La svolta
Luigi Mangione confessa l’omicidio a sangue freddo del manager delle assicurazioni Usa: ecco cosa rischia
ll ventottenne rinuncia al processo federale e confessa l’agguato. Resta da chiarire l’effetto della decisione sulle accuse dello Stato di New York previsto per settembre
Luigi Mangione ha ammesso di avere ucciso Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, assassinato a colpi di pistola in pieno centro a Manhattan il 4 dicembre 2024. Il ventottenne si è dichiarato colpevole davanti alla giudice federale Margaret Garnett durante un’udienza convocata rapidamente a New York su richiesta della difesa e dell’accusa.
Formalmente, Mangione ha riconosciuto la propria responsabilità per due capi federali di stalking interstatale culminato nella morte della vittima, le accuse rimaste in piedi dopo l’esclusione dei reati che avrebbero potuto condurlo alla pena capitale. Davanti alla giudice, però, non si è nascosto dietro la formula giuridica: «Ho sparato al signor Thompson», ha dichiarato ricostruendo la propria condotta. La magistrata ha accettato la confessione dopo essersi assicurata che fosse lucido, consapevole delle conseguenze e assistito adeguatamente dai suoi legali.
Nessun accordo sulla pena
Non esiste comunque un vero patteggiamento con la procura. L’avvocato Karen Friedman Agnifilo ha precisato che Mangione ha cambiato la propria dichiarazione senza avere raggiunto un accordo preventivo sulla condanna. I procuratori federali hanno indicato come appropriata una pena compresa tra 292 e 365 mesi di carcere, vale a dire fra poco più di 24 e oltre 30 anni, tuttavia la loro valutazione non vincola i magistrati.
Il limite massimo resta l’ergastolo. «La pena detentiva massima complessiva per questi reati è il carcere a vita», ha ricordato Garnett all’imputato, ottenendo da lui una risposta affermativa. La sentenza federale è attesa il 18 dicembre.
Con la confessione Mangione rinuncia al processo pubblico, alla presunzione d’innocenza e al diritto di costringere l’accusa a provare ogni contestazione oltre ogni ragionevole dubbio. Una svolta netta rispetto all’aprile 2025, quando si era dichiarato non colpevole. Ma anche una scelta che sembra guardare alla seconda partita giudiziaria ancora aperta.
Resta il processo statale
Mangione è infatti perseguito parallelamente dallo Stato di New York per omicidio di secondo grado, possesso illegale di armi e utilizzo di documenti falsi. Il processo è fissato per l’8 settembre. In caso di condanna per omicidio rischierebbe una pena da 25 anni all’ergastolo.
La difesa potrebbe ora chiedere l’archiviazione del procedimento statale invocando le norme di New York contro la doppia incriminazione per la stessa condotta. La procura distrettuale di Manhattan sostiene invece che il reato statale di omicidio sia giuridicamente distinto dalle contestazioni federali. La questione potrebbe aprire un nuovo scontro, con probabili ricorsi d’urgenza. Garnett ha inoltre avvertito Mangione che un’eventuale condanna statale potrebbe aggiungersi, e non necessariamente sovrapporsi, a quella federale.
L’agguato nel centro di Manhattan
Intanto, i fatti restano. Brian Thompson, 50 anni, venne raggiunto alle spalle intorno alle 6.45 mentre si dirigeva verso l’albergo di Midtown che ospitava la conferenza annuale degli investitori di UnitedHealth Group. Le telecamere ripresero l’agguato e la fuga del killer. Sui bossoli furono trovate le parole “delay”, “deny” e “depose” —ritardare, negare e deporre—, divenute il manifesto di una presunta vendetta contro il sistema delle assicurazioni sanitarie americane.
Dopo cinque giorni di caccia all’uomo, Mangione fu riconosciuto in un McDonald’s di Altoona, in Pennsylvania. Nel suo zaino gli investigatori trovarono una pistola calibro 9 millimetri realizzata anche con componenti stampati in 3D, un silenziatore, documenti falsi e alcuni scritti contro l’industria assicurativa.
Il caso ha alimentato sui social un culto tanto rumoroso quanto sinistro, con ventottenne trasformato da alcuni sostenitori in una sorta di giustiziere contro le compagnie sanitarie. La confessione riporta però la vicenda alla sua realtà essenziale: l’omicidio a freddo. La critica a un sistema, per quanto feroce, non può mai diventare la licenza ideologica per premere un grilletto.