La supercazzola
Mascherine, da Arcuri solo fiumi di parole. Ma non ha chiarito niente. FdI: “Un’arringa difensiva, ci aspettavamo la verità”
Un’audizione infinita per non dire nulla. Al netto del giallo sulla spifferata dei giornali, con il sospetto che la relazione sia stata scritta da un soggetto terzo, l’ex commissario straordinario per il covid Domenico Arcuri non ha sciolto nessun nodo sullo scandalo mascherine. “Più che un’audizione, è stata una lunga arringa difensiva, con la commissione come palcoscenico”. Non usa giri di parole Alice Buonguerrieri, capogruppo di FdI in commissione covid. “Non mi meraviglia tanto ciò che ha detto, ma piuttosto ciò che non ha detto”, incalza in un’intervista al Tempo. “Lui ha gestito quell’emergenza da protagonista, da commissario straordinario, plenipotenziario, esente da ogni controllo, nominato direttamente dal premier Conte. Chi meglio di lui avrebbe potuto riferire sui fatti, e non sulle storie”.
FdI: da Arcuri solo storie e parole, non ha detto nulla
Sulla maxi-commessa per le mascherine, Arcuri ha glissato. Per giustificare l’appalto più grande della storia si è limitato a raccontare chi si trattava di “più aziende produttrici” e che non era solo un contratto ma erano sei contratti. Ma il punto – sottolinea Buonguerrieri – “resta che un miliardo e 250 milioni di euro sono stati dati a consorzi cinesi, inesperti di produzioni di mascherine. “Lui ha detto che la struttura non avrebbe dato acconti prima che la merce fosse uscita dai magazzini. Anche in questo caso Arcuri ha giocato con le parole. Nessuno ha mai detto questo. Dalla commissione è emerso invece che sono state pagate mascherine o comunque materiale sanitario non idoneo prima che fossero stati effettuati i controlli di qualità”.
Sulla maxi-scommessa per le mascherine ha glissato
Dal lavoro della commissione è emerso, invece anche lo scandalo sulle mascherine con il marchio contraffatto, non mascherine senza controllo, consentito in caso di emergenza. Sono due cose diverse. Insomma da Arcuri solo un fiume di parole, una supercazzola. “Ripeto – insiste l’esponente di Fratelli d’Italia – questo giocare continuamente con le parole e con la narrazione, da chi si era detto pronto a venire a riferire tutti i fatti e le verità da lui conosciute, lo trovo inaccettabile e irrispettoso nei confronti degli italiani. Che attendono verità sulla gestione dei soldi mentre erano chiusi in casa”. L’ex commissario straordinario nominato da Giuseppe Conte ha insistito con la tesi “eravamo in guerra” e “disarmati”. Peggio. “In tempo di guerra le maglie si stringono e le norme diventano più rigide. Serviva massimo rigore”.