Manca poco
Famiglia nel bosco, l’avvocato Pillon: “Situazione sul punto di sbloccarsi. Tutti chiedono il rientro dei bambini”
Dopo 290 giorni di separazione, i genitori hanno rispettato le prescrizioni del tribunale. Il legale ed ex senatore leghista personalmente al tribunale per i minorenni dell’Aquila: «Ora spetta alle istituzioni essere di parola»
La vicenda della “famiglia nel bosco” potrebbe essere arrivata finalmente alla svolta. Dopo 290 giorni di separazione, l’avvocato Simone Pillon ritiene che la situazione processuale di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion sia «sul punto di sbloccarsi». I genitori hanno adempiuto alle richieste ricevute, mentre persino la consulente tecnica d’ufficio si è espressa per il rientro dei tre bambini in famiglia. La prossima settimana il legale si recherà personalmente al tribunale per i minorenni dell’Aquila per chiedere che cosa impedisca ancora una decisione.
«Noi abbiamo lavorato per anticipare i tempi e permettere ai bambini di veder rispettato il loro diritto a trascorrere le vacanze coi genitori. Purtroppo il meccanismo giudiziario non lo ha permesso», spiega l’ex senatore leghista in un’intervista a Libero Quotidiano, specializzato in diritto di famiglia e subentrato nella difesa della coppia a metà maggio. Adesso, però, il tempo sembra scaduto: «Ci avviciniamo al tempo limite e non credo sia pensabile attendere oltre». La solidarietà verso la coppia però non si ferma, in tanti li sostengono. «Gli italiani sono un popolo affettuoso, sensibile e legato ai valori familiari», dice Pillon,«era prevedibile che si sarebbero subito affezionati alla vicenda della famiglia Trevallion. Sono fiero di essere italiano».
Prescrizioni rispettate
Secondo lui, tutte le criticità contestate alla coppia anglo-australiana sarebbero state superate. Catherine e Nathan hanno trasferito la residenza a Palmoli, nell’abitazione messa a disposizione dal Comune, e hanno intrapreso volontariamente un percorso di sostegno alla genitorialità. Nel frattempo è stato approvato il progetto della nuova casa e la coppia sta valutando le offerte dei costruttori.
Anche sul fronte scolastico sono arrivati risultati concreti: la figlia maggiore ha superato l’esame di ammissione alla quarta elementare, mentre i gemelli quello per la seconda. La collaborazione con il tutore e con i servizi è definita piena.
Tutti chiedono il ricongiungimento
«Tutti chiedono il rientro in famiglia, perfino la consulente tecnica d’ufficio. Che senso avrebbe, allora, adesso, mantenere ancora quei minori in casa famiglia?», domanda il legale. L’interrogativo pesa ancora di più alla luce delle condizioni dei bambini: «Chiedono continuamente di tornare a casa. Sono stanchi e continuano a manifestare fenomeni legati allo stress della separazione».
La famiglia è seguita dal servizio di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale di Atessa, che Pillon definisce «un’équipe di prim’ordine», composta da personale specializzato che starebbe svolgendo «un lavoro straordinario».
Il silenzio del tribunale
Resta da comprendere perché, nonostante gli adempimenti e le richieste di ricongiungimento, il provvedimento non sia ancora arrivato. Pillon indica due possibili spiegazioni: «O il tribunale non ha davvero avuto tempo perché è subissato da altre priorità, oppure è stato deliberatamente scelto di prendere tempo». Sarà il contenuto della decisione, quando arriverà, a chiarire quale delle due ipotesi sia corretta.
L’incertezza riguarda anche l’imminente anno scolastico. I genitori hanno ribadito la preferenza per l’istruzione parentale, ma non è ancora noto quale orientamento assumerà il tribunale. La speranza è che i bambini possano almeno trascorrere qualche giorno con la madre e il padre prima del ritorno sui banchi.
Pillon andrà all’Aquila
L’istanza della difesa risale al 25 giugno e, ricorda l’avvocato, nei procedimenti minorili non è prevista la sospensione estiva. Per questo Pillon annuncia il passo successivo: «La settimana prossima mi recherò personalmente al tribunale per i minorenni dell’Aquila. Voglio capire di persona se ci sono ulteriori problemi o se la procedura è finalmente in via di definizione».
Dopo avere rispettato tutte le prescrizioni, la famiglia attende ora una risposta. «Hanno ottemperato a tutto quanto richiesto», insiste Pillon. «Ora spetta alle istituzioni mostrare di essere di parola».