Il governatore della Lombardia
Attilio Fontana annuncia un autunno caldo per la Lega: “Un passo indietro di Salvini? Niente va escluso”
“Chiediamo di rivedere in modo sostenibile ed effettivo l’impostazione del partito”. Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, ponendo l’accento sulla necessità di un cambiamento profondo all’interno della Lega.
“Siamo scesi dal 34 al 5 per cento”
Secondo il governatore leghista “succede che i nostri militanti, non solo in Lombardia ma in tutto il Nord, ascoltano i cittadini e segnalano un malessere. Nel direttivo, con il segretario Massimiliano Romeo, abbiamo dato voce a questo malessere e alle esigenze di amministratori e cittadini, proponendo valutazioni politiche a partire da un dato di fatto: siamo passati dal 34 al 5 per cento dei voti. Insomma, il problema c’è, e quindi è opportuno lavorare per trovare una via d’uscita da questo declino e arrivare a una soluzione è utile non soltanto per la Lega, ma per tutto il centrodestra”.
Il governatore della Lombardia Fontana attacca Salvini
Interpellato in merito ad una possibile ridimensionamento del ruolo del segretario Matteo Salvini, Fontana precisa che “niente va escluso. La Lega non teme il rinnovamento. Chiediamo di rivedere in modo sostenibile ed effettivo l’impostazione del nostro partito, per valorizzare i suoi stessi asset. Perché ce n’è un gran bisogno ora. E il rilancio della Lega è una condizione prioritaria per l’intera coalizione di centrodestra”. La discussione interna punta inoltre a dare nuova centralità agli amministratori locali e a un’azione politica ancorata ai temi storici del movimento, come il federalismo e la modernizzazione amministrativa: “Mi riferisco a una pluralità di persone che stanno lavorando per proporre un nuovo luogo di dibattito. A un’associazione larga e aperta a discutere sui temi importanti come, per esempio, la modernizzazione dello Stato. Sono ancora più convinto che si debba andare verso il federalismo, la maggiore autonomia delle amministrazioni locali, che agiscono con la concretezza che serve ai territori e che sono a contatto con il mondo economico, ricevono le domande di chi lavora e produce ricchezza e per questo chiedono una politica industriale. E vogliamo occuparci anche di diritti civili”.