Non un passo indietro
Ceuta, il conto del disastro di Sánchez non lo pagherà l’Italia. Kelany: “Schengen resta bloccato”
La responsabile immigrazione di Fratelli d'Italia respinge le accuse della sinistra e avverte anche le Ong: "Chi entra nelle nostre acque territoriali sottostà alle nostre regole e a quelle del diritto internazionale. Tutti devono essere costretti a rispettare le regole"
«Non possiamo essere noi a subire le scelte sconsiderate che sono state fatte dal governo Sánchez». La crisi di Ceuta non può trasformarsi in un’emergenza italiana e, finché esisterà questo rischio, i controlli sui collegamenti con la Spagna resteranno in vigore. A scandire la posizione di Fratelli d’Italia è la deputata Sara Kelany, responsabile nazionale del dipartimento Immigrazione del partito di Giorgia Meloni, che in un’intervista a La Verità affronta il collasso dell’enclave spagnola, la questione dei cosiddetti dublinanti e il ruolo delle organizzazioni non governative nel Mediterraneo.
“Fermezza sul blocco di Schengen”
«Sul caso Ceuta restiamo esattamente come ci siamo posti fin dal primo momento: fermezza nel blocco di Schengen nei confronti della Spagna», chiarisce. Una scelta che, sostiene, «ha già dato i primi frutti, nel senso che abbiamo già bloccato l’ingresso di migranti irregolari dalla Spagna».
Dietro la decisione italiana c’è la situazione precipitata nell’exclave iberica in Nordafrica dopo gli ingressi registrati tra il 30 e il 31 luglio: strutture sotto pressione, identificazioni insufficienti e apparati di sicurezza impegnati a fronteggiare un’emergenza diventata ingestibile.
Ceuta al collasso: responsabilità di Madrid
«Non si può dire se questi soggetti proprio da Ceuta, ma sa banalmente perché? Perché la situazione a Ceuta è drammatica. È una situazione al collasso», osserva Kelany. Nel mirino finisce anche la regolarizzazione voluta dall’esecutivo socialista: «A cominciare dalla legalizzazione di 500.000 migranti dall’oggi al domani. Clandestini che si sono trovati con un permesso di soggiorno e questo significa che possono girare tranquillamente in Europa».
La risposta, precisa la parlamentare e responsabile immigrazione di FdI, non riguarda i viaggiatori europei: «Finché sarà necessario, terremo bloccato Schengen con la Spagna. Il che non significa mettere in difficoltà i cittadini Ue, non c’è alcun aggravio burocratico per chi decide di andare oggi a Madrid». Sia chiaro. «Il tema è di avere un maggiore controllo sui cittadini extra Ue».
Dublinanti, la replica a Schlein
Kelany respinge poi il tentativo di collegare i controlli alla frontiera con le richieste di trasferimento dei richiedenti asilo da altri Paesi europei. «Sono due questioni distinte e separate che nulla c’entrano una con l’altra». E prende di petto la segretaria dem: «Elly Schlein sta utilizzando strumentalmente queste vicende perché si sente un po’ alle strette rispetto all’evidente fallimento di quello che per la sinistra è il modello in Europa, cioè Pedro Sánchez».
Quanto all’ipotesi di una ritorsione italiana, la risposta è altrettanto netta: «Schengen è stato bloccato da una marea di Stati europei, compresa la stessa Spagna. Quella che abbiamo fatto era una misura assolutamente proporzionata al pericolo». Insomma, non è la prima volta che questo succede.
Sui dublinanti, la deputata rivendica i risultati dell’attuale esecutivo: «L’Italia, in questi ultimi anni, cioè da quando è arrivata al governo Giorgia Meloni, ha bloccato 80.000 dublinanti. Mentre fino al 2022 i governi di centrosinistra ne hanno riaccolti in Italia oltre 35.000».
Per le nuove richieste, aggiunge, occorrerà considerare le regole applicabili dal 12 giugno. A settembre è previsto un confronto tra i ministri dell’Interno italiano e tedesco. «Al momento non è entrato alcun dublinante in Italia, questo bisogna chiarirlo. E le richieste successive verranno valutate caso per caso».
“Le Ong devono stare alle nostre regole”
L’intervista tocca infine il fermo di 45 giorni e la multa da 7.500 euro disposti nei confronti della Sea Watch. Kelany contesta apertamente l’attività delle organizzazioni impegnate nei soccorsi: «Le Ong svolgono attività politica e vogliono influenzare le politiche migratorie degli Stati europei».
Quindi rivendica il diritto dello Stato a imporre il rispetto delle proprie norme: «Chi entra nelle nostre acque territoriali sottostà alle nostre regole e a quelle del diritto internazionale. Tutti devono essere costretti a rispettare le regole e solo le Ong no?».