A dieci anni dal sisma
Meloni ad Amatrice tra applausi, lacrime e abbracci: «Non molliamo. Vogliamo dare risposte»
Il ricordo è un impegno che si rinnova ogni 24 agosto, ma quest’anno porta con sé il peso simbolico di un decennio. Alle 3.36 del mattino, dieci anni fa, la terra tremò per la prima volta nella lunga e drammatica sequenza sismica che sconvolse il Centro Italia.
Ad Amatrice, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata su quei luoghi per onorare la memoria delle quasi 300 vittime e ribadire l’impegno del governo per una ricostruzione che, dopo anni di rinvii, ha finalmente imboccato una nuova strada.
Il ricordo di Meloni a dieci anni dal sisma
La giornata della premier era iniziata al mattino, con un messaggio affidato ai social in cui Meloni ha ricordato la “terribile” prima scossa e reso omaggio alle vittime del sisma, sottolineando come il suo governo abbia “raccolto la responsabilità” di una ricostruzione rimasta troppo a lungo bloccata. Un impegno che passa anche per il ritorno a splendere della Basilica di San Benedetto a Norcia, richiamata dalla presidente del Consiglio come simbolo della rinascita possibile dell’Appennino.
L’arrivo ad Amatrice e l’omaggio alle vittime
Nel pomeriggio l’arrivo ad Amatrice, accolta dagli applausi e dalle voci di incoraggiamento della folla riunita al Parco Don Minozzi. Un’accoglienza che ha lasciato subito spazio al silenzio composto del raccoglimento davanti al monumento alle vittime, dove Meloni ha deposto una corona d’alloro.
L’abbraccio al familiare delle vittime
Uno dei momenti più intensi è arrivato durante l’esecuzione del “Silenzio”, quando un cittadino di Amatrice che nel sisma ha perso parte della propria famiglia ha cercato di avvicinarsi alla premier, visibilmente scosso. Il sindaco Cortellesi lo ha fermato e confortato, ma al termine della cerimonia è stata la stessa Meloni ad andargli incontro. Poche parole e un abbraccio che l’uomo, tra le lacrime, ha poi descritto come una delle emozioni più belle della sua vita.
Meloni: «Grande emozione, ma ancora più grande è l’impegno»
È proprio all’incontro con i familiari delle vittime che Meloni ha dedicato le parole pronunciate al termine della giornata: «L’emozione per l’incontro con i parenti delle vittime è grande, ma è più grande l’impegno perché noi vogliamo soprattutto dare risposte, continuare a dare risposte». Una frase che lega il dovere della memoria alla responsabilità della ricostruzione e alla necessità di restituire prospettive concrete alle comunità colpite.
La messa con Zuppi e i familiari
La premier ha partecipato in prima fila alla messa celebrata al campo sportivo dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, davanti a circa un migliaio di persone. Accanto a lei, tra le autorità presenti, i ministri Nello Musumeci, Gianmarco Mazzi e Andrea Abodi, oltre ai presidenti delle Regioni colpite dal sisma e ai sindaci dei paesi del cratere.
Nell’omelia Zuppi ha ricordato i 142 secondi di “Apocalisse” vissuti nel buio e nel silenzio irrespirabile di quella notte, indicando nella speranza e nella comunità la risposta alla fragilità dell’uomo di fronte alla catastrofe.
«Giorgia non mollare». E Meloni: «Promesso»
Al termine della celebrazione, un altro momento emblematico del rapporto tra Meloni e la gente di Amatrice. Dal palco allestito come altare, una voce si è levata per incitarla: «Giorgia non mollare». Immediata la risposta della presidente del Consiglio: «Promesso».
Poi la partenza dal campo sportivo, ancora tra gli applausi. Seduta in auto, Meloni ha continuato a salutare le persone che all’uscita la chiamavano per nome. Un percorso di ricostruzione ancora lungo, ma che nel decimo anniversario del terremoto unisce memoria e impegno: quello ribadito dalla premier di continuare a «dare risposte» a una terra che non ha dimenticato quella notte e che continua a chiedere di rinascere.