Garantisti a orologeria
Scandalo Salis, contratti capestro e mai registrati. Campo largo in imbarazzo, dal Nazareno bocche cucite sulla maestra antifa
Per la sinistra, eccetto Avs costretta a difenderla con un certo nervosismo, Ilaria Salis è sempre più una zavorra della quale sarebbe meglio sbarazzarsi. Lo scandalo della maestra antifa che siede in Parlamento europeo grazie alla benevolenza della coppia Fratoianni Bonelli, che in barba allo Statuto dei lavoratori, ha licenziato in tronco senza giusta causa due collaboratori a Bruxelles, si accresce di nuovi dettagli ‘pesanti’. E agita il campo largo. Secondo quanto ricostruisce Il Giornale, nei contratti figuravano clausole-capestro e, in alcuni casi, quei contratti neppure erano stati depositati. Roba che scotta, tanto più se il datore di lavoro si atteggia a paladina degli ultimi con il governo ‘dei padroni’.
Scandalo Salis, quei contratti capestro che imbarazzano la sinistra
Nel mirino dei giudici (che l’hanno condannata a pagare 300mila euro) gli accordi sottoscritti con i due assistenti, Francois Gelmetti e Valentina Dadda. Inquadrati rispettivamente come collaboratore e partita Iva anziché come dipendenti. Una scelta che, secondo il tribunale di Milano, non rispecchiava il reale rapporto di lavoro. Tanto che il giudice Franco Caroleo ha concluso che entrambi fossero in realtà “dipendenti a tempo determinato”. Non proprio in linea con la tutela dei lavoratori le condizioni previste dai contratti. Che addirittura consentivano l’interruzione immediata del rapporto anche per motivi irrilevanti, come la “mancanza ripetuta per oltre due volte a riunioni di coordinamento“. L’attivista dei centri sociali e portabandiera delle occupazioni abusive si difende (non nel merito) dicendo di non aver mai ricevuto la citazione in giudizio. Ma via Lomellina era all’epoca la sua residenza ufficiale, come dimostrano gli atti a disposizione del tribunale. Per questo, dopo due tentativi andati a vuoto, la notifica si considera avvenuta. E il castello difensivo cade mettendo in grave difficoltà il campo largo mentre Fratoianni si dichiara garantista a oltranza.
I due assistenti non compaiono nel sito, erano inquadrato come co.co.co e partita Iva
Se la condanna venisse confermata, oltretutto, dovrebbe pagare di tasca sua i 300mila euro, perché i risarcimenti danni non rientrano tra le spese per il personale che l’Europarlamento rimborsa ai suoi membri. I due assistenti Gelmetti e Dadda, secondo quanto reso noto dalla stessa eurodeputata di Avs, non erano stati formalmente assunti ma inquadrati rispettivamente come co.co.co e partita Iva. Proprio le due tipologie che la sinistra radicale ha sempre bollato come strumenti di sfruttamento. Salis, insomma, stando al quotidiano milanese, aveva imposto un accordo capestro che prevedeva il licenziamento immediato anche in caso di assenza da riunioni. I due, che hanno lavorato sodo anche alla campagna elettorale, non compaiono sul sito parlamentare della Salis. Vengono definiti “assistenti locali”, che operano non a Strasburgo e Bruxelles ma nel paese d’origine del deputato (che può destinare fino al 60 per cento dei 30mila euro mensili a sua disposizione per lo staff). A pagarli è il Parlamento europeo ma a gestirli sono “terzi erogatori che garantiscono la conformità alla legislazione nazionale ed europea in materia”.
L’imbarazzo delle opposizioni, il silenzio del Pd
A giustificare i licenziamenti sono contestazioni da ridere. Come quella nei confronti di Valentina Dadda per la “mancanza di risposte tempestive alle mail ricevute”. In soldoni i due collaboratori non erano liberi professionisti ma “dipendenti a tempo determinato”. Una figuraccia ciclopica che la maestra antifa giustifica sostenendo di aver licenziato per “il bene dei suoi elettori”. L’imbarazzo nel campo largo è forte. Dal Nazareno bocche cucite, la parola d’ordine è aspettiamo la sentenza definitiva. I leader di Avs masticano amaro e sarebbero tentati di mollarla ma come fare? Sui social è un tam tam di critiche e ironie con paragoni impietosi con il caso Soumahoro. Un’altra genialata di Fratoianni e Bonelli.