La decisione del vescovo
Contestava Bergoglio: scomunicato per scisma don Leonardo Pompei, prete-influencer di Latina
Il vescovo di Latina Mariano Crociata ha reso noto che don Leonardo Pompei è incorso nella scomunica automatica per scisma. Una decisione che chiude un caso esploso un anno fa e che aveva fatto discutere per la popolarità social del sacerdote. Parroco di Santa Maria Assunta in Cielo a Sermoneta e molto seguito sui social, è stato sospeso a divinis dal vescovo di Latina.
Dalla sospensione alla scomunica
Tutto era iniziato nell’agosto 2025, quando il parroco di Santa Maria Assunta a Sermoneta aveva annunciato di non riconoscersi più in comunione con il proprio vescovo, con il Papa e con la gerarchia della Chiesa cattolica, rifiutando anche la liturgia nata dal Concilio Vaticano II.
Prima ancora delle dimissioni, era arrivata la sospensione a divinis: al sacerdote era stato vietato di indossare l’abito talare e di presentarsi come prete. La misura era scattata dopo che Pompei aveva ignorato l’ordine del vescovo di fermare l’attività sui social, organizzando comunque una diretta YouTube seguita da centinaia di fedeli e sostenitori.
Da lì è partito un processo penale extragiudiziale, voluto dal Dicastero vaticano per la Dottrina della Fede, conclusosi in primavera con una condanna emessa in contumacia e sfociato ora nella scomunica ufficiale.
Cosa comporta la scomunica
Non è una punizione solo simbolica. Il diritto canonico vieta allo scomunicato di celebrare messa e gli altri sacramenti, di riceverli e di ricoprire incarichi o uffici ecclesiastici. È la pena più grave prevista dall’ordinamento della Chiesa, pensata per certificare pubblicamente la rottura della comunione.
Un fenomeno che si allarga
Il caso di don Pompei non è isolato. Negli ultimi anni diversi sacerdoti italiani sono stati colpiti da provvedimenti simili dopo aver messo in discussione la legittimità dell’autorità ecclesiastica o dello stesso pontificato di Francesco: da don Natale Santonocito nel Lazio a don Ramon Guidetti in Toscana, da don Fernando Maria Cornet in Sardegna al carmelitano Giorgio Maria Faré, fino al caso, più noto, del siciliano Alessandro Minutella.
Storie diverse tra loro, ma con un filo comune: la trasformazione dei social in una cassa di risonanza capace di trasformare il dissenso interno in una vera e propria comunità di seguaci fuori dalla Chiesa ufficiale.