Il vertice
Il monito dell’Ue dopo Ceuta: sui migranti non si torna indietro. La linea Meloni si conferma linea europea
La riunione dei ministri degli Esteri dei 27 riafferma la politica del rigore nel controllo dei confini, anche con soluzioni innovative come il modello Albania. La sanatoria di Sanchez? «Non è un bel segnale, proprio no»
L’Europa non è disposta a tornare indietro sul tema dei migranti. Il vertice straordinario dei ministri dell’Interno Ue, convocato in videoconferenza dopo la crisi di Ceuta, ha mandato il segnale che ci si aspettava: la conferma della linea di rigore, che tanto deve all’Italia, che ha consentito di abbattere drasticamente i numeri degli arrivi illegali. E rispetto alla quale una maxi-sanatoria come quella realizzata di recente dalla Spagna «non è un bel segnale, proprio no».
La bacchettata alla maxi-sanatoria spagnola
A chiarirlo è stato il commissario alle Migrazioni, Magnus Brunner, parlando con i giornalisti dopo il vertice. Era piuttosto evidente che Brunner non volesse infierire su Madrid e, anzi, fosse deciso a chiudere il capitolo delle frizioni seguite a Ceuta. Eppure non ha nascosto come quel tipo di iniziativa rappresenti un problema per una Ue che ha deciso di passare dalla logica di redistribuzione interna a quella della prevenzione degli ingressi, attraverso il controllo delle frontiere, gli accordi con i Paesi terzi e iniziative innovative come il modello Albania, ideato dall’Italia.
La lettera dei 22 su Ceuta
Del resto, che al vertice dei ministri dell’Interno sarebbe stata riaffermata questa linea stava nelle premesse: in quella lettera promossa da Giorgia Meloni insieme alla premier danese Mette Frederiksen e sottoscritta da 22 Stati membri, arrivata sul tavolo della Commissione insieme a quella firmata dal solo premier spagnolo Pedro Sanchez, per recriminare contro la scelta italiana di sospendere Schengen.
L’Ue non torna indietro sui migranti
Nel suo intervento Brunner ha voluto escludere un legame diretto tra la sanatoria e Ceuta, ma ha sottolineato che le immagini arrivate dall’exclave, con la loro potenza, hanno oscurato i progressi fatti finora dall’Ue nel porre sotto controllo l’immigrazione irregolare. «L’immigrazione clandestina – ha rivendicato – è diminuita del 55% negli ultimi due anni e di quasi il 40% dall’inizio dell’anno. Ciò ha comportato che poco più di 49mila persone hanno attraversato illegalmente i confini esterni dell’Unione Europea».
I risultati del nuovo corso
Si tratta, ha spiegato Brunner, all’incirca dello «stesso numero di persone arrivate nelle sole isole greche in una singola settimana di ottobre 2015». Questo calo degli arrivi comporta anche, ha notato, «una diminuzione delle richieste di asilo in tutta l’Unione Europea». In Germania, ad esempio, «i numeri sono diminuiti di oltre un terzo anche quest’anno. La Svezia ha registrato 8.400 domande l’anno scorso. Si tratta del dato più basso degli ultimi 40 anni. La Danimarca ne ha registrate 1.800 entro la fine di novembre. Anche lì si tratta di un minimo storico».
Il modello Albania al vertice
Per Brunner, «sotto ogni punto di vista, l’Europa non ha avuto un controllo così elevato sull’immigrazione clandestina da decenni. Ma, ovviamente, gli eventi di Ceuta, e questo è piuttosto chiaro, dimostrano che le immagini drammatiche hanno più peso delle migliori statistiche».
Il commissario ha poi ribadito che per il diritto Ue, il modello Albania, vale a dire gli hub per i rimpatri nei Paesi terzi sicuri, sono «legittimi» e che «cinque o sei Paesi» vorrebbero crearne, anche come deterrente contro le partenze. La proposta è stata riportata al tavolo dal ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi, invitando a superare «i vecchi tabù ideologici del passato», e a guardare anche alla possibilità, ora prevista dal diritto Ue, di espletare le procedure di asilo in Paesi terzi sicuri.
I problemi interni ai socialisti spagnoli
Brunner, comunque, considera la crisi di Ceuta «risolta». I suoi strascichi però continuano a farsi sentire pesanti a livello politico tra i socialisti. La seconda famiglia politica dell’Ue conta tre capi di Stato e di governo in carica: lo spagnolo Pedro Sanchez, la danese Mette Frederiksen e il maltese Robert Abela. Gli ultimi due hanno firmato la lettera dei 22 capi di Stato e di governo promossa dall’Italia, che criticava le politiche spagnole del loro compagno Sanchez. Si vedrà al rientro dalle vacanze se questa frattura avrà prodotto degli effetti visibili nel gruppo S&D e nel Partito del socialismo europeo.