Notte di fuoco
Nuovi raid Usa in Iran. Trump: «Rappresaglia per Hormuz». Teheran: «Lo Stretto riapre solo alle nostre condizioni»
Il Centcom ha riferito di aver colpito 90 obiettivi militari iraniani: «Le forze statunitensi rimangono vigili, letali e pronte a eseguire operazioni dirette dal Comandante in Capo»
Nuova notte di bombardamenti incrociati in Iran e nell’area del Golfo. L’attacco è stato annunciato sui social tanto dal Centcom, il comando centrale unificato delle forze militari Usa, quanto da Donald Trump. «Questa è la rappresaglia per il bombardamento di ieri delle navi da parte dell’Iran. Se dovesse ripetersi, la situazione peggiorerà di molto», ha scritto su Trutn nella notta italiana il presidente Usa, postando le foto dei bombardamenti in corso.
Trump: «Questa è la rappresaglia per Hormuz»
Su X il Centcom ha spiegato che gli attacchi erano finalizzati a «degradare ulteriormente la loro capacità di minacciare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti ritengono l’Iran responsabile per l’aggressione ingiustificata recente contro le navi commerciali e gli equipaggi civili che navigano liberamente in una vitale rotta marittima internazionale».
Il Centcom: colpiti 90 obiettivi militari iraniani
Successivamente il Centcom ha riferito di aver colpito «circa 90 obiettivi militari iraniani, tra cui sistemi di difesa aerea, infrastrutture di sorveglianza costiera, depositi di missili e droni, capacità navali e infrastrutture logistiche militari lungo la costa iraniana». «Gli ultimi attacchi fanno seguito alla riuscita esecuzione di offensive in Iran la notte precedente», si legge ancora sul profilo X del Comando centrale Usa, dove viene ricordato che negli attacchi del 7 luglio sono stati colpiti circa 80 obiettivi militari iraniani, «tra cui oltre 60 imbarcazioni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche». «Le forze statunitensi rimangono vigili, letali e pronte a eseguire operazioni dirette dal Comandante in Capo», è la conclusione del post.
Da Teheran droni e l’avvertimento: «Lo Stretto riapre solo alle nostre condizioni»
Dopo gli attacchi, la risposta di Teheran non ha tardato ad arrivare: missili e droni sono stati lanciati sul Kuwait ed esplosioni si sono registrate nella capitale del Bahrain. In entrambi i casi le Guardie rivoluzionarie hanno rivendicato di aver colpito basi Usa. «L’America non ha ancora imparato che il bullismo e la slealtà non sono più privi di costi. Lo dico chiaramente: colpite, e verrete colpiti. Non agitate inutilmente braccia e gambe, che affonderete ancora di più: lo Stretto di Hormuz si apre solo con gli “accordi iraniani”, non con le minacce americane», ha scritto su X il capo negoziatore iraniano, il presidente del parlamento di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf.
Colpiti i ponti che portano alla città dei funerali di Khamenei
Secondo quanto dichiarato dai pasdaran, i raid americani hanno colpito «due ponti nelle province orientali verso Mashhad», la città santa in cui l’ex Guida Suprema Khamenei verrà sepolto nel corso della giornata. Le autorità iraniane hanno dichiarato che il servizio ferroviario passeggeri sulla linea Teheran-Mashhad è stato sospeso dopo che un tratto della linea è stato colpito da un attacco statunitense e l’ente ferroviario della Repubblica islamica ha fatto sapere che squadre tecniche e operative sono state inviate sul posto, dove sono in corso i lavori di riparazione, aggiungendo che l’obiettivo è ripristinare la linea «nel più breve tempo possibile» e che si stanno organizzando soluzioni per trasportare via terra i passeggeri bloccati a Mashhad.
Le Guardie Rivoluzionarie hanno anche messo i raid in diretta relazione con la cerimonia funebre, definita «storica», sostenendo che lo scopo fosse oscurarla. I pasdaran hanno inoltre avvertito che, se gli Stati Uniti ripeteranno gli attacchi, la «sconvolgente risposta dell’Iran si estenderà ad altre basi americane nella regione».
“This is in retribution for yesterday’s bombing of ships by Iran. If it happens again, it will get much worse!” – President Donald J. Trump pic.twitter.com/TKKf8cIzCr
— The White House (@WhiteHouse) July 8, 2026