Le testimonianze
“Chiedevano aiuto da sotto le macerie”: Amatrice non dimentica il terremoto che sconvolse l’Italia
A dieci anni dal terremoto, i vigili del fuoco raccontano i salvataggi compiuti tra le rovine. "Non siamo eroi. Siamo addestrati a salvare vite e a dare il meglio di noi"
Quando Mauro D’Angeli riuscì a estrarre la piccola Giulia dalle macerie di Amatrice, il sole era già alto. Da ore scavava tra pietre, travi e pareti sbriciolate dal terremoto che alle 3.36 del 24 agosto 2016 aveva colpito il Centro Italia. Dieci anni dopo, quel salvataggio resta una delle immagini più potenti di una tragedia costata 299 vite e capace di cambiare per sempre il volto dell’Appennino.
«Un’emozione che sento ancora fortissima», racconta oggi all’Adnkronos l’ex vigile del fuoco, all’epoca in servizio al Comando di Rieti. Ma al ricordo della bambina strappata alla morte si accompagna quello di chi non riuscì a salvarsi: la madre e il fratellino di Giulia, come tante altre persone rimaste sepolte sotto le proprie case.
Quella notte ad Amatrice
D’Angeli era libero dal servizio quando la scossa di magnitudo 6 lo svegliò. Raggiunse immediatamente la caserma, dove stavano arrivando anche i colleghi che avevano terminato il turno o erano in ferie. La corsa verso Amatrice fu già parte dell’emergenza: diversi viadotti, compreso il Ponte a Tre Occhi, erano gravemente danneggiati, ma fermarsi non era possibile.
Quando la squadra entrò nel paese era ancora buio. Fu l’accensione della colonna fari a rivelare le dimensioni della catastrofe. «Davanti a noi tutti gli edifici erano implosi, crollati sotto la furia del sisma. Attorno a noi, sotto i cumuli di pietre, si sentivano le richieste di aiuto e i lamenti».