Il dogma progressista
La premier danese osa seguire Meloni sui migranti e la sinistra la mette al bando: solo l’1,1% dei lettori approva
La resa dei conti dei i socialisti europei non convince: quasi sette partecipanti su 10 rigettano il pensiero unico sull’immigrazione, il 31% chiede di guardare ai fatti
Mette Frederiksen è socialdemocratica, governa la Danimarca, e sull’immigrazione ha scelto una linea sempre più severa. Il problema, per una parte della sinistra europea, è che quella linea ormai assomiglia parecchio a quella della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Tanto è bastato perché esponenti del Pd e dei socialisti spagnoli chiedessero al Pse di discutere il “caso Frederiksen”, contestando alla premier danese l’avvicinamento alle posizioni italiane su controllo dei confini, immigrazione irregolare e rimpatri. Ai lettori del Secolo d’Italia abbiamo chiesto se questa reazione rappresenti un normale confronto interno oppure il segno che, a sinistra, uscire dal dogma dell’accoglienza sia diventato quasi proibito. La risposta è impietosa: appena l’1,1% difende la resa dei conti socialista.
Pensiero critico non permesso a sinistra
Il caso è esploso dopo il messaggio congiunto nel quale Frederiksen e Meloni, pur provenendo da famiglie politiche opposte, hanno indicato una serie di priorità comuni: contrastare l’immigrazione incontrollata, rafforzare la difesa delle frontiere e accelerare sulle soluzioni esterne per i rimpatri.

Per la premier danese non si tratta affatto di una conversione dell’ultima ora. Copenaghen porta avanti da anni una delle politiche migratorie più restrittive del continente, costruita sull’idea che flussi fuori controllo possano mettere sotto pressione integrazione, sicurezza e tenuta del welfare. Ma il fatto che una socialdemocratica arrivi alle stesse conclusioni di Meloni sembra essere diventato, per alcuni compagni europei, un problema politico in sé.
Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, insieme allo spagnolo Javi López, ha così chiesto al presidente del Pse Stefan Löfven di portare la questione alla prima riunione utile. Nel mirino, in particolare, l’intesa politica maturata tra Roma e Copenaghen sull’immigrazione.
Per il 67,9% è “pensiero unico”
Ed è qui che entrano in scena le 1.371 risposte raccolte dal nostro sondaggio. Il 67,9% dei partecipanti ritiene che sia scattato il dogma da “pensiero unico”: chi difende i confini viene messo all’indice anche quando appartiene alla stessa famiglia socialista.
Un altro 31% sceglie una risposta diversa ma non meno significativa: sull’immigrazione contano le soluzioni, non le etichette di destra o sinistra.
Rimane appunto quell’1,1% che considera legittimo il confronto aperto nel Pse perché Frederiksen avrebbe scelto una posizione incompatibile con quella socialista.
Il problema non è Frederiksen, ma il dogma
Il dato politicamente interessante sta proprio qui. Sommando le prime due risposte, il 98,9% dei partecipanti respinge l’idea che la premier danese debba essere giudicata anzitutto sulla base della disciplina di partito.
Frederiksen non ha cambiato casacca. Ha semplicemente portato dentro la sinistra europea una domanda che altrove si pone ormai da tempo: cosa succede quando la realtà dell’immigrazione irregolare entra in conflitto con l’ortodossia politica?
In Danimarca la risposta è diventata politica di governo. Nel Pd e tra i socialisti spagnoli, invece, sembra ancora materia da deferimento ai compagni.