FdI: ideologia woke
L’ultima di Silvia Salis, identità ‘Alias’ per cittadini e dipendenti genovesi’: “Non dobbiamo discriminare le trans”
L'ennesima iniziativa spot della sindaca è un inno al niente. Anche De Andrè si sarebbe messo a ridere
Silvia Salis se ne inventa un il giorno. Pur di rimanere nelle luci della ribalta. E così ecco arrivare l’identità alias per i dipendenti comunali: non più donna o uomo, ma alias. Per non “discriminare le trans”. Sembra una cosa surreale ma invece è vero.
Il fatto
La Giunta Salis ha approvato all’unanimità, su proposta dell’assessora alle pari opportunità e alle politiche di genere Rita Bruzzone, un atto di indirizzo per l’introduzione dell’identità ‘alias’ destinata sia al personale dipendente sia alla cittadinanza che usufruisce dei servizi civici.
Il provvedimento prevede infatti che l’Amministrazione metta a disposizione un profilo alternativo, associando il nome di elezione della persona ai sistemi informativi interni, ai badge di riconoscimento, alle caselle di posta elettronica e agli strumenti di identificazione visiva aziendali. A distinguere la misura per il suo carattere “particolarmente innovativo”, l’amministrazione comunale- è l’estensione dell’identità ‘Alias’ anche ai rapporti con l’utenza esterna, limitatamente ai servizi caratterizzati da una fruizione continuativa o ricorrente, come nel caso di biblioteche, musei, impianti sportivi comunali e altri servizi di comunità.
“Non discriminare le persone trans”
“L’adozione della carriera e dell’identità Alias non è soltanto un dovere, ma è anche e soprattutto un chiaro segnale di riconoscimento, civiltà e rispetto che vuole tutelare le persone transgender all’interno del nostro ente e la cittadinanza nell’interfacciarsi con i servizi civici – dichiara l’assessora Rita Bruzzone -. Vogliamo che venga eliminato ogni ostacolo od occasione di disagio per le persone trans, sia sui luoghi di lavoro comunali che nell’accedere alle nostre strutture, di ogni tipo”.
L’identità alias (spesso chiamata anche ‘carriera alias’ quando applicata agli studenti o ai lavoratori) è una procedura amministrativa che consente a una persona di essere identificata con il proprio nome di elezione – cioè il nome corrispondente alla propria identità di genere – anziché con quello anagrafico. Nei luoghi di lavoro e nei contesti istituzionali in cui viene adottata, questa misura non modifica i documenti legali ufficiali (che richiedono un iter giudiziario specifico), ma interviene sugli strumenti di uso quotidiano.
L’attacco di FdI: “Ideologia senza senso”
“Se è vero quanto dichiarato dall’Assessore Bruzzone per cui ‘Genova riafferma con forza il proprio impegno contro ogni forma di discriminazione’ non posso fare a meno di chiedermi come mai questa Amministrazione scelga di far valere questo principio solamente a convenienza. Perché, lo ricordo, è stato più volte giustificato il comportamento della consulente LGBTQIA+ che si è permessa di insultare e discriminare i genovesi per orientamento politico, credenza religiosa o, ancora più semplicemente, per aver preso parte ad una manifestazione. E, se è stata pronta ad accusare i cattolici rei di essere, tra gli altri, xenofobi e omofobi nulla ha detto per esempio sulla matrice islamica che ha fatto da regia al vile attentato di Berlino. L’ennesima dimostrazione di come, pur di continuare a restare aggrappati alla propria narrazione faziosa, l’amministrazione Salis prediliga interventi dettati solamente dall’ideologia e volti al mero consenso elettorale” commenta così Alessandra Bianchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale.
Propagandismo woke
Mentre la propaganda, per citare addirittura Foucault, può avere un buon fine, il propagandismo è la sua versione da vulgata. In questo caso la Salis usa abilmente un tema tutto interno al suo mondo. Ma un tema così inutile e inefficace che trascina Genova su un progressismo sterile e fine a se stesso. Anche Fabrizio De Andrè, che scrisse Princesa, un meraviglioso testo dedicato a una persona trans, oggi si sarebbe messo a ridere. O a piangere.