Madame Bce....
Lagarde pronta a sfidare Bardella per l’Eliseo: l’ultimo colpo di coda del macronismo in una Francia che vuole altro
La Nazione è cambiata e non sopporta l'establishment, né un concetto di Europa stringente e soffocante
Sarà Christine Lagarde, presidente ferrea della Bce, a sfidare Jordan Bardella, leader del Rassemblement National, nella corsa all’Eliseo del 2027? La diretta interessata non conferma né smentisce ma la sensazione è che il macronismo, che oggi i francesi amano molto meno di quanto non amino Materazzi, tenti un ultimo, disperato colpo di coda. Perché il liberismo oltranzista e l’europeismo rigoroso dell’attuale presidente e della responsabile della moneta unica sono visti come fumo negli occhi dai nostri “cugini”.
Il concetto di Europa che Lagarde vuole difendere
Madame Lagarde ha avuto una sola, unica ossessione in questi anni: contenere l’inflazione. E per fare questo, l’ha aumentata. Aumentando sconsideratamente i tassi di interesse quando l’economia dava segnali di ripresa. Ha danneggiato i titoli di Stato, compresi quelli della sua patria. Ma dice che vuole e deve difendere l’Europa nella Francia. Ha detto testualmente che «difenderà la Francia contro i separatismi». Ma non conosce più la sua patria… Ammesso che l’abbia mai conosciuta.
La Francia è cambiata
Ma qual è oggi la Francia che la signora Lagarde non vede? È ancora una Nazione? Sì, e probabilmente una di quelle che detengono ancora la maggiore identità nazionale nel contesto europeo. Ma è un’identità diversa dai gilet gialli, dal Paese che dieci anni fa elesse un giovane Macron come novità dopo le crisi del periodo precedente. La Francia decresce più della Germania, ha una distribuzione sociale indefinibile, presenta una rivolta delle banlieue e degli immigrati ormai francesi di quarta e quinta generazione. E Macron l’ha peggiorata inesorabilmente.
Il cordone sanitario non funziona più
Per anni, il cordone sanitario contro i Le Pen (padre e figlia) ha evitato che la destra francese andasse al potere. L’ultima volta due anni fa dopo le elezioni europee: Macron ha sciolto il Parlamento e ha messo su di tutto pur di fermare il Rassemblement, con il risultato di far cadere tre governi e di produrre una instabilità incredibile. Ma il Rn non è più il vecchio Front National. Conquista la maggioranza nelle periferie, laddove prima era sepolto dai socialisti, e ha problemi solo nelle Ztl dei centri urbani. Se risolve in questi mesi il deficit di penetrazione nelle grandi città, da Parigi in poi, Bardella diventa il favorito più credibile per la successione a Macron.
Anche la sinistra è cambiata
La sinistra francese vede oggi in Mélenchon uno dei leader. È un radicale, non un socialista. Ma il suo elettorato profuma di avversione pura verso l’establishment. Almeno la metà dei suoi elettori non cederebbero più al ricatto del fonte unico “antifascista” (in un Paese che non ha mai conosciuto il fascismo…) al ballottaggio. E nessuno più della Lagarde sarebbe la rappresentazione plastica di quell’Europa lontana dai sogni francesi.
I francesi hanno avuto l’uomo più politico più importante del dopoguerra, Charles De Gaulle, che sognava un’Europa delle Nazioni, finanche indipendente dalla Nato. Oggi vedono una crisi incombente che addebitano in gran parte a Macron e alla sua devozione verso i mercati. Chiedono socialità. E non vogliono più erigere monumenti al liberismo. Per questo, in fondo, madame Bce sarebbe la migliore avversaria possibile per Jordan Bardella. Il passaporto per l’Eliseo.