Sport a lutto
Morto Amerigo Sarri, il papà di mister Maurizio. Gruista all’Italsider di Bagnoli, ciclista amico di Bartali
Gruista all’Italsider di Bagnoli, padre di Maurizio, attuale tecnico dell’Atalanta e in passato di Napoli, Juventus e Lazio, Amerigo Sarri, storico protagonista del ciclismo toscano e figura di riferimento per il movimento delle due ruote del secondo dopoguerra, è morto nella serata di lunedì all’età di 97 anni. Da tempo abitava nel comune di Castelfranco Piandiscò, in provincia di Arezzo. Amerigo era il padre di Maurizio Sarri, allenatore dell’Atalanta.
Chi era Amerigo Sarri, il papà dell’allenatore Maurizio
Nato il 10 novembre 1928 a Figline Valdarno, in provincia di Firenze, Amerigo Sarri si avvicinò al ciclismo subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Nel 1946 iniziò a correre nella categoria allievi con la maglia dell’U.S. Figline Valdarno, conquistando nove successi e mettendo in mostra qualità che lo avrebbero presto indicato come una delle più interessanti promesse del panorama nazionale. Corridore completo, considerato un passista-scalatore con un buon spunto veloce, Sarri passò tra i dilettanti nel 1947. In sei stagioni raccolse 37 vittorie con diverse formazioni, tra cui G.S. Castellani, U.S. Rifredi, Assi Firenze e soprattutto l’Aquila Montevarchi, società con la quale visse gli anni più importanti della carriera. Con la maglia rossoblù conquistò oltre cinquanta affermazioni complessive e fu tra i protagonisti del periodo d’oro del sodalizio montevarchino nei primi anni Cinquanta, insieme ad altri grandi interpreti come Falsini, Bartolozzi e Tognaccini. Le sue prestazioni gli valsero anche due convocazioni nella Nazionale italiana. Nel 1953 il passaggio nella categoria degli indipendenti non portò i risultati sperati. Sarri, appena venticinquenne e ancora nel pieno delle proprie capacità atletiche, decise così di interrompere l’attività agonistica e di dedicarsi al lavoro.
Ammiratore di Coppi e amico di Bartali
Da professionista disputò soltanto tre gare, tra cui il prestigioso Giro di Lombardia del 1953. L’addio alle corse, però, non significò mai un distacco dal ciclismo. Dopo una lunga esperienza lavorativa in una grande società milanese, una volta raggiunta la pensione dedicò il proprio tempo all’organizzazione di competizioni per dilettanti, sia a livello regionale sia internazionale, continuando a sostenere e promuovere i valori dello sport.Grande estimatore di Fausto Coppi, Sarri ebbe anche un rapporto di amicizia e stima con Gino Bartali, che durante gli allenamenti faceva spesso tappa a Figline Valdarno. Un legame nato dal rispetto reciproco tra due mondi, quello del grande ciclismo del passato e quello delle comunità che lo avevano vissuto da vicino. Nel 2022 la Sezione Ciclistica dell’Aquila Montevarchi gli aveva conferito il titolo di socio onorario, insieme a Giancarlo Brocci, fondatore de L’Eroica, come riconoscimento per il contributo dato alla storia del ciclismo montevarchino e toscano.
Il cordoglio degli sportivi
Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati dopo la notizia della sua scomparsa. Il GS Figline Bike lo ha ricordato come un vero maestro di sport e di vita, sottolineando i valori che Sarri aveva trasmesso a generazioni di ciclisti: rispetto, correttezza, sacrificio e determinazione. “Noi ti ricorderemo sempre nei nostri cuori. Sei stato e rimarrai sempre il nostro vecchiaccio che ci ha insegnato il rispetto e la correttezza sportiva e di vita a tutto il GS .Sapevi bene che per arrivare in cima ad una salita ci vogliono sacrificio,determinazione e il coraggio di non arrendersi mai valori che hai portato con te in ogni aspetto della tua esistenza fino all’ultimo giorno. Fai buon viaggio e sicuramente lassù troverai tantissimi amici ad aspettarti, ne avrete di cose da raccontarvi”, si legge in un post sui social.