Da presidente a ct
Mondiali, Trump si improvvisa allenatore per l’amico Kane: “Non doveva stare in difesa”
E poi una battuta del tycoon accanto a Infantino riaccende il sospetto dei tifosi: la Fifa starebbe spingendo l’Argentina verso il trionfo di Messi
«A meno che la tua squadra non perda». Sono bastate poche parole di Donald Trump, una pausa ben calibrata e il sorriso di Gianni Infantino per incendiare la vigilia della finale mondiale tra Argentina e Spagna. Il presidente della Fifa aveva appena definito la sua organizzazione «fornitrice ufficiale di felicità da 120 anni». Il padrone di casa, alla Trump Tower di New York, ha provveduto a ricordargli che la felicità calcistica non è esattamente distribuita in parti uguali. Una battuta, niente di più. Ma nel calcio una battuta pronunciata dal presidente degli Stati Uniti accanto al capo della Fifa vale parecchio.
Sui social è così ripartito il tormentone che accompagna il torneo: l’Argentina sarebbe protetta dagli arbitri, la Federazione internazionale vorrebbe consegnare un altro Mondiale a Lionel Messi, e ogni fischio discutibile farebbe parte di un disegno scritto molto prima della finale.
Il processo social all’Argentina
Il faldone dell’accusa, almeno su X, è già voluminoso. Si parte dal pestone di Messi contro l’Algeria, giudicato da molti meritevole almeno di un’ammonizione. E si prosegue con le decisioni contestate nelle gare contro Capo Verde, Svizzera ed Egitto. Il capitolo più discusso resta però la semifinale contro l’Inghilterra. Secondo i detrattori dell’Albiceleste, l’arbitro avrebbe chiuso più di un occhio sul gioco fisico degli argentini, mentre nell’azione del gol decisivo, arrivato al 92’, Messi avrebbe commesso fallo su Djed Spence prima di avviare la manovra del 2-1.
Il ct Trump boccia il catenaccio
E così il tycoon ha voluto mettere bocca. Dopo aver ricordato di aver giocato a golf con Harry Kane, si è concesso anche una lezione tattica all’Inghilterra di Thomas Tuchel. «Forse hanno sbagliato a schierarlo in difesa», ha osservato riferendosi al capitano inglese. Poi la stoccata: «Erano in vantaggio e hanno messo il loro miglior giocatore a difendere. Bisogna essere un po’ più offensivi, no? Ma cosa ne so io di allenamento?». Non molto, probabilmente. Ma abbastanza per sintetizzare il processo aperto in patria contro Tuchel, accusato di aver trasformato l’ultima mezz’ora della semifinale in un assedio.
Due attaccanti fuori, difensori in campo e Kane arretrato: un invito che Messi ha accettato volentieri, trovando gli spazi per costruire i due gol della rimonta argentina. Il tecnico tedesco ha respinto le critiche: «Non rimpiango la decisione, stavamo diventando troppo passivi». Una spiegazione che non sembra aver convinto né i tifosi, né il nuovo analista tattico della Casa Bianca.
Infantino incorona Trump
Infantino, intanto, ha celebrato il torneo con toni quasi messianici, definendolo non soltanto il più grande Mondiale di sempre, ma addirittura «il più grande evento sociale e culturale che l’umanità abbia mai visto». E ha attribuito buona parte del successo proprio a Trump, ringraziandolo per aver permesso all’America di «accogliere il mondo». Il presidente ha incassato l’omaggio e rilanciato. Prima ha ricordato la telefonata fatta a Infantino dopo l’espulsione dello statunitense Folarin Balogun, assicurando che alla fine «non c’è stata alcuna controversia».
Poi ha proposto un futuro Mondiale organizzato soltanto dagli Stati Uniti, senza Messico e Canada. E, già che c’era, ha immaginato un’edizione congiunta Usa-Cina, scherzando sul «breve volo» che attenderebbe i giocatori tra una partita e l’altra. Intanto domani Argentina e Spagna si contenderanno la coppa a New York. Messi proverà a chiudere la carriera con un’altra corona. Mentre Trump ha già conquistato il titolo più inatteso: commentatore, commissario tecnico e agitatore ufficiale del Mondiale.