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Trent’anni fa la nascita di Azione Giovani a Rieti: una data storica. Quei ragazzi oggi guidano l’Italia con Giorgia Meloni
Politica - di Gloria Sabatini - 29 Luglio 2026 alle 17:37
Non è un’operazione nostalgia, né la stanca cronaca di un anniversario fra tanti. È la data di uno spartiacque nella storia dell’organizzazione giovanile di destra. Che segnò per sempre la parabola dei post-missini, quando gli adulti vennero (volentieri) “trascinati” dagli under 30 in mare aperto. Pionieri e visionari tracciarono la rotta che quattro anni fa ha portato la destra a Palazzo Chigi. Dopo una lunga traversata nel deserto, fatta di demonizzazione, isolamento, persecuzione fisica e politica. Parliamo del 27 e 28 luglio 1996.
Trent’anni fa la nascita di Azione Giovani a Rieti: era il 28 luglio 1996
Esattamente 30 anni fa a Rieti nasceva Azione Giovani. Nuova sigla (anche se il nome venne scelto in un secondo tempo, a settembre) in cui confluirono le storie del Fronte della Gioventù, del Fuan e di Fare Fronte universitario. Un unico strumento rappresentato dalla crema dei dirigenti giovanili che oggi sono presidenti del consiglio, ministri, parlamentari, sindaci, presidenti di Regione, amministratori delegati e quadri dirigenti di aziende pubbliche e private. A guidare la nuova organizzazione fu eletto Basilio Catanoso, siciliano doc, militante del Fronte della Gioventù, poi deputato. Superò di misura il competitor Alberto Arrighi, un futuro da parlamentare. La scelta cadde su una candidatura sintesi – sotto la regia di Fabio Rampelli – per riunire e riappacificare quel mondo giovanile fino ad allora diviso tra diverse componenti, sulla scia delle correnti del partito. La scelta di Basilio – ricordano i giovani dell’epoca – fu un’operazione strategica che determinò una nuova fase della storia della destra giovanile italiana. Una svolta, poco dopo quella di Fiuggi, che sancì la nascita di Alleanza nazionale.
La scelta unitaria della candidatura di Basilio Catanoso
Chiamati a costituire la nuova organizzazione giovanile “unitaria” di An, i delegati del FdG, del Fuan, di Fare Fronte Universitario e le nuove sigle giovanili legate ai neonati circoli di An si trovarono di fronte a una scelta dirimente. Inevitabile riavvolgere il nastro, con l’aiuto dell’attuale governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio, un pozzo di ricordi, aneddoti e date. All’epoca dirigente nazionale del Fdg. Qualche settimana prima delle assise di Rieti Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri provarono a chiudere – un po’ machiavellicamente – un accordo da sottoporre ai rispettivi quadri giovanili, che sanciva la divisione del mondo giovanile tra le due correnti maggioritarie dell’epoca, di cui erano i leader. Invece di celebrare un congresso di scontro tra Alberto Arrighi e Giampiero Cannella, (oggi sottosegretario alla Cultura), lungamente preparato da mesi di incontri, confronti sul territorio e aspre selezioni interne, si prendeva atto che ci fossero due anime diverse, che avrebbero guidato rispettivamente l’organizzazione territoriale e quella universitaria.
L’accordo tra Gasparri-Alemanno e il “terzo nome di sintesi”
Ma le cose andarono diversamente. Era uno schema pragmatico ma “incapacitante”, si sarebbe detto all’epoca. Aveva il pregio di suddividere gli ambiti e garantire alla rappresentanza universitaria un’autonomia anche formale. Ma un limite insopportabile: trasferiva e ufficializzava la logica correntizia nel mondo dei giovani. “In un partito che all’epoca conosceva la guida autorevole e indiscussa di Fini – racconta Marsilio – i ‘giovani’ avrebbero fatto il ‘lavoro sporco’ che i ‘colonnelli’ non avevano la possibilità o il coraggio di fare apertamente. Per questo – racconta al Secolo d’Italia – sbattei la porta e me ne andai protestando dalla riunione dei quadri della componente ‘sociale’. Me ne andai insieme a Fabio (Rampelli, ndr) con l’intenzione di conseguire l’obiettivo più prezioso: l’unità del mondo giovanile”. Da lì l’alleanza che portò alla candidatura di Basilio Catanoso, un autentico capolavoro di diplomazia, con Giampiero Cannella designato alla guida dell’organizzazione universitaria.
