L'ordine di Trump da Ankara
Nuovi raid Usa contro l’Iran: colpiti 80 obiettivi. Teheran risponde e attacca le basi americane in Kuwait e Bahrein
Potente attacco Usa nel sud dell’Iran nella notte. Teheran risponde risponde colpendo le basi americane in Kuwait e Bahrein. Le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno annunciato di aver iniziato a sferrare “una serie di potenti attacchi contro l’Iran” in risposta alle azioni di Teheran contro le navi commerciali nello stretto di Hormuz”. “L’aggressione dell’Iran è stata ingiustificata, pericolosa e ha rappresentato una palese violazione del cessate il fuoco”, si legge in un post su X dell’Us Central Command. Non è chiaro quale sia stato l’obiettivo specifico degli attacchi. I media iraniani hanno riferito che sei proiettili hanno colpito l’area del molo di Taheroui, a Sirik, nell’Iran meridionale. Sono i primi raid Usa dalla fine di giugno.
Potenti raid Usa nel Sud dell’Iran
“Le forze statunitensi hanno colpito i sistemi di difesa iraniani, le reti di comando e controllo, le postazioni radar costiere, le capacità missilistiche antinave e oltre 60 piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche nello stretto e nelle sue vicinanze” scrive l’esercito statunitense in un comunicato pubblicato su X. “Questa è una punizione. Non finirà presto”, commenta un funzionario statunitense alla Cnn a proposito dei raid.
Teheran risponde colpendo le basi Usa in Kuwait e Bahrein
La risposta di Teheran non si è fatta attendere: colpite le basi americane in Kuwait e Bahrein. I Guardiani della rivoluzione iraniana hanno annunciato di aver colpito 85 installazioni militari degli Stati Uniti nei due Paesi. “In prima risposta a questa aggressione – si legge in un comunicato diffuso dalla televisione ufficiale Irib – la Marina e la Forza aerospaziale del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (Irgc) hanno organizzato un’operazione congiunta con l’aiuto di missili e droni, colpendo 85 installazioni militari strategiche americane e abbattendo un drone MQ-9″. “L’Iran – dice il ministro degli Esteri in un comunicato pubblicato su Telegram – lancia un avvertimento sulle conseguenze della violazione del trattato da parte degli Stati Uniti. E prenderà misure decisive per la tutela dei suoi interessi e della sicurezza nazionale”.
Il capo delegazione per l’Iran: l’era del bullismo è finita
“Grave violazioni del memorandum di intesa tra Usa e Iran da parte degli Stati Uniti. Violazione degli accordi nello Stretto, minacce persistenti di ulteriori attacchi, reintroduzione delle sanzioni sul petrolio, attacchi nel sud dell’Iran, aggressione sionista continua sul Libano. L’era del bullismo è finita. Non porta da nessuna parte. Non ci pieghiamo”. Si legge in un post sul profilo X del presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore per l’Iran nella trattativa con gli Stati Uniti.
L’ordine di colpire di Trump da Ankara
I raid sarebbero stati ordinati da Donald Trump mentre si trovava in Turchia per il vertice Nato, riporta Axios citando come fonte un funzionario statunitense. Ad Ankara il presidente Usa avrebbe tenuto un incontro con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario al Tesoro Scott Bessent e il capo di Stato Maggiore congiunto, generale Dan Caine. Secondo il funzionario, “questa risposta è la diretta conseguenza degli atti di terrorismo internazionale perpetrati dall’Iran contro navi innocenti in transito nello Stretto di Hormuz”.