Guerra nel Golfo
Terza notte di raid Usa sull’Iran, Hormuz torna una polveriera: missili di Teheran su due petroliere
Washington schiera aerocisterne e velivoli da ricognizione. Il presidente Usa: "Colpiremo tutte le capacità iraniane e ci faremo rimborsare"
Esteri - di Alice Carrazza - 14 Luglio 2026 alle 09:15
«Colpiremo tutte le loro capacità». Donald Trump annuncia così dallo Studio Ovale una nuova offensiva contro l’Iran e promette che il conflitto «sarà molto veloce». Ma mentre il presidente americano rilancia la pressione militare su Teheran, a Hormuz si torna a sparare: due petroliere sono state raggiunte da missili iraniani, un marinaio è rimasto ucciso e altri otto membri degli equipaggi sono stati feriti. Contemporaneamente, le Guardie rivoluzionarie hanno rivendicato attacchi con missili e droni contro installazioni statunitensi in Bahrein.
La tregua è finita
La tregua è ormai archiviata. Il Centcom ha concluso una nuova operazione durata cinque ore contro obiettivi militari iraniani, mentre almeno una dozzina di velivoli americani è stata individuata nei cieli del Golfo Persico, del Golfo di Oman, degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita. In volo, secondo la Cnn, nove aerocisterne KC-135R, due KC-46A e diversi aerei da ricognizione, tra cui un E-3B Sentry e un P-8 Poseidon.
Trump: «Hanno rotto l’accordo»
Il tycoon accusa l’Iran di aver violato l’intesa provvisoria raggiunta con Washington. «Hanno rotto l’accordo, hanno scoperto che c’era qualcosa che non gli piaceva e noi non intendiamo accettarlo», ha dichiarato. «Alla fine finiremo per controllare tutto quello che stanno facendo: è folle e molto stupido».
Il presidente ha assicurato che un nuovo accordo rimane possibile, ma ha ribadito una condizione non negoziabile: «Teheran non avrà l’arma nucleare». Ha poi confermato il ripristino del blocco contro i porti iraniani e l’intenzione di imporre una commissione del 20 per cento sui carichi che attraversano lo Stretto sotto protezione americana.
Washington, ha spiegato Trump, vuole essere rimborsata dagli alleati regionali. «Stiamo proteggendo una delle regioni più ricche del mondo», ha detto, indicando Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e Bahrein. Alle domande sulla durata della guerra ha risposto con una battuta: «Siamo stati in Vietnam diciannove anni, qui siamo arrivati a quattro mesi».
Il progetto dei pedaggi, tuttavia, incontra resistenze persino all’interno dell’amministrazione. Secondo il New York Times, il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance considererebbero il piano difficilmente attuabile, sia sul piano operativo sia su quello giuridico. Il diritto internazionale garantisce infatti il passaggio attraverso gli stretti internazionali senza il pagamento di una tassa per il semplice transito.
Missili contro le petroliere e raid sul Bahrein
Gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato l’attacco contro le petroliere Mombasa e Bahia, colpite da due missili da crociera nella parte meridionale dello Stretto. A bordo della Mombasa è morto un marinaio indiano; otto persone sono rimaste ferite, quattro delle quali gravemente. Gli incendi divampati sulle imbarcazioni sono stati successivamente domati.
L’India ha convocato il viceambasciatore iraniano, mentre il ministero della Difesa emiratino ha definito il raid «una grave violazione del diritto internazionale» e una minaccia alla sicurezza regionale.
La repubblica degli ayatollah ha contemporaneamente allargato il raggio della rappresaglia. I pasdaran hanno rivendicato attacchi contro la base di Juffair, sede della Quinta Flotta americana, sostenendo di aver colpito depositi di armi, sistemi radar, centri di comunicazione e alloggi militari statunitensi. Sirene d’allarme sono risuonate più volte a Manama.
Le Guardie rivoluzionarie hanno inoltre annunciato un attacco contro una base utilizzata dagli americani in Giordania. Amman ha riferito di aver intercettato quattro missili entrati nel proprio spazio aereo.
Petrolio e gas tornano a correre
L’escalation si riflette immediatamente sui mercati. Il Brent è salito fino a 85 dollari al barile, dopo il balzo di quasi il 10 per cento registrato lunedì. Il gas europeo TTF ha raggiunto i 53 euro per megawattora, il livello più alto da tre mesi.
Il nodo resta Hormuz, la rotta attraverso la quale, in condizioni normali, transita circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio e gas. Stati Uniti e Iran ne rivendicano il controllo, mentre le petroliere rallentano o sospendono i passaggi. E quella che Trump promette come una guerra lampo rischia già di trasformarsi in una battaglia per il dominio del Golfo e per la sicurezza energetica mondiale.