Tutti contro i socialisti
Sánchez, il premier che non trova pace: a Pamplona pure la corrida in festa gli grida “Figlio di…” (video)
Ad Ankara, intanto, il protocollo turco prepara i fiori anche per Begoña Gómez. Peccato che la moglie del premier sia rimasta in Spagna senza passaporto a casa dei guai giudiziari
«Pedro Sanchez, hijo de puta» (Pedro Sanchez figlio di…). E sì, per il premier socialista spagnolo è davvero un brutto periodo: tallonato dalle inchieste, inseguito dai guai familiari e da un Paese che non lo risparmia nemmeno alle feste popolari. Così, Sánchez finisce nel mirino anche stavolta, a Pamplona, durante il Chupinazo che ha aperto i Sanfermines 2026. La piazza bianca e rossa, in attesa del razzo, gli ha riservato un coro durissimo.
Gritos contra Pedro Sánchez en el chupinazo de San Fermín en Pamplona. pic.twitter.com/CoyYthj3pn
Leggi anche— Tate.J Barcelo (@TateJBarcelo) July 6, 2026
Pamplona, del resto, non è una cornice qualsiasi. È la capitale della Navarra, il luogo in cui i Sanfermines non sono una cartolina per turisti, ma un rito identitario. Fazzoletti rossi al collo, balconi pieni, folla compressa davanti al Municipio: tutto pronto per lo spettacolo locale. Solo che, prima del Chupinazo, il botto è stato politico. Sánchez non era sul balcone. La piazza, però, lo ha convocato lo stesso.
La festa diventa termometro politico
Il punto non è solo l’insulto. Il punto è dove arriva. Non in una manifestazione organizzata dall’opposizione, non in Parlamento, non davanti alla sede del Psoe. Arriva dentro una delle feste più celebri di Spagna, là dove la politica entra solo quando il Paese è già stremato. E Pamplona, per Sánchez, è un terreno ancora più scivoloso. I Sanfermines vivono nell’immaginario dei tori, della corsa, della tauromachia: proprio quella tradizione che una parte della sinistra spagnola guarda come un reperto da correggere. La cancellazione del premio nazionale dedicato alla corrida, decisa dal ministero della Cultura, ha riacceso lo scontro tra chi vorrebbe archiviare la tradizione e chi la difende come un pezzo dell’identità nazionale.
Così il Chupinazo diventa una fotografia perfetta: da una parte un governo che pretende di stabilire quali tradizioni siano ancora presentabili; dall’altra una piazza che risponde con il galateo delle feste popolari, cioè senza galateo.
Il caso, poi, non resta isolato. Lo stesso slogan contro Sánchez, secondo i video circolati in rete, sarebbe stato intonato anche da tifosi spagnoli a Los Angeles, durante il sostegno alla nazionale di Luis de la Fuente. O ancora, dal portiere del Sabadell, Diego Fuoli, che da un balcone ha detto: «Adesso lancerò qui una frase e voi rispondete con quello che vi viene: Pedro Sánchez». E la folla: «Hijo de puta».
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Ad Ankara tutto solo
Poi c’è Ankara, dove la diplomazia ha regalato alla cronaca una scena più crudele. All’aeroporto, per l’arrivo di Sánchez al vertice Nato, il protocollo turco aveva predisposto l’accoglienza anche per Begoña Gómez. Due mazzi di fiori: uno per il premier, l’altro per la moglie. Il primo è stato consegnato. Il secondo è rimasto lì. Begoña Gómez non era sull’aereo dell’Aeronautica militare spagnola. Il giudice Juan Carlos Peinado le ha ritirato il passaporto e le ha vietato di lasciare la Spagna come misura cautelare nell’ambito dell’inchiesta che la riguarda. La moglie del premier aveva chiesto un’autorizzazione speciale per partecipare al viaggio, invitata dalla consorte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan al programma parallelo riservato agli accompagnatori dei leader. Il permesso, però, non è arrivato. Niente “ladies first” ad Ankara.
Il governo spagnolo, stando alle ricostruzioni, aveva informato le autorità turche dell’assenza. Tuttavia, non è bastato. Così le telecamere ne hanno approfittato.
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