Domande senza risposta
Ricolfi mette Schlein all’angolo: «Non basta attaccare Meloni, spiega il tuo programma di governo»
Il sociologo avverte che «non è pensabile che il maggiore partito d'opposizione non abbia qualche idea ben definita su come governare in caso di vittoria» e pone una serie di quesiti di merito alla segretaria Pd
Bastano poche domande per affossare Elly Schlein, e indirettamente certi salotti tv che finiscono per essere più un palco da comizi che un luogo di approfondimento. A dimostrarlo è Luca Ricolfi che, «da cittadino che l’anno prossimo dovrà votare alle elezioni politiche», mette in fila una serie di argomenti su cui non si capisce quale posizione abbia il Pd, ma che sono dirimenti per chi ha la pretesa di presentarsi come alternativa di governo: dalla patrimoniale all’Ucraina.
Ricolfi affossa la strategia di Schlein: «Non basta denigrare Meloni»
Emerge, dalle parole del sociologo, tutta l’insofferenza per un Pd, «il maggiore partito d’opposizione», che non è in grado di proporre altro che accuse verso il governo in carica. «Può anche darsi che denigrarlo, accusare Giorgia Meloni di infischiarsene dei problemi degli italiani, dipingere la premier come arroccata nel Palazzo e assetata di potere come Elly Schlein ha fatto in una recente intervista su La7 – scrive Ricolfi in un editoriale sul Messaggero – sia una buona strategia per acchiappare voti (anche se mi chiedo: chi guarda La7 non è già acchiappato?). E tuttavia, da cittadino che l’anno prossimo dovrà votare alle elezioni politiche, avrei preferito che, nel largo spazio concessole dai conduttori, Elly Schlein avesse trovato modo di rispondere a qualche domanda precisa, fra le molte che gli elettori incerti si pongono».
Le domande senza risposta alla segretaria Pd
Per Ricolfi, anche in assenza di un programma del campo largo, «non è pensabile che il Pd, il maggiore partito di opposizione, non abbia qualche idea ben definita su come intenderebbe governare l’Italia in caso di vittoria elettorale». Ed ecco quindi le domande di merito, puntuali, su quale sarebbe l’agenda di «un eventuale governo Schlein». Ogni interrogativo è preceduto da un «mi piacerebbe sapere», che sottolinea il senso di frustrazione per una narrazione che non va mai oltre gli slogan.
Conti pubblici, Ucraina, sanità: che farebbe un governo a guida dem?
Sui conti pubblici quello che il cittadino Ricolfi vorrebbe sapere è se un eventuale governo Schlein «proseguirebbe la linea di rigore del governo Meloni, o ritiene tale linea eccessivamente asservita ai diktat europei, e quindi non esclude di sfondare più o meno temporaneamente il tetto del 3%, magari con il lodevole intento di sollevare le sorti della sanità pubblica». Sull’Ucraina «se manterrebbe l’appoggio militare, e a che livello intenderebbe portare le spese per la difesa fra il 2027 e il 2032 (sopra o sotto il livello attuale?)». Sulla spesa sanitaria quale strada sceglierebbe per aumentarla: «Intenderebbe ricorrere al deficit pubblico, a maggiori tasse, o a tagli e efficientamenti (in quali settori?)».
Patrimoniale sì o no? E come, per quanto tempo, con quali soglie?
E, ancora, «mi piacerebbe sapere se dobbiamo attenderci una patrimoniale, e se sì oltre quale soglia di ricchezza finanziaria o immobiliare»; «se una eventuale tassa patrimoniale sarebbe una tantum (un solo anno), o pluriennale (per alcuni anni), o permanente»; «se sotto il suo governo la pressione fiscale aumenterebbe ulteriormente, resterebbe invariata, o diminuirebbe»; «se il suo partito ha effettuato uno studio sulle conseguenze occupazionali e fiscali del salario minimo legale».
I nodi immigrazione e sicurezza
«Mi piacerebbe sapere – prosegue Ricolfi – se un governo da lei guidato cercherebbe di bloccare il progetto del Ponte sullo Stretto. Infine, non meno importante di tutto il resto, la questione migratoria. È da alcuni mesi che esponenti del Pd e delle opposizioni accusano il Governo di non avere fatto abbastanza per contenere gli sbarchi e rendere effettive le espulsioni». «Dobbiamo dedurne che il Pd vorrebbe interventi più severi? Se è così sarebbe utile sapere se, al riguardo, esiste un numero annuo massimo di sbarchi e un numero annuo minimo di rimpatri che il Pd considererebbe soddisfacenti», prosegue il sociologo, sottolineando che «sarebbe altamente informativo» anche conoscere le intenzioni sui decreti Sicurezza e sulle alternative nel caso l’ipotetico governo del campo largo decidesse di cancellarli.
Lo sconforto di chi sa che avrà solo «risposte evasive o ideologiche»
La lista di domande, precisa ancora Ricolfi, sarebbe in realtà assai lunga. Andrebbe dai diritti gay all’utero in affitto, fino al reato di stupro, dall’eutanasia alle droghe, dalla politica ambientale a quella industriale, dalla censura alla scuola, dalla casa agli sgomberi. Riguarderebbe, insomma, tutti i temi politici, sociali, economici cui nessun governo può sottrarsi. «Ma – chiarisce in conclusione – sono domande sulle quali noi elettori siamo abituati a ricevere dai politici risposte evasive, o generiche, o ideologiche. Meglio, allora, accontentarsi delle risposte sui temi hard dell’economia e dell’immigrazione. Sempre che quelle risposte arrivino».