Braccio di ferro con Roma
Fanno gli “accoglioni” coi porti degli altri: le Ong tedesche ci hanno sbarcato 22mila migranti, ora Berlino ce li rimanda
Prima li sbarcano in Italia. Poi Berlino chiede a Roma di riprenderseli. È il paradosso tedesco dell’immigrazione, che emerge con ancora più forza mentre Italia e Germania trattano sui cosiddetti “dublinanti”: i migranti che, in base alle regole europee, possono essere trasferiti nel Paese di primo ingresso.
I numeri raccontano bene il cortocircuito. Dal 22 ottobre 2022, insediamento del governo Meloni, al 13 agosto 2026, le Ong tedesche hanno portato in Italia 22.513 migranti: il 53% di tutti gli sbarchi riconducibili alle organizzazioni non governative. Si arriva a circa 27mila considerando anche le Ong di altre nazionalità che navigano sotto bandiera tedesca.
In altre parole, mentre Berlino può chiedere all’Italia di riprendersi chi è passato dal nostro Paese, le organizzazioni tedesche sono quelle che più di tutte hanno contribuito agli sbarchi sulle coste italiane.
Un migrante su due arriva con le Ong tedesche
Il distacco dagli altri Paesi è enorme. Alle Ong tedesche sono riconducibili 22.513 arrivi, contro i 7.625 delle belghe, i 5.619 delle spagnole, i 4.676 delle italiane, i 1.837 delle britanniche e appena 68 delle olandesi. La Germania, da sola, pesa dunque più di tutti gli altri Paesi messi insieme.
Tra le singole organizzazioni guida Medici senza frontiere, belga, con 7.625 migranti. Subito dietro ci sono però due Ong tedesche: Sos Mediterranée con 6.022 e Sos Humanity con 4.662. Seguono Emergency (3.522) e la tedesca Resqship (3.500). Poi Sea Watch, Sea Eye, Louise Michel, Sea Punks, Mission Lifeline e una lunga galassia di sigle legate alla Germania.
Berlino li rivuole in Italia, Roma tratta
Ed è qui che il dato sugli sbarchi incrocia la partita diplomatica. Berlino vuole trasferire in Italia alcuni “dublinanti”, perché il nostro è stato il loro Paese di primo ingresso nell’Unione. Roma, però, sta trattando. Secondo quanto emerge dal retroscena pubblicato da La Stampa, i contatti tra i ministeri dell’Interno sono continui e Matteo Piantedosi potrebbe tornare a confrontarsi con il collega tedesco Alexander Dobrindt. Tra i due governi starebbe maturando un compromesso che consenta a entrambi di rivendicare un risultato.
La partita immediata riguarda tre “dublinanti” che Berlino vorrebbe trasferire in Italia tra il 18 e il 20 agosto. Tra le ipotesi sul tavolo ci sarebbe anche quella di accettarne due su tre. Più complicata la soluzione di farli arrivare in Italia per poi rimandarli in Germania. Ma il punto politicamente più interessante è un altro: il governo Meloni starebbe insistendo su una sorta di “compensazione”, facendo pesare nel negoziato proprio i migranti sbarcati in Italia dalle Ong tedesche. Il ragionamento è semplice: Berlino chiede all’Italia di farsi carico dei migranti arrivati successivamente in Germania, mentre organizzazioni tedesche continuano a portarne migliaia nei porti italiani.
Il doppio binario tedesco
Il paradosso non è teorico. Proprio mentre Roma e Berlino discutono dei trasferimenti, la Humanity 1 di Sos Humanity è diretta a Ravenna con 75 migranti. Sea Watch, altra Ong tedesca, dopo averne soccorsi 36 nel Mediterraneo ha invece chiesto di sbarcare a Lampedusa anziché a Pozzallo, il porto assegnato dal Viminale.
La trattativa sui tre “dublinanti” diventa così il tassello di una partita molto più grande. Con il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, gli Stati dovranno partecipare al meccanismo di solidarietà verso i Paesi di frontiera attraverso ricollocamenti oppure contributi finanziari. Anche questo dossier finirà inevitabilmente sul tavolo dei rapporti tra Roma e Berlino.
I numeri, intanto, restano lì: 22.513 migranti sbarcati dalle Ong tedesche in meno di quattro anni, oltre la metà del totale riconducibile alle navi umanitarie. Dati che il governo Meloni intende mettere sul piatto della trattativa con Berlino.