Fisco e burocrazia
Usa un vecchio libretto degli assegni e rischia una sanzione fino a 50mila euro: il caso di un’operaia romana
Il Ministero dell’Economia contesta una presunta violazione della normativa antiriciclaggio. La donna, 57 anni, si difende: «Una semplice dimenticanza, nessuna volontà di eludere la legge»
Una dimenticanza che potrebbe costare molto cara, fino a 50mila euro. È la vicenda che vede protagonista Daniela T., operaia artigianale di 57 anni residente a Roma, destinataria di un provvedimento notificato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per una presunta violazione della normativa antiriciclaggio legata all’utilizzo di un assegno bancario.
Secondo quanto contestato dal Mef, la donna avrebbe effettuato l’11 marzo 2026 un pagamento mediante assegno bancario emesso su un conto di Banca Mediolanum senza apporre la clausola obbligatoria “non trasferibile”, prevista dall’articolo 49, comma 5, del decreto legislativo n. 231 del 2007.
Il vecchio libretto di assegni dimenticato nel cassetto
Alla base della vicenda ci sarebbe però un particolare che, secondo la difesa, cambierebbe completamente la lettura dei fatti. Daniela T. avrebbe infatti utilizzato un libretto di assegni rimasto inutilizzato per circa quindici anni. All’epoca del rilascio del carnet, infatti, la clausola “non trasferibile” non veniva riportata automaticamente sui moduli, come avviene oggi, e doveva essere eventualmente inserita dal correntista. Secondo la ricostruzione fornita dalla donna, la mancata apposizione della dicitura sarebbe stata il frutto di una semplice dimenticanza, senza alcuna intenzione di violare la normativa vigente.
La memoria difensiva degli avvocati
Attraverso gli avvocati Alessandro Romanò e Giacinto Canzona, la donna ha presentato una memoria difensiva nella quale viene contestata la ricostruzione dell’amministrazione. I legali evidenziano che la disciplina antiriciclaggio è finalizzata a contrastare comportamenti fraudolenti e operazioni dirette a occultare risorse o a sottrarre somme al Fisco. Nel caso in esame, sostengono, non emergerebbe alcun elemento idoneo a dimostrare un comportamento doloso né una condotta caratterizzata da colpa grave.
La memoria richiama inoltre i principi che regolano la responsabilità nelle violazioni amministrative, sostenendo che la mera dimenticanza non sarebbe sufficiente a integrare gli estremi della punibilità in assenza di un significativo grado di colpevolezza.
«Ignoranza inevitabile della legge»
Tra gli argomenti sviluppati dalla difesa vi è anche quello dell’ignoranza inevitabile e scusabile della legge. Secondo gli avvocati, Daniela T., operaia specializzata che per molti anni ha lavorato in Romania, non sarebbe stata a conoscenza delle modifiche intervenute nella normativa antiriciclaggio durante il periodo in cui non aveva utilizzato il libretto degli assegni. Per questo motivo, la difesa ritiene che il caso possa essere ricondotto all’ipotesi dell’errore inevitabile, principio elaborato dalla giurisprudenza e che, secondo la memoria, troverebbe applicazione anche nell’ambito delle sanzioni amministrative.
Sanzione pecuniaria fino a 50mila euro
Spetterà ora al Ministero dell’Economia valutare le argomentazioni contenute nella memoria difensiva e decidere se confermare la contestazione oppure archiviare il procedimento. L’operaia romana rischia una sanzione amministrativa pecuniaria che, in via ordinaria, va da 1.000 a 50.000 euro (il minimo è stato ridotto a 1.000 euro per le violazioni contestate dal 2022 in poi).
Il caso riporta l’attenzione sull’importanza di verificare sempre la conformità dei vecchi libretti di assegni alle norme oggi vigenti. Molti correntisti, infatti, conservano ancora carnet emessi molti anni fa e potrebbero inconsapevolmente incorrere in contestazioni analoghe qualora decidessero di utilizzarli senza accertarsi delle modifiche introdotte dalla normativa nel corso del tempo.