Accusato di "tentato omicidio"
Inseguì i rapinatori dopo lo scippo della collanina: imprenditore ai domiciliari. Il gip di Torino: «Indole violenta»
Dopo due notti nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, Domenico Scullari torna a casa. Il 39enne imprenditore torinese sarà sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico: il gip ha accolto la richiesta del difensore Cesare Mariconda, mentre la procura aveva chiesto la permanenza in carcere.
Scullari è accusato di tentato omicidio per aver inseguito e travolto con la propria auto i due giovani rapinatori che gli avevano appena strappato la collanina. Una vicenda nata da una rapina e precipitata nel giro di pochi istanti in un drammatico inseguimento per le strade di Torino.
Scullari ai domiciliari, per il gip ha un’«indole violenta»
La concessione dei domiciliari non modifica il quadro accusatorio. Per il gip restano i gravi indizi di colpevolezza, fondati soprattutto sulle testimonianze raccolte dagli investigatori dopo quanto accaduto mercoledì 26 agosto.
Secondo le persone presenti in lungo Po Antonelli, Scullari avrebbe urtato volontariamente con la Peugeot il monopattino sul quale viaggiavano i due malviventi. L’inchiesta dovrà ora ricostruire nel dettaglio quanto avvenuto nei circa cento metri tra lungo Po Antonelli e via Andorno.
Il giudice ritiene inoltre sussistenti il pericolo di fuga e quello di reiterazione del reato. Nel provvedimento si fa riferimento all’indole «violenta» del 39enne e alla sua incapacità di controllare i propri «impulsi».
Da qui il braccialetto elettronico e il divieto di comunicare con persone estranee al nucleo familiare.
La versione dell’imprenditore: «Volevo recuperare la collanina»
Scullari continua però a fornire una ricostruzione diversa. Il suo avvocato lo ha incontrato in carcere trovandolo provato e spaesato, ma lucido.
L’imprenditore resta fermo sulla versione fornita agli investigatori dopo essersi presentato spontaneamente in caserma: avrebbe inseguito i due ragazzi per recuperare la collanina appena sottratta e, una volta affiancato il monopattino, avrebbe perso il controllo della Peugeot dopo un calcio sferrato da uno dei giovani contro la portiera.
Una ricostruzione che contrasta con le testimonianze raccolte dagli investigatori e sulla quale dovranno concentrarsi gli accertamenti.
Al suo legale Scullari avrebbe manifestato più volte il proprio dispiacere, chiedendo anche notizie sulle condizioni del ragazzo rimasto gravemente ferito.
Karim resta in coma: nuove complicazioni
Le condizioni di Karim Eddine restano gravissime. Il 19enne è in coma farmacologico, intubato e ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Giovanni Bosco.
Secondo quanto riferito dal suo avvocato Antonio Vallone, nuovi esami avrebbero evidenziato un danno al fegato e una complicazione a livello cranico che potrebbe rendere necessario un altro intervento chirurgico.
Il quadro rimane estremamente delicato e, nell’ipotesi di un risveglio dal coma farmacologico, al momento non possono essere escluse conseguenze neurologiche permanenti.
Chi sono i due giovani accusati di rapina
Karim Eddine è formalmente accusato di rapina insieme al diciassettenne che si trovava con lui sul monopattino. La gravità delle sue condizioni ha tuttavia fatto passare in secondo piano la posizione giudiziaria e la procura ne ha disposto la liberazione.
Il minorenne, assistito dall’avvocato Maurizio Pettiti, aveva invece ammesso di essersi accordato per commettere la rapina, mostrandosi «pentito e amareggiato per le conseguenze». Ora attende di conoscere la comunità alla quale sarà affidato per iniziare un percorso di recupero.
Restano dunque due fronti giudiziari: la rapina da cui tutto ha avuto origine e l’accusa di tentato omicidio nei confronti di Scullari. L’inchiesta dovrà stabilire cosa sia realmente accaduto durante l’inseguimento e se l’investimento sia stato volontario, come indicano le testimonianze raccolte, oppure conseguenza della perdita di controllo dell’auto, come sostiene il 39enne.