla polizia locale e al Comune, chiedendo di indagare e ricercare i responsabili”.