Aiuti sì, truppe no
Volenterosi, l’Italia dice no alle esercitazioni militari: Meloni punta su generatori e aiuti umanitari per l’inverno ucraino
Mentre l’Ucraina celebra il 35esimo anniversario della propria indipendenza da Mosca, la coalizione dei “Volenterosi” annuncia un salto di qualità nel sostegno militare a Kiev. Ma l’Italia sceglie ancora una volta la linea della prudenza, confermando la posizione ribadita più volte dalla premier Giorgia Meloni: nessun soldato italiano in Ucraina, nemmeno per le esercitazioni congiunte annunciate dal presidente francese Emmanuel Macron.
Cosa è successo a Kiev
Nella giornata dell’anniversario, diversi leader europei – tra cui il neo premier britannico Andy Burnham e il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa – si sono recati fisicamente nella capitale ucraina per stringersi attorno a Volodymyr Zelensky. Altri capi di governo, tra cui Meloni, hanno partecipato in videocollegamento alla riunione della coalizione, co-presieduta da Burnham, Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Dal summit sono arrivati annunci pesanti: il Regno Unito ha dato il via libera alla condivisione con Kiev della tecnologia per produrre autonomamente i missili a lungo raggio Scalp/Storm Shadow, mentre Macron ha fissato per ottobre-novembre le prime esercitazioni operative congiunte dei Paesi che sostengono l’Ucraina. La Commissione europea, dal canto suo, ha sbloccato un nuovo finanziamento da 6,1 miliardi di euro per la difesa. Non sono mancate le reazioni di Mosca, che ha minacciato Londra accusandola di partecipare direttamente al conflitto.
La linea italiana: aiuti sì, truppe no
In questo scenario, Palazzo Chigi ha voluto ribadire con chiarezza i confini dell’impegno italiano. Fonti di governo fanno sapere che l’Italia non prenderà parte alle esercitazioni militari annunciate da Macron, in coerenza con quanto la presidente del Consiglio ha sempre sostenuto: nessun invio di militari italiani sul suolo ucraino. Una posizione di equilibrio che Meloni ha mantenuto costante fin dall’inizio del conflitto, distinguendo nettamente tra sostegno a Kiev e coinvolgimento diretto nelle operazioni.
Durante il suo intervento, la premier ha comunque confermato l’impegno concreto dell’Italia sul fronte umanitario, in vista della delicata stagione invernale ormai alle porte. Il governo continuerà infatti a inviare generatori destinati a sostenere la resilienza della popolazione civile e a garantire la tenuta della rete energetica ucraina, messa a dura prova dai continui attacchi russi alle infrastrutture. Meloni ha inoltre ribadito il sostegno italiano alla sovranità, all’integrità territoriale e all’indipendenza dell’Ucraina.
Verso il tredicesimo pacchetto di aiuti
Il governo italiano sta già lavorando al prossimo pacchetto di sostegno a Kiev, il tredicesimo dall’inizio della guerra, che potrebbe essere varato entro l’autunno. Anche in questo caso la strategia resta la stessa: puntare su sistemi difensivi anziché offensivi. Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe un nuovo invio della batteria antiaerea italo-francese Samp/T, di cui l’Italia dispone ormai nella nuova generazione, già schierata di recente anche in Turchia. Restano prioritari anche i missili Aster necessari al munizionamento dei sistemi già forniti, considerati una valida alternativa ai Patriot statunitensi.
Non solo difesa aerea di alto profilo: la Difesa italiana punta anche sul sistema “Grifo”, equipaggiato con i nuovi missili Camm-Er, capace di garantire protezione a corta portata contro droni, missili da crociera e missili anti-radar. Sul tavolo, infine, ci sarebbero anche ipotesi di produzione congiunta di droni con Kiev.
Ma è sul fronte civile che il governo concentra la comunicazione pubblica: ospedali, scuole e rete energetica restano i “tre vettori” attorno a cui ruoterà il nuovo pacchetto di aiuti, con nuovi generatori pensati per sostenere le infrastrutture essenziali del Paese durante i mesi più difficili dell’inverno.
Come per i pacchetti precedenti, anche il tredicesimo decreto interministeriale sarà secretato e dovrà passare al vaglio del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica prima dell’approvazione in Consiglio dei ministri. Dal 2022 ad oggi il Parlamento ha convertito in legge quattro decreti quadro, che hanno permesso l’invio di dodici pacchetti di aiuti militari in quattro anni.
Il plauso di Kiev
Ad apprezzare pubblicamente il sostegno italiano ed europeo è stato Kyrylo Budanov, capo di gabinetto di Zelensky ed ex capo dei servizi segreti ucraini, secondo cui questo tipo di aiuto “non è un’alternativa alla pace”, ma “una condizione necessaria per raggiungerla in maniera duratura”, evitando così di gettare le basi per un futuro conflitto.
Una posizione, quella italiana, che conferma la linea di realismo e prudenza tracciata da Meloni fin dall’inizio: sostegno pieno a Kiev sul piano umanitario e difensivo, ma nessuna escalation che porti soldati italiani sul terreno di guerra.