La formula unitaria vinse la scommessa: quei giovani governano la nazione
Da allora nulla fu più come prima. I dirigenti di Azione Giovani si confrontano, si scontrano, fanno squadra. Crescono e vincono la scommessa. Un numero altissimo di delegati e di dirigenti della neonata organizzazione giovanile (poi nel 2004 il combattutissimo congresso di Viterbo che elesse al timone una giovanissima e carismatica Giorgia Meloni) oggi è classe dirigente del Paese. È la cosiddetta Generazione Atreju. Perché è proprio lì che fu pensata e nacque la prima kermesse giovanile intitolata al protagonista della Storia Infinita di Michael Ende, poi diventata la festa ufficiale di Fratelli d’Italia. Che di edizione in edizione è diventata un appuntamento che ha superato i confini nazionali.
Uscire dalla secche del nostalgismo, spunta una nuova antropologia
La svolta – che oggi compie 30 anni – travalicò il dato, pure molto significativo, dell’unità per diventare un nuovo paradigma. Parole d’ordine: uscire dalle secche del nostalgismo, consegnare il passato alla storia (che solo una sinistra accecata di ideologia oggi vorrebbe resuscitare come pericolo per la tenuta democratica), rinnovare codici, linguaggi e simbologie per costruire una nuova antropologia. Che spiazzò gli avversari e provocò lacerazioni e crisi di rigetto anche in casa, da parte di chi temeva – eterno dilemma – il tradimento dell’antica vocazione e il presunto annacquamento dell’identità. L’obiettivo ambizioso, però, vinse le riserve dei nostalgici e dei “custodi della tradizione”. Da Rieti parte il viaggio di un’organizzazione giovanile nuova, che voleva chiudere per sempre con gli anni ’70, dolorosi e disumani, archiviare il riflusso dei sonnolenti anni ’80, e aprirsi al mondo. Uscire dal ghetto (mai più topi di fogna) e annusare il mondo fuori del guscio domestico. Mettersi all’opera negli ambiti più diversi, ambiente, volontariato sociale, cultura, sport, impresa.
“Proviamola nuova”, gli autori della Nuova Destra un’ispirazione
“Solo così si vedrà chi avrà più filo da tessere”. Se il nostalgismo rischiava di confinare per sempre la destra ai margini della politica, tanto valeva “Proviamola nuova”, come insegnavano i i libri degli autori della Nuova Destra, Marco Tarchi, Stenio Solinas e altri, ispiratisi alla Nouvelle Droite francese di Alain de Benoist. A conti fatti, Meloni premier e la generazione Atreju protagonista della scena politica lo dimostra, vinsero i pionieri del nuovo, i visionari, spesso ostracizzati dal partito ufficiale. Una bella rivincita. E non è un caso se quella tipologia, consacrata 30 anni fa a Rieti, ha permesso alla destra politica, minata dal confronto con l’alleato Berlusconi e in debito d’ossigeno con il Pdl, di continuare a esistere, a progettare, a sperimentare. Fino a diventare egemone.
Una lunga pedalata fino a Palazzo Chigi
La scelta della ricetta unitaria del congresso di Rieti prima e l’esito del congresso di Viterbo nel 2004, con la consacrazione di Giorgia Meloni, sono stati palestra e linfa dell’attuale classe dirigente della nazione. Una lunga pedalata che ha portato Meloni e tutta la destra (altro che sola al comando senza classe dirigente) al governo dell’Italia. In questo percorso anche buona parte di quanti quei congressi li persero e si trovarono in minoranza, poi hanno costruito intorno a Giorgia Meloni un progetto comune e condiviso. Save the date: 27 e 28 luglio 1996.