Furbetti avvisati
PlayStation a 199 euro, poi la truffa da 11mila. Giorgianni: «Con la norma di FdI ora si rischiano fino a 5 anni»
Una PlayStation proposta su Vinted a 199 euro e, alla fine, un danno che avrebbe raggiunto gli 11mila euro ai danni di un ragazzo e di sua nonna. Una vicenda che riporta al centro dell’attenzione il fenomeno delle truffe online e, soprattutto, gli strumenti a disposizione dello Stato per contrastarle.
Sul tema interviene Letizia Giorgianni, deputata di Fratelli d’Italia, che nel 2024 ha promosso un emendamento al decreto Cybersicurezza per inasprire le conseguenze penali delle frodi commesse a distanza attraverso strumenti informatici o telematici.
Onorevole Giorgianni, con la modifica al Codice penale approvata nel 2024, cosa rischiano oggi gli autori di una truffa come quella della PlayStation venduta su Vinted?
«Oggi abbiamo strumenti molto più incisivi. Nel 2024, con un mio emendamento al decreto Cybersicurezza, sostenuto con convinzione da Fratelli d’Italia e dal governo Meloni, abbiamo introdotto una specifica aggravante per le truffe commesse a distanza attraverso strumenti informatici o telematici, quando questi sono idonei a ostacolare l’identificazione del responsabile. In questi casi la pena va da uno a cinque anni di reclusione. E non ci siamo fermati alle pene: abbiamo rafforzato anche la possibilità di colpire i patrimoni dei truffatori attraverso la confisca per equivalente».
Rispetto al passato, qual è il cambiamento più importante?
«Prima la fattispecie base della truffa prevedeva una pena da sei mesi a tre anni. Noi abbiamo voluto affermare un principio preciso: chi utilizza la rete e la distanza per schermarsi e rendere più difficile la propria identificazione deve essere punito più severamente. Con la nuova aggravante si arriva fino a cinque anni. E con la confisca per equivalente possiamo aggredire anche altri beni del responsabile, per un valore corrispondente al profitto della truffa, quando quel denaro non è più direttamente recuperabile».
Per Giorgianni si tratta di un intervento che ha avuto fin dall’inizio un chiaro sostegno politico. «È una misura nella quale Fratelli d’Italia ha creduto e che il governo Meloni ha sostenuto, consentendoci di trasformare una proposta in uno strumento concreto nelle mani della giustizia».
All’epoca qualcuno obiettò che aumentare le pene sarebbe servito a poco, perché i truffatori online sono difficili da individuare.
«È vero, e proprio per questo la vicenda di questi giorni è particolarmente significativa. In questo caso i Carabinieri sono riusciti a risalire a due presunti responsabili. Significa che identificare chi si nasconde dietro uno schermo è difficile, ma non impossibile».
Il punto, sottolinea la deputata di FdI, è fare in modo che all’attività investigativa corrispondano strumenti sanzionatori adeguati: «Quando lo Stato riesce a individuare chi commette queste truffe, deve avere gli strumenti per colpirlo seriamente. È esattamente quello che abbiamo fatto: più tutela per le vittime, pene più severe e la possibilità di aggredire anche i patrimoni dei truffatori».
Quindi questa vicenda dimostra l’utilità dell’intervento voluto da Fratelli d’Italia?
«Credo dimostri soprattutto quanto fosse necessario intervenire. Quando ho letto di una PlayStation proposta a 199 euro e di un ragazzo e sua nonna che alla fine hanno perso 11mila euro, ho ripensato immediatamente a quella battaglia».
Una battaglia che Giorgianni rivendica come uno dei passaggi attraverso i quali la politica può dare una risposta concreta a fenomeni criminali che si evolvono insieme alla tecnologia.
«Il mio compito, come parlamentare, era proporre una risposta normativa. L’ho fatto e ho trovato Fratelli d’Italia e il governo Meloni al mio fianco, permettendo che quella battaglia diventasse legge. Ora spetta alle forze dell’ordine individuare i responsabili e alla magistratura applicare la legge. Ma oggi hanno a disposizione strumenti più forti di quelli che avevano prima».