I possibili moventi
Nuove piste sull’attentato di Montecarlo: dai servizi ucraini alla vendetta degli ex soci. L’ombra della fuga in Italia
Non è ancora chiaro quale sia la pista plausibile, ma gli investigatori stanno pensando che ad essere coinvolti siano anche gli 007 ucraini. Nulla è certo, ma resta comunque lo spettro di una ritorsione dovuta ai rapporti di Ermolaev in Crimea
Esteri - di Gabriele Caramelli - 1 Luglio 2026 alle 09:59
Spuntano nuovi dettagli sull’esplosione nella villa dell’oligarca ucraino Vadim Ermolaev nel Principato di Monaco, che ha portato al ferimento dell’uomo, della moglie e del figlio tredicenne. Gli investigatori locali e francesi stanno prendendo in considerazione varie piste: una di queste sostiene che il passaggio dell’uomo in fuga abbia coinvolto anche l’Italia. Quanto alle ragioni scatenanti, si pensa al regolamento di conti riguardantela criminalità economica oppure a un’azione riconducibile ai servizi segreti ucraini. Comunque sia, le autorità monegasche hanno fatto sapere che non si è trattato di terrorismo, ma di un tentato omicidio. L’ordigno, che era stato occultato in una borsa che conteneva chiodi e sfere metalliche, era stato posizionato nell’atrio del condominio qualche momento prima del rientro familiare. Inoltre, i frammenti raccolti dalle telecamere mostrano un uomo che si allontana velocemente dopo aver lasciato la sacca.
Nuove piste sull’attacco a Monaco: chi voleva uccidere Ermolaev
Per gli investigatori monegaschi, il responsabile dell’attacco ha abbandonato il principato immediatamente dopo l’esplosione. Secondo le ricostruzioni, la prima meta di riparo sarebbe stata la Francia, anche se in nostro Paese rimane in lizza, perché ritenuto un possibile rifugio per sfuggire ai pattugliamenti. Quindi ora le verifiche stanno tenendo occupate anche le autorità italiane, assieme a quelle monegasche e francesi, per una cooperazione giudiziaria internazionale. Anche se non ci sono elementi concreti sul sentiero del ricercato, la penisola rimane uno degli indirizzi investigativi in esame.
Non bisogna dimenticare che l’attacco ha colpito uno dei Paesi europei considerati più sicuri in assoluto. Non a caso sulla vicenda è intervenuto il ministro di Stato, Christophe Mirmand, parlando di un fatto senza precedenti nella storia del Principato, mentre il principe Alberto II ha condannato quello che ha descritto come un “atto odioso”.
Chi è Ermolaev, cosa ha fatto e quali sono le ipotesi dell’attacco
Vadim Ermolaev è uno dei businessmen più famosi della Dnipro post sovietica: è il fondatore di Alef Corporation, che si concentra su vari fronti. Tra le attività più importanti del gruppo figurano la tecnologia medica, lo sviluppo immobiliare e la produzione industriale, anche in ambito agricolo. In Ucraina è riuscito a diventare un uomo molto influente, ma dopo l’invasione russa del 2022 ha deciso di andare e di trasferirsi a Monaco. Qui vivono anche altri ricchi imprenditori ucraini come lui. Secondo alcune ricostruzioni, Ermolaev sarebbe legato a un ramificato programma di società finite sotto inchiesta per presunti rapporti con reti di call center fraudolenti nell’area di Dnipro. Per questo motivo, l’attentato potrebbe descrivere un regolamento di conti interno ad ambienti criminali, in cui girano grandi flussi di denaro internazionali.
Ma ci sono altre informazioni che lasciano un alone di mistero sull’attacco di cui è stato vittima. Ermolaev aveva subito la revoca della cittadinanza da Kiev, oltre a ricevere sanzioni nel 2023, perché accusato di avere relazioni economiche con la Crimea russa. Lui ha sempre rispedito al mittente tutte le accuse, anche se il suo personaggio è rimasto al centro di tante polemiche di carattere economico e politico. Da qui proviene la possibilità di un intervento ucraino.
Il movente dell’attacco è il centro dell’inchiesta
Il motivo che ha spinto ad attaccare Ermolaev resta un punto fondamentale delle investigazioni, che stanno continuando su più fronti: al momento, nessuno di essi può essere preso in considerazione come prevalente o tantomeno dimostrato. L’unica certezza è che il tentato omicidio è uno dei più violenti mai annotati nel Principato e che per risolvere le indagini servirà una forte cooperazione tra più Stati europei.