La rivendicazione
Il movimento No Tav: «Nessuna divisione con i black bloc. Non accettiamo la distinzione tra buoni e cattivi»
In una conferenza stampa gli attivisti non solo non prendono le distanze dalle violenze di sabato, ma rigettano le letture che indicano due diverse anime nella manifestazione
Non ci pensa proprio il movimento No Tav a prendere le distanze dai violenti. E, anzi, in una conferenza stampa ha rivendicato la piena continuità, perfino la sovrapponibilità, tra gli incappucciati e gli altri manifestanti, recriminando anche sulle distinzioni che sono state fatte a livello mediatico.
Il movimento No Tav: «Nessuna distinzione tra noi e i black bloc»
«Dopo quello che è successo sabato, il racconto della maggior parte dei giornali e telegiornali è stato il solito e cioè che ci sono i valligiani che volevano manifestare tranquillamente e poi sono arrivati i black bloc. In realtà questa divisione è assolutamente falsa, se aveste visto il corteo che è partito da qui sono andati su in migliaia e migliaia verso Chiomonte. Quello che è successo lì lo abbiamo fatto tutti, siamo tutti responsabili», ha detto Guido Fissore, canuto storico esponente del movimento No Tav, nel corso della conferenza stampa.
Il rifiuto della «divisione tra buoni e cattivi»
«Non è la prima volta che lo diciamo, mi ricordo dopo il 2011, quando ci sono stati i fatti di Chiomonte, dopo alcuni giorni a Torino abbiamo manifestato con lo striscione “siamo tutti black bloc”», ha aggiunto Fissore, sottolineando che «questo non vuol dire che tutti andiamo a tirare pietre ai poliziotti, le situazioni possono degenerare, però entrare nel cantiere è stata una cosa condivisa da tutti». Dunque, ha precisato ancora lo storico attivista, «raccontare “noi siamo bravi non facciamo queste cose, sono quelli che vengono da fuori che fanno questi gesti” non è vero, siamo tutti responsabili». «Noi – ha aggiunto – andremo avanti e non accettiamo questa divisione tra buoni e cattivi, o siamo tutti buoni o siamo tutti cattivi, dipende dal senso morale e dal punto di vista, però è così».
Le devastazioni? «Abbiamo praticato il diritto alla difesa»
Poco prima aveva preso la parola Nicoletta Dosio, sempre del movimento No Tav, rivendicando che «abbiamo praticato il diritto alla difesa anche sui cantieri, ci viene imputata la devastazione del cantiere di Chiomonte: ebbene la devastazione l’abbiamo trovata noi giorno dopo giorno su questo territorio e il nostro dire no è dire no a quella devastazione».
«Siamo tutti responsabili» senza accettare le conseguenze
Ci sarebbe da dire un amaro “viva la faccia”, se non fosse che lo stesso movimento in mattinata, a ridosso della visita della premier Giorgia Meloni e del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a Chiomonte, s’è lamentato attraverso i propri social per le identificazioni e i posti di blocco alle vie di accesso a Venaus, additati come «una strategia di pressione e di prova di forza della Questura di Torino e del Governo». Insomma, sembra proprio che il coraggio di dirsi «tutti responsabili» per quanto accaduto sabato non faccia il paio con quello di affrontarne le conseguenze.