Chi è Sergei Karaganov
Il politologo vicino al Cremlino a Repubblica: «In caso di escalation, anche attacchi con armi nucleari sull’Europa»
«È evidente che gli attacchi contro la Russia possono portare soltanto all’escalation del conflitto e, prima o poi, ad attacchi russi — cosa che personalmente mi auguro non accada — prima con armi convenzionali e poi con armi nucleari contro alcuni Paesi europei. Per Trump è facile parlare di escalation e de-escalation: lui si trova al di là dell’oceano. Si tratta di un discorso irresponsabile». Lo afferma, in una intervista a Repubblica, Sergey Karaganov, politologo vicino al Cremlino e presidente onorario del think tank Consiglio per la Politica Estera e di Difesa.
Le frasi del consigliere di Putin a Repubblica
Karaganov approfondisce la propria strategia per la sicurezza sottolineando: «Io non sono favorevole all’impiego delle armi nucleari, ma al ripristino della credibilità della deterrenza nucleare. Ho persino proposto al nostro Comandante Supremo di nominare un comandante del teatro operativo europeo che abbia il diritto di autorizzarne, se necessario, l’impiego. Ribadisco però che non vorrei mai che la Russia vi ricorresse, perché ciò provocherebbe un gravissimo danno morale al nostro popolo».
Sollecitato sull’eventualità di un’offensiva contro il continente, l’analista russo delinea una precisa progressione strategica confermando che «sì, la prima ondata di attacchi dovrebbe colpire i nodi logistici, principalmente in Romania, Polonia e nella regione baltica. Se il nemico non dovesse arrendersi, seguirebbe una seconda ondata di attacchi convenzionali contro obiettivi simbolici in Europa. Se neppure questo bastasse, si passerebbe ad attacchi contro obiettivi militari, anche con armi nucleari, e poi contro infrastrutture civili di valore strategico».
Chi è Sergey Karaganov
Sergey Karaganov è un politologo e stratega russo, tra i più influenti analisti di politica estera vicini al Cremlino. Nato a Mosca nel 1952, è stato per anni presidente del Consiglio per la politica estera e di difesa, uno dei principali think tank della Russia, e ha ricoperto incarichi accademici presso la Higher School of Economics.
Considerato uno degli analisti russi più influenti nel dibattito sulla politica estera del Paese, è noto per le sue posizioni fortemente favorevoli a una politica estera assertiva e per le controverse dichiarazioni sull’uso della deterrenza nucleare nel contesto della guerra in Ucraina. Le sue analisi sono spesso citate nel dibattito internazionale per comprendere l’orientamento geopolitico del Cremlino.