Urla e occhi bendati
Delmastro, la Camera nega l’uso delle chat. Scontro infuocato tra Bignami e la sinistra in modalità sceneggiata
L’aula della Camera conferma la decisione presa a maggioranza dalla Giunta per le autorizzazioni, e nega a scrutinio segreto l’uso delle chat tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e Mauro Caroccia nella vicenda della catena di ristoranti Bisteccherie d’Italia. Subito dopo il voto a Montecitorio un “no comment” arriva dal procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi che nei giorni scorsi aveva inviato una lettera al presidente della Camera Lorenzo Fontana, dopo che il difensore di Mauro Caroccia aveva depositato in procura una memoria con le chat, chiedendone l’acquisizione. Opposizioni sulle barricate, la sinistra impazzisce. I deputati di Avs si bendano gli occhi per protesta, quelli del M5s mostrano cartelli con scritto ‘Fuori le chat’ e agitano i telefonini. ‘No allo scudo, pensate agli italiani’, attacca Schlein.
Il no della Camera all’uso delle chat tra Demastro e Carocia
L’aula è una bolgia. Il capogruppo di FdI, Galeazzo Bignami infiamma l’aula rammentando alla sinistra tutta la sua ipocrisia. L’esponente di maggioranza cita più volte il presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, ricordando quando fu eletto al Quirinale dalla sinistra e poi “liberò’ 300 mafiosi”. Proteste e urla si levano dalle opposizioni. Bignami prosegue rivolgendosi prima a Giuseppe Conte, a proposito di chat: “Fuori le chat sulle mascherine”.
Bignami rinfaccia alla sinistra tutta la sua ipocrisia
Poi prosegue sbloccando un ricordo al leader pentastellato: “Lei Conte cita spesso Paolo Borsellino e la destra italiana si assume la responsabilità delle vittorie e delle sconfitte. Per noi fu una sconfitta che il Msi nel maggio del 1992 non riusci a far eleggere Paolo Borsellino presidente della Repubblica. Lo votò e non venne eletto, e per noi quella è una sconfitta: perché se fosse diventato presidente della Repubblica Paolo Borsellino sarebbe qui con noi a combattere le battaglie buone, giuste, a combattere le battaglie per l’Italia. La sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro, che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41 bis”, scandisce Bignami mandando ai matti le opposizioni.
Bignami: “Noi volevamo Borsellino presidente della Repubblica, voi…”
Bignami non si scompone: “Mi permetto di ricordare che Scalfaro, forse ricordo male, fu eletto proprio a seguito delle dimissioni di Cossiga da presidente della Repubblica: per il quale la sinistra chiese l’impeachment: non capisco perché se il Presidente della Repubblica piace a voi allora va bene. Se invece non piace a voi si può anche chiedere l’impeachment. Però voglio anche ricordare che quei 300 mafiosi liberati da Oscar Luigi Scalfaro, per la battaglia vinta dalla destra italiana furono riportati in galera dall’allora ministro Conso”.
Bignami smaschera l’ipocrisia della sinistra
Le sue parole mandano in tilt le opposizioni, ma il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Augusta Montaruli replica: “Quelli che Galeazzo Bignami ha ricordato in aula sono fatti che smascherano l’ipocrisia di una sinistra che si scandalizza ogni qualvolta la realtà non corrisponde a quella che vorrebbe. La verità all’opposizione fa male e si vede nelle sue reazioni avvenute anche oggi in maniera scomposta, arricchite da urla, nella speranza di deviare l’attenzione. Non è colpa nostra l’atteggiamento che assunse Scalfaro. Capiamo che dia fastidio, ma non dobbiamo chiedere scusa a nessuno perché non siamo noi ad avere paura della verità e della storia, che qualcuno è abituato forse a mistificare”.
Bellomo: “Sono basito dalle nefandezze giuridiche di Conte”
Gli animi si accendono. “Sono basito di sentire un avvocato, un presidente del Consiglio, dire tante nefandezze dal punto di vista giuridico – dice il deputato di Forza Italia Davide Bellomo. “In questo momento noi non stiamo svolgendo una disquisizione politica. Siamo svolgendo una funzione giurisdizionale e quando si esercita una funzione giurisdizionale dobbiamo fare in modo che le norme e i regolamenti governino la nostra decisione. Tutto ciò che avete detto sono chiacchiere da bar”. E spiega che la richiesta sottoposta alla Camera “non individua una prova da acquisire, ma un archivio da esplorare. Se fosse stata formulata nei confronti di un qualsiasi cittadino senza coinvolgimento di un parlamentare, sarebbe censurabile per le stesse ragioni”. “In questi anni -ha lamentato poi l’esponente azzurro- ho assistito troppe volte a un fenomeno che considero pericoloso. Le garanzie processuali vengono difese con passione quando riguardano i propri esponenti. Oggi invece -ha concluso – credo che questa vicenda dimostri che non si trattava di difendere qualcuno, si trattava di difendere un principio: perché i diritti fondamentali, le garanzie del giusto processo e il rispetto rigoroso delle prerogative costituzionali non appartengono a un partito, appartengono alla democrazia”.