Andava trattato con amore
L’attivista italiano della Flotilla che beatifica l’attentatore di Berlino: poverino, cresciuto in una Germania cattiva. Tutta colpa di Israele
Assoluzione se non beatificazione. “State piangendo a reti unificate”, dice in un lungo video sui social Vincenzo Fullone, tra i più agguerriti attivisti imbarcati sulla Flotilla per Gaza. È molto arrabbiato, il calabrese di Crosia arrestato, con chi osa piangere per la vittima dell’attacco terroristico di Adbul Ballout, il ventunenne di origini libanesi he con un van ha tentato di compiere una strage in occasione del Pride di Berlino. La vera vittima, per il flotillero, è il povero attentatore. Una sorta di eroe. Fullone, sia chiaro, sta dalla parte dei bambini palestinesi sterminati da Israele, macellati, con cui “nessuno apre le prime pagine dei giornali”. E ancora: “Per voi (i sionisti amici di Israele) il terrorismo dipende da chi lo fa. Cambia nome insieme al passaporto dell’assassino. Avete sequestrato l’umanità”.
Terrore a Berlino, attivista della Flotilla beatifica l’attentatore
Insomma, questa la tesi surreale, per la vittima di Berlino tutti si mobilitano ma non spendono una parola sull’uomo, sostenitore dello Stato islamico, che sabato 25 luglio guidava il furgone che è entrato nel parco cittadino di Tiergarten e ha investito la folla uccidendo una persona (29 i feriti tra cui tre gravi). “Avevi negli occhi il peso di un mondo troppo grande per la tua età”, scrive su Instagram il flotillero. E ancora: “Avrei voluto che, almeno una volta, qualcuno ti avesse guardato con abbastanza amore da convincerti che valesse la pena restare. Che tu possa trovare la pace che qui non hai trovato”.
Vincenzo Fullone attacca la stampa occidentale: poco ragazzo, è tedesco non libanese
Ma non basta in un’altra storia l’attivista pro Pal spiega: “Non sono impazzito. Ho visto un ragazzo dove voi avete bisogno di vedere soltanto musulmano”. Vincenzo Fullone ci comunica che Adbul Ballout dell’Islam non aveva quasi nulla. “È cresciuto in una Germania che criminalizza perfino un’anguria”. Un tempo si sarebbe detto ‘è colpa della società’. L’attentatore “è un cittadino tedesco ma i media (cattivi) rilanciano immediatamente anche le sue origini libanesi”, protesta il pro Pal. “Un’informazione trasformata in marcatore identitario. Il sospettato è tedesco quando si registra il documento, libanese quando bisogna costruire il nemico. Non è contesto giornalistico. È profilazione etnica applicata alla notizia. Il reato viene attribuito a un individuo. La colpa, a un intero popolo. Questa è manipolazione editoriale. Nel frattempo, il terrorismo sionista porta avanti la pulizia etnica di un intero popolo nel silenzio quasi totale degli stessi media”. Il tutto si conclude con un versetto di Matteo: “Gua a voi…”.