"Passeggeri sequestrati"
Etna, voli cancellati e passeggeri bloccati. La Russa rilancia il Ponte sullo Stretto: “In questi giorni si capisce quanto serve”
L’Etna erutta, gli aerei restano a terra e la Sicilia riscopre quanto costa essere un’isola senza un collegamento stabile con il continente. L’emergenza di questi giorni, nel pieno dell’esodo di Ferragosto, ha trasformato il dibattito sul Ponte sullo Stretto in qualcosa di molto concreto: come si muovono decine di migliaia di persone quando uno dei principali aeroporti italiani si ferma?
La risposta arriva dai numeri. Secondo la presidente della Sac, Anna Quattrone, dei circa 1.900 voli previsti su Catania il 36% è stato cancellato e circa 630 sono stati dirottati. Anche Comiso ha dovuto fare i conti con la cenere vulcanica, mentre Palermo ha assorbito parte del traffico. Una gigantesca corsa alla riprotezione di passeggeri che da giorni cercano un’alternativa. Ed è qui che il Ponte smette di essere un plastico e diventa infrastruttura.
La Russa: «Il Ponte serve all’economia e all’attrattività della Sicilia»
«In questi giorni si capisce bene come il Ponte sullo Stretto sia estremamente utile», afferma il presidente del Senato Ignazio La Russa, che guarda oltre l’emergenza: l’opera servirebbe «ancor di più per l’economia della Sicilia e, in generale, per l’attrattività dell’isola, regina del Mediterraneo». Il punto è proprio questo. Il Ponte non fermerebbe l’Etna e non sostituirebbe gli aeroporti. Offrirebbe però alla Sicilia ciò che oggi manca: una grande alternativa terrestre permanente, ferroviaria e stradale, per collegarsi al resto d’Italia.
Salvini: «Con il Ponte sarebbero già a destinazione»
Ancora più netto Matteo Salvini. «Ci fosse, quelle centinaia di migliaia di persone sequestrate a Catania in treno, in macchina, in moto sarebbero già tornate alla loro destinazione», dice il vicepremier dal Festival della Versiliana. E aggiunge: «Sul vulcano posso fare poco, sui ponti qualcosina di più». Una battuta che centra il problema politico: l’Etna è inevitabile, l’isolamento infrastrutturale no.
Catania, in questo periodo, registra normalmente almeno 40mila passeggeri al giorno. Da una settimana voli cancellati e sospensioni hanno costretto migliaia di turisti a cercare posto su altri aerei, treni e mezzi diretti verso Palermo, Trapani, Comiso e perfino Lamezia Terme. Quando salta un nodo fondamentale del sistema, emerge tutta la fragilità dei collegamenti siciliani.
Non solo passeggeri: il nodo delle merci
Il Ponte sullo Stretto, però, non è soltanto una questione di vacanzieri rimasti a terra. È soprattutto ferrovia, merci, imprese e tempi di percorrenza. Salvini ricorda che oggi «un treno merci impiega tre ore per l’attraversamento», mentre con il Ponte, sostiene, «ce ne vorranno dieci minuti». E cita le code a Villa San Giovanni: fino a quattro ore di attesa per percorrere pochi chilometri. Da qui anche la replica ai No Ponte sul fronte ambientale: bisogna confrontare l’impatto dell’opera con quello prodotto ogni giorno da attese, traghetti, auto e camion in coda.
La Sicilia non può dipendere soltanto dagli aeroporti
La lezione dell’Etna è semplice. Un sistema moderno non può avere una sola strada: deve possedere alternative capaci di reggere quando uno dei suoi nodi va in crisi. Il Ponte non risolverebbe da solo i problemi dei trasporti siciliani. Servono ferrovie veloci, strade efficienti e aeroporti all’altezza. Ma proprio per questo il collegamento stabile sullo Stretto è un tassello di un sistema, non un monumento isolato.
E mentre l’emergenza rende evidente la necessità dell’opera, Salvini guarda ai cantieri. Il ministro annuncia per l’autunno il parere finale della Corte dei Conti e sostiene che, con il via libera di legittimità, i lavori potranno partire entro l’anno. Rivendica inoltre 50mila domande di lavoro già arrivate prima dell’apertura del cantiere.
Sul Ponte continueranno lo scontro politico e le verifiche tecniche. Ma questi giorni hanno tolto alla discussione molta della sua astrattezza. L’Etna continuerà a eruttare. La Sicilia, invece, non può venire condannata all’isolamento